San Matteo (21/09/2018)

La_Vocazione_di_San_Matteo_part._1Audio Omelie

21 Settembre 2018

21 Settembre 2017

21 Settembre 2015


L’eucaristia è un’intimità estrema che Gesù consegna a discepoli che lo hanno seguito per tre anni. Quelli rimasti dopo che molti se ne erano andati via. Ma l’intimità di un pasto insieme è concessa a Matteo e a molti altri peccatori anonimi addirittura prima del perdono dei peccati.

Tutta la scorsa settimana, dopo la comunione, abbiamo pregato questa stupenda orazione: La potenza di questo sacramento, o Padre, ci pervada corpo e anima, perché non prevalga in noi il nostro sentimento, ma l’azione del tuo Santo Spirito. All’Amore di Cristo, non possiamo quindi mettere come ostacolo, nemmeno il nostro sentimento di indegnità, il nostro senso di colpa. Lui ci svela verità di fede più forti dei nostri stessi sentimenti di indegnità, di miseria, di colpa.

Diceva Papa Benedetto parlando di San Matteo in una delle sue primissime Udienze: Gesù non esclude nessuno dalla propria amicizia. Anzi, proprio mentre si trova a tavola in casa di Matteo-Levi, in risposta a chi esprimeva scandalo per il fatto che egli frequentava compagnie poco raccomandabili, pronuncia l’importante dichiarazione: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati: non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori” (Mc 2,17).”

BENEDETTO XVI – UDIENZA GENERALE – Mercoledì, 30 agosto 2006


A commento del versetto di oggi:  “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati: non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori” vi regaliamo due testi luminosi che ci parlano di Gesù medico che vuole guarirci con l’Eucaristia. Gesù ci dona il farmaco del Suo Corpo.

Se la gente del mondo ti domanda perché ti comunichi così spesso, di’ loro che è per imparare ad amare Dio, per purificarti dalle tue imperfezioni, per liberarti dalle tue miserie, per consolarti nelle tue afflizioni, per trovare sostegno nelle tue debolezze. Di’ loro che sono due le categorie di persone che devono comunicarsi spesso: i perfetti, perché, essendo ben disposti, farebbero molto male a non accostarsi alla sorgente e fontana della perfezione, e gli imperfetti, per poter appunto aspirare alla perfezione; i forti per non diventare deboli, e i deboli per diventare forti; i malati per essere guariti e i sani per non ammalarsi; tu poi, poiché imperfetta, debole e ammalata, hai bisogno di comunicare spesso con la tua perfezione, la tua forza e il tuo medico. Di’ loro che quelli che non hanno molte occupazioni nel mondo devono comunicarsi spesso perché ne hanno la possibilità, e quelli che hanno molte occupazioni nel mondo, perché ne hanno la necessità, e chi lavora molto ed è carico di fatiche deve inoltre mangiare cibi sostanziosi e frequentemente. Di’ loro che ricevi il Santissimo Sacramento per imparare a riceverlo bene, perché non si fa molto bene un’azione a cui non ci si esercita spesso. Comunicati spesso, Filotea, più spesso che puoi, secondo il parere del tuo padre spirituale; e credimi, le lepri, sulle nostre montagne, in inverno diventano bianche, perché non vedono e non mangiano altro che la neve; anche tu, a forza di adorare e di mangiare la bellezza, la bontà e la purezza stessa in questo divino Sacramento, diventerai tutta bella, tutta buona e tutta pura.

