Martedì della II settimana di Avvento

focolare-1

Audio Omelie

12 Dicembre 2017

6 Dicembre 2016


Ascoltiamo le parole che precedono quelle che Gesù ci ha rivolto oggi.

Matteo 18,6-10  Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo! Se la tua mano o il tuo piede ti è occasione di scandalo, taglialo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, che avere due mani o due piedi ed essere gettato nel fuoco eterno. E se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, che avere due occhi ed essere gettato nella Geenna del fuoco. Guardatevi dal disprezzare uno solo di questi piccoli, perché vi dico che i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.

Dio va alla ricerca di ciò che è considerato nulla dalle valutazioni umane e che è stato scandalizzato. Lo scandalo si produce quando qualcuno fa o dice qualcosa che rende impossibile il credere a un credente, definito un piccolo. Al tempo di Gesù, ad esempio, i bambini erano considerati religiosamente irrilevanti. Di essi Dio è difensore. Difensore della loro fede e giudice severo di chi gliel’ha fatta perdere. Lo smarrirsi di cui Gesù ci parla oggi è per riprendere il discorso sullo scandalo. Gli scandali sono quindi ostacoli che fanno smarrire i piccoli nella loro fede. Scandali che fanno perdere ai piccoli la fede in Gesù. Gesù immagina, 99 adulti o grandi che non si scandalizzano, non si smarriscono nella fede come pecore che possono stare da sole per un po’, mentre il Pastore-Padre, va in cerca della piccola, che scandalizzata nel suo credere, si è smarrita. Gesù, una volta entrato a stare con noi, continua a rivelarci in questo Avvento come il Padre è intimamente.

di Padre Maurizio Botta

Vangelo  Mt 18,12-14

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «Che cosa vi pare? Se un uomo ha cento pecore e una di loro si smarrisce, non lascerà le novantanove sui monti e andrà a cercare quella che si è smarrita?  In verità io vi dico: se riesce a trovarla, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.  Così è volontà del Padre vostro che è nei cieli, che neanche uno di questi piccoli si perda».

 

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Lunedì della II settimana di Avvento

veglia

Audio Omelie

11 Dicembre 2017

5 Dicembre 2016

7 Dicembre 2015


Vangelo  Lc 5,17-26

+ Dal Vangelo secondo Luca

Un giorno Gesù stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni.  Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza.  Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?».  Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire “Ti sono perdonati i tuoi peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio.  Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».

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La valigia

Audio Omelie

9 Dicembre 2018

6 Dicembre  2015


Domenica scorsa guardavamo a noi come a sentinelle sveglie che si astengono da orge e ubriachezze, ma per conservare leggerezza e lucidità in vista di un incontro. Oggi da cosa ci asteniamo? Cosa “non-fare” in questi tempi per fare l’unica cosa necessaria?

Per ascoltare il grido della Speranza di Dio occorre rinunciare alle molte parole e alle molte immagini della comoda città perché questa voce si può ascoltare solo nel deserto. Contenuto del grido della Speranza di Dio è che i burroni possono essere riempiti e le montagne spianate. Immagini che chiedono una spiegazione.

Il deserto è il luogo del silenzio in cui un grido diventa  assoluto e indimenticabile. Per contrasto. Nell’assenza di altre voci umane il grido con il suo contenuto diventa realtà. Il deserto come luogo della parola essenziale. Non superflua. Ma un’acuta osservazione ricorda come ci sia sempre facile distinguere il superfluo dal necessario, tranne quando la valigia è la nostra. Quando siamo noi a doverci astenere da immagini, parole, incontri superflui.

Una mistica “cittadina” Madeleine Delbrèl ci incoraggia osservando come il deserto non sia solo un luogo geografico, o fuga utopica, ma scelta d’amore possibile ad ogni semaforo. “Non si tratta di imparare l’ozio. Bisogna imparare a essere soli ogni volta che la vita ci riserva una pausa. E la vita è piena di pause, che noi possiamo scoprire o sprecare. Nella più pesante e grigia giornata, quale splendida gioia per noi la previsione di tutti questi incontri sgranati… Quale gioia sapere che noi potremo al Tuo solo Volto levare gli occhi, mentre il telefono sarà occupato, mentre, alla fermata, attenderemo l’autobus in ritardo, mentre saliremo le scale. Che straordinaria passeggiata, sarà per noi questa sera il ritorno in metrò, quando s’intravedranno appena le persone incrociate sul