Lunedì della II settimana del Tempo Ordinario

digiuno-e-astinenzaOmelia 2016

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Vangelo   Mc 2, 18-22
Dal vangelo secondo Marco.
In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno.
Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».

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La canzone della settimana (15-21 Gennaio 2017)

Leonard-Cohen-at-Key-Arena-11-9-12-WEB7Anthem (Leonard Cohen)

Zingonia Zingone ha deciso di salvare nella sua “cassaforte impermeabile” questa canzone. Le ho chiesto di raccontare il perchè in pochissime righe.

La voce suadente di Cohen è come l’abbraccio di un padre. Consola e dà speranza, invitandoti a non ricercare la perfezione ma a capire che la risurrezione è già presente nella tua vita. Basta accogliere ogni evento, soprattutto quelli più dolorosi, come fonte di luce e dunque di rinnovamento: “C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce.”

Discoteca completa.

 

ANTHEM

The birds they sang
at the break of day
Start again
I heard them say
Don’t dwell on what
has passed away
or what is yet to be.The wars they will
be fought again
The holy dove
She will be caught again
bought and sold
and bought again
the dove is never free.

Ring the bells that still can ring
Forget your perfect offering
There is a crack in everything
That’s how the light gets in.

We asked for signs
the signs were sent:
the birth betrayed
the marriage spent
the widowhood
of every government –
signs for all to see.

I can’t run no more
with that lawless crowd
while the killers in high places
say their prayers out loud.
But they’ve summoned up
a thundercloud
And they’re going to hear from me.

Ring the bells that still can ring
Forget your perfect offering
There is a crack in everything
That’s how the light gets in.

You can add up the parts
but you won’t have the sum
You can strike up the march,
there is no drum
Every heart, every heart
to love will come
but like a refugee.

Ring the bells that still can ring
Forget your perfect offering
There is a crack, a crack in everything
That’s how the light gets in.

Ring the bells that still can ring
Forget your perfect offering
There is a crack, a crack in everything
That’s how the light gets in.
That’s how the light gets in.
That’s how the light gets in.


INNO

Cantavan gli uccelli
al levar del dì
Ricomincia daccapo
li sentii dire
Non indugiare
su quel che è stato
o che ancora non è.Saranno le guerre
combattute ancora
La sacra colomba
verrà catturata ancora
comprata e venduta
e comprata ancora
la colomba mai libera non è.

Suonate le campane che possono ancora suonare
Dimenticate la vostra offerta perfetta
c’è una crepa in ogni cosa
È così che entra la luce.

Chiedemmo dei segni
i segni furono inviati:
il natale tradito
il matrimonio esaurito
la vedovanza
di ogni governo –
segni che ognuno può vedere.

Non posso più correre
Con quel branco senza legge
mentre gli assassini negli alti lochi
recitano le loro preghiere ad alta voce.
Ma hanno chiamato a sé
una nube tempestosa
E avranno mie notizie.

Suonate le campane che possono ancora suonare
Dimenticate la vostra offerta perfetta
c’è una crepa in ogni cosa
È così che entra la luce.

Potete sommare le parti
Ma non avrete il tutto
Potete attaccare la marcia
Non c’è il tamburo
Ogni cuore, ogni cuore
verrà all’amore
ma come un fuggiasco.

Suonate le campane che possono ancora suonare
Dimenticate la vostra offerta perfetta
c’è una crepa in ogni cosa
È così che entra la luce.

Suonate le campane che possono ancora suonare
Dimenticate la vostra offerta perfetta
c’è una crepa in ogni cosa
È così che entra la luce.
È così che entra la luce.
È così che entra la luce.

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Luce (15/01/2017)

luce

Omelia 2017

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Isaia racconta come Dio plasmi il suo Messia. Lo trasforma. Da servo a luce per portare la salvezza di Dio fino all’estremità della terra.

Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra.

Pensiamo alle parole con le quali ogni notte si chiudono gli occhi dei cristiani. Le parole di un uomo anziano che mentre stringe tra le braccia il neonato Gesù nel Tempio, riconoscendo in lui il Messia, afferma di aver visto il massimo di luce che poteva vedere ed è quindi pronto a ritornare a Dio.

Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza preparata da te davanti a tuti i popoli; luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele.

La lettera agli Ebrei ha applicato a Gesù le parole che nel salmo di oggi, il salmo 39, il Messia rivolge a Dio. Il salmo rivela un dialogo intimo tra il Figlio e il Padre.