San Francesco di Sales (1567-1622), Introduzione alla Vita devota, II, cap. 21

Qui la paura deve essere scacciata dall’amore. Pensi di essere indegno di questi misteri? Non è sicuramente per i tuoi meriti che diventi degno, anche dopo migliaia di anni di sforzi. Bisogna che a renderti degno sia colui stesso che ti invita. E te ne renderà degno, se ti sforzi di scacciare dal tuo cuore ciò che ai suoi occhi dispiace. Se non hai coscienza di un impedimento vero e proprio a ricevere l’eucarestia, perché, pigro e ingrato, ti privi di un tale bene? Se il rimorso di coscienza ti accusa, perché non cerchi attraverso il pentimento di aprirti l’accesso all’eucarestia? Sento già quello che mi risponderai: sono freddo, sono distratto, sono carnale, sono tormentato dalle preoccupazioni, la mia fede è debole, la mia speranza vacilla, la mia carità è gelida… Ma dove cercare la guarigione, se non presso un tale medico? Hai l’esempio di Pietro, di Zaccheo, il peccatore. Fuggi te stesso e gettati tra le mani del tuo Salvatore. Lui non è né crudele, né geloso. Perché, avendoti invitato, non dovrebbe riceverti, non dovrebbe guarirti?

Jean Gerson (1363-1429), Commento al Magnificat

 

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Venerdì della XXIV settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

18 Settembre 2015


Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio.

Il contenuto di questa predicazione è una buona notizia. Che cos’è questo Regno di Dio? Gesù lo predica, lo annuncia, è definito la “buona notizia”  per antonomasia e allora in che cosa consiste?  Tra le sette richieste che Gesù ci invita a fare sempre senza stancarci c’è quella della venuta di questo Regno di Dio nella storia. “Venga il Tuo Regno”. Con Cristo Dio Padre inizia a regnare nella storia e da quel giorno questo Regno di Dio sta crescendo. Milioni sono gli uomini e le donne su cui Dio è veramente Re e Signore. Ad un “sì” liberamente ripetuto ad ogni respiro Dio risponde entrando nella vita di queste persone regnando.

C’erano con lui i Dodici e alcune donne….

Donne che seguono Gesù. Una delle caratteristiche di questa presenza del Regno di Dio è l’uguaglianza di uomo e donna nella possibilità di seguire e ascoltare Gesù da vicino. Viene ribadita l’uguaglianza religiosa di uomo e donna davanti a Dio. Chi conosce il Vangelo sa che la scelta di Gesù dei discepoli maschi per il sacerdozio non deriva da una convinzione di superiorità religiosa dell’uomo rispetto alla donna.  Questo è stupefacente ancora oggi non essedo così per la stragrande maggioranza delle religioni del mondo.

…donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre

Il Regno di Dio riguarda anche il corpo, la materia. Il Regno di Dio affermandosi libera dalla presenza di satana. Gesù conferma la presenza di un male personale e articolato. C’è un regno gerarchico del male. Con satana che regna e spiriti cattivi che da lui dipendono. Il Regno di Dio entrando nella storia libera gli uomini. Quelli che credono che ci sia bisogno di questa liberazione. Non i materialisti o gli stregoni per cui il mondo satanico è più affascinante della potenza liberante e sanante del Regno di Dio, restando di esso schiavi.

… che li servivano con i loro beni.

La Chiesa fin da subito dispone di beni materiali per vivere. Sono un dato strutturale vivente Gesù.

Vangelo   Lc 8,1-3
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio.
C’erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

 

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Giovedì della XXIV settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

20 Settembre 2018

17 Settembre 2015


Vangelo Lc 7,36-50

Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo.  Vedendo questo, il fariseo che l’aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».  Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di’ pure, maestro». «Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta. Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene».  E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco».  Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!».

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Mercoledì della XXIV settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

19 Settembre 2018

20 Settembre 2017


E’ venuto infatti Giovanni il Battista che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: Ha un demonio.