Sacrificio e offerta non gradisci, gli orecchi mi hai aperto, non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato. Allora ho detto: «Ecco, io vengo».  «Nel rotolo del libro su di me è scritto di fare la tua volontà: mio Dio, questo io desidero; la tua legge è nel mio intimo».

Anche Giovanni il Battista che umanamente conosceva benissimo suo cugino ne scoprì una grandezza mai immaginata. È solo Gesù che ha il potere divino di battezzare nello Spirito Santo. Giovanni fu mandato consapevole dell’abisso che differenziava questi loro due battesimi.

Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo

Ma anche se abissalmente diversi questi battesimi sono in continuità. Il Padre chiama e invia Giovanni per donare questo battesimo che è preparatorio. Il valore di questo battesimo è il riconoscere il peccato, il confessarlo e il voler mettercela tutta per evitarlo. E questo battesimo di Giovanni è necessario anche per noi. È necessario che io scopra e dica chi sono. La parola mia su di me. Ma non può essere tolto il peccato senza il Sangue di quest’uomo indicato da Giovanni come Agnello di Dio. Solo questo Sangue libera quegli uomini che prima riconoscono di essere poveri, di essere schiavi, di essere malati, di essere ingiusti.  La liberazione iniziale è vedere e dire chi sei, ecco il valore del battesimo di Giovanni, ma solo il Fuoco di Dio  ti guarirà togliendoti il peccato. La Parola che Dio dice su di me mi guarisce unendomi a Lui. Mi infuoca rendendomi, unito a Lui, Fuoco capace di donare salvezza al mondo.

di Padre Maurizio Botta C.O.

 

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Il libro della settimana (15-21 Gennaio 2017)

vita comuneVita comune (D. Bonhoeffer)

Don Andrea Lonardo ha deciso di salvare nella sua “cassaforte impermeabile” questo libro. Gli ho chiesto di raccontare il perchè e lui lo ha fatto aprendo il suo cuore.

“Ho letto Vita comune di Bonhoeffer da liceale. L’edizione che posseggo ora ha ancora i segni di matita che facevo allora! Il mio vice-parroco me la regalò, come fece con gli altri di quel gruppo giovanile della parrocchia dei Protomartiri che lui guidava. Da allora è un compagno di viaggio che non mi abbandona mai.

Non sapevo che lo splendido libro del pastore luterano Dietrich Bonhoeffer venne scritto dopo che nel 1937 era stato chiuso dai nazisti il Seminario per predicatori da lui diretto a Finkenwalde[1]. Non sapevo che Vita comune era stato scritto da Bonhoeffer nel 1938 durante una vacanza a Gottinga nella casa della sorella gemella , tra una partita di tennis e la musica di P.E. Bach, nell’estate che vide la maggior parte dei pastori protestanti aderire a Hitler. Non sapevo che Il libro era stato pubblicato poi nel 1939: sapevo solo che Bonhoeffer, che apparteneva invece alla cosiddetta “chiesa confessante”, si era poi opposto al nazismo ed era stato per questo imprigionato e ucciso. Non sapevo che con Vita comune avesse voluto lasciare memoria dell’esperienza di chiesa vissuta a Finkenwalde e avesse voluto metterla per iscritto in quella “regola” che è appunto Vita comune, per certi aspetti simile alle antiche regole di comunità fraterne scritte da tanti Padri della Chiesa.

Invece, mi colpì come un testo esistenziale, immediatamente vero. Mi colpì come Bonhoeffer distingueva l’esperienza – all’inizio gratificante e poi necessariamente deludente – di un gruppo di amici che si erano trovati emotivamente bene in una qualche esperienza (come era successo a me adolescente nei campi estivi parrocchiali) da una comunità cristiana che ha al centro Cristo. Nella Vita comune la prima è chiamata “comunità psichica”, la seconda “comunità cristiana” o “comunità spirituale”.

Dalle sue parole imparai cosa è la Chiesa. Imparai che la Chiesa nasce dove si cerca di rispondere alla Parola del Signore e alla sua chiamata. Imparai che non c’è comunità cristiana che non abbia necessità del silenzio e della preghiera personale. Imparai cosa vuol dire che nella Chiesa le persone non si scelgono a vicenda perché si trovano simpatiche, ma si accettano l’un l’altra perché Cristo le ha poste a camminare insieme.