La stima per l’ascesi oggi è pressochè nulla. Quei gesti espressivi anche nella carne di una scelta radicale per Dio, il richiamo della fame che continuamente ricorda attraverso il corpo la Fame e la Sete di Dio che abita nel cuore umano, meritano frasi di questo tipo: “Troppo ascetico, eccessivamente duro, poco umano, inaccettabile…” Il senso della disciplina, il senso profondo del digiuno oggi sembra troppo lontano dal modo di sentire comune della gente. E Giovanni Battista, oggi come ieri, è liquidato come un uomo un po’ pazzo! Gesù definendo anche Giovanni il Battista figlio della Sapienza afferma autorevolmente, invece, non solo la liceità, ma la sapienza di queste pratiche ascetiche.

E’ venuto il Figlio dell’uomo che mangia e beve, e voi dite: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori.

Era evidente come il comportamento di Gesù dal punto di vista del digiuno fosse differente e meno rigoroso e radicale di quello di Giovanni il Battista. E subito comincia il capriccio contrario: “Troppo comodo, troppo lassista, troppo buono, poco serio, poco spirituale…”

Ma alla Sapienza è stata resa giustizia da tutti i suoi figli

La Sapienza di Dio, pur restando la stessa Sapienza, e pur avendo sempre in Dio la sua origine, si può manifestare in modi esteriormente molto diversi. Le differenze tra i santi sono evidenti, ma quale sarà sempre il dato stupefacente che li accomuna? Ce lo dice la parola di Dio descrivendo gli effetti dell’operare di Giovanni il Battista e di Gesù.

Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori, dicevano di Gesù.

E Gesù stesso rimproverando scribi e farisei, parlando del cugino, dirà loro così: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli. 

I più lontani quando ci sono i figli della Sapienza di Dio non si allontanano, si avvicinano e cambiano vita. Dai loro frutti li riconoscerete.

di Padre Maurizio Botta C.O.

Vangelo   Lc 7, 31-35

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore disse: «A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”. È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”. Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».


 

Per approfondire il tema di cui ci parla il Vangelo di oggi, alcuni testi scelti di autori spirtuali su penitenza, ascesi, mortificazione. Buona lettura e buona meditazione!

 

Ama la tua carne in quanto essa ti è donata come un aiuto ed è destinata ad accompagnarti nella felicità eterna…è necessario che l’anima ami la sua carne, ma deve ancor di più vegliare su sé stessa: Adamo deve amare Eva, ma non al punto da preferire la sua voce a quella di Dio.

 San Bernardo (1090-1153) Sermone XI sul Salmo 91

 Non t’inquietare, se non sei subito sgombro da tutti i tuoi difetti. Non occorre neanche lavorare troppo alacremente perché ci lascino, né desiderarlo troppo. Abbandonati pienamente nelle mani di Dio, per portare i tuoi difetti e le tue miserie fintantoché lui vorrà; prendi gli strumenti per disfartene e resisti a loro in tutti gli incontri, ma con dolcezza e pace, come un uomo che appartiene a Dio e pone in lui solo la sua fiducia.

 Francesco Liberman Lettera del 22/10/1837

 Riguardo a Dio e alle cose di Dio, tutto deve farsi dolcemente, tranquillamente e senza sforzi.

J.P. de Caussade (1675-1751) Lettere Spirituali II, p.249

Si possono fare delle mortificazioni, si possono anche desiderare con la propria volontà e questo non fa bene. Se si fanno delle mortificazioni razionalmente e provando a se stessi che bisogna  farne, non valgono granché dinanzi a Dio e sono a volte, più deleterie che utili.

François Libermann (1802-1852) Lettera del 12 Dicembre 1837

Affinché siano buone e producano del bene per la nostra santificazione è necessario che esse siano soavi, che infondano dolcezza e coraggio all’anima, e che ci elevino e ci attacchino a Dio più saldamente.

François Libermann (1802-1852) Lettera del 13 Febbraio 1846

Ci si ingannerebbe molto credendo che un sacrificio è valido e gradito a Dio soltanto se tutto vi è triste e mortificante per la natura. La santa Bibbia testimonia che Dio riceve i fiori ed i frutti come il sangue e la gioia come le lacrime.