Mi colpiva come Bonhoeffer – anche se per lui luterano la Confessione non poteva essere un sacramento alla maniera cattolica – pretendeva che i fratelli ricevessero il perdono solo confessando il peccato ad un fratello che li avrebbe assolti a nome di Cristo, semplicemente perché così aveva detto Gesù. Mi colpiva come per lui non ci potesse essere comunità cristiana senza mettere al centro la Cena del Signore.

Tanta strada ho fatto da allora, ma in quella lettura giovanile – sulla quale poi tante volte sono ritornato – ho imparato cosa sia la Chiesa. Quella della Vita comune non è un’ecclesiologia teorica, teologicamente astratta. Ma, nella concretezza delle indicazioni che Bonhoeffer offriva in maniera chiara e forte, percepii immediatamente che la Chiesa si raduna per volontà di Cristo, intorno a Cristo e per annunziare Cristo. Quanto diversa da come l’avevo vista fino ad allora, da adolescente narcisista, come gruppo di persone che si auto-sceglievano a vicenda per vivere secondo i loro gusti, senza essere debitori di alcunché al mondo.

Compresi per quella lettura (paradossalmente opera di un cristiano non cattolico) – e insieme per l’esperienza vissuta in parrocchia mentre la leggevo – che non si può costruire alcuna comunità cristiana senza mettere al centro l’Eucarestia. La forza di una comunità cristiana non sta nella volontà di chi vi aderisce, ma nel riferimento a Cristo.

Vita comune è anche un momento della mia conversione.

Scrive Bonhoeffer nella Vita comune:

« A te, o Dio, nel raccoglimento sale la lode in Sion (Salmo 65,2). Molti cercano la comunione per paura della solitudine. Siccome non sanno più rimanere soli, sono spinti in mezzo agli uomini. Anche cristiani, che non riescono a risolvere i loro problemi, sperano di trovare aiuto dalla comunione con altri. Di solito, poi, sono delusi e rimproverano alla comunità ciò che è colpa loro. La comunità cristiana non è una casa di cura per lo spirito; chi, per sfuggire a se stesso, entra nella comunità, ne abusa per chiacchiere e distrazione, per quanto spirituale possa sembrare il carattere di queste chiacchiere e di questa distrazione. In realtà egli non cerca affatto comunione, ma l’ebbrezza che possa fargli dimenticare per un momento la sua solitudine, e proprio così crea la solitudine mortale dell’uomo.

Chi non sa rimanere solo tema la comunità. Infatti egli arrecherà solo danno a sé e alla comunità. Solo ti sei trovato di fronte a Dio quando ti ha chiamato, solo hai dovuto seguire la sua chiamata, solo hai dovuto prendere su di te la tua croce, lottare e pregare solo, e solo morrai e renderai conto a Dio. Non puoi sfuggire a te stesso; infatti è Dio che ti ha scelto. Se non vuoi restare solo, respingi la vocazione rivolta a te da Cristo e non partecipare alla comunione degli eletti.

Ma vale pure il contrario: Chi non sa vivere nella comunità si guardi dal restare solo. Tu sei stato chiamato alla comunità, la vocazione non è stata rivolta a te solo; nella comunità degli eletti porti la tua croce, lotti e preghi con loro. Non sei solo nemmeno nella morte, e al giudizio universale sarai solamente un membro della grande comunità di Gesù Cristo. Se sdegni la comunione con i fratelli rifiuti la chiamata di Gesù Cristo e la tua solitudine non può che portarti male.

Ambedue le cose vanno insieme. Solo nella comunità impariamo a vivere come si deve, e solo essendo soli impariamo a inserirci bene nella comunità. Una cosa non precede l’altra: ambedue incominciano insieme, cioè con la chiamata di Gesù Cristo. Ognuna delle due presa a sé ci mette di fronte a profondi abissi e gravi pericoli. Chi desidera comunione senza solitudine, precipita nella vanità delle parole e dei sentimenti; chi cerca la solitudine senza la comunità, perisce nell’abisso della vanità, dell’infatuazione di se stesso, della disperazione.

Chi non sa restare solo tema la comunità. Chi non è inserito nella comunità tema la solitudine».

 

[1] Finchenwalde è l’odierna Zdroje, vicino Stettino. Lì Bonhoeffer fu alla guida del locale Seminario (1935-37). Non lontano da Zdroje è l’odierna Krosinko (Tychowo), corrispondente alla tedesca Klein-Krössin, dove viveva Maria von Wedemeyer, la ragazza diciottenne con cui Bonhoeffer si fidanzò poco prima di essere arrestato.

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