Charles Gay (1815-1892) I Misteri del santo Rosario

…decisi di darmi più che mai ad una vita seria e mortificata. Quando dico mortificata non è per far credere che facevo delle penitenze, purtroppo! Non ne ho mai fatta alcuna,…non sentivo per esse alcuna attrazione… le mie mortificazioni consistevano nello spezzare la mia volontà, sempre pronta ad imporsi, nel trattenere una parola di replica, nel rendere piccoli servizi senza farli valere… fu con la pratica di questi nulla che mi preparavo a diventare la fidanzata di Gesù…

Santa Teresa del Bambin Gesù (1873-1897) Manoscritto Autobiografico A, 68v°

È certo che non vi è penitenza più severa di quella che consiste nel non fare altro che lasciar fare a Dio, essendo verissimo che le penitenze che facciamo da noi stessi e che ci imponiamo, essendo sempre quelle che noi vogliamo, non puniscono mai abbastanza severamente la parte più criminale, che è la volontà propria, mai punita per bene, se non quando è obbligata a fare e a soffrire ciò che essa non  vorrebbe né fare né soffrire.

Alexandre Piny (1640-1709) L’Orazione del Cuore Cap. XIII

Resistendo alle passioni, e non cedendo, si trova la vera pace del cuore. Non vi è pace, dunque, nel cuore dell’uomo carnale, dell’uomo votato alle cose esteriori: la pace è la dote dell’uomo fervente e spirituale.

Tommaso da Kempis (1379-1471) Imitazione di Cristo, I, 6


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Martedì della XXIV settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

18 Settembre 2018

19 Settembre 2017


ἐσπλαγχνίσθη

Questa parola greca vuol dire letteralmente il movimento interiore delle viscere. Gesù ebbe compassione intima, profonda, viscerale. In ebraico ci sono almeno tre radici per indicare la misericordia.

hèsed: è la fedeltà misericordiosa di Dio, la sua misericordiosa ostinazione verso il peccatore;

hanan: questa radice indica invece gratuità e grazia;

 raham: è una radice verbale che evoca il seno materno, la tenerezza della madre (letteralmente indica la membrana attraverso la quale il mondo antico era convinto che il bambino comunicasse con la madre).

Il termine greco di oggi esprime quest’ultima misericordia. Il movimento uterino della misericordia di una madre.

E’ bello allora oggi ricordare i passi della Parola di Dio in cui è utilizzata questo verbo ἐσπλαγχνίσθη da noi tradotto con un più tranquillo “sentire compassione”.

Geremia 31,20 Non è forse Efraim un figlio caro per me, un mio fanciullo prediletto? Infatti dopo averlo minacciato, me ne ricordo sempre più vivamente. Per questo le mie viscere si commuovono per lui, provo per lui profonda tenerezza». Oracolo del Signore.

Osea 11,8 Come potrei abbandonarti, Efraim, come consegnarti ad altri, Israele? Come potrei trattarti al pari di Admà, ridurti allo stato di Zeboìm? Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione.

Matteo 9,36 Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore.

Matteo 14,14 Egli, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati.

Matteo 15,32 Allora Gesù chiamò a sé i discepoli e disse: «Sento compassione di questa folla: ormai da tre giorni mi vengono dietro e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la strada»

Matteo 18,27 Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito.

Matteo 20,34 Gesù si commosse, toccò loro gli occhi e subito ricuperarono la vista e lo seguirono.

Marco 1,41 Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!».

Marco 6,34 Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Marco 8,2 «Sento compassione di questa folla, perché già da tre giorni mi stanno dietro e non hanno da mangiare.

Marco 9,22 anzi, spesso lo ha buttato persino nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci»

Luca 7,13 Vedendola, il Signore ne ebbe compassione e le disse: «Non piangere!».

Luca 10,33 Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione.

Luca 15,20 Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.

 

Vangelo   Lc 7, 11-17
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.  Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.
Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

 

 

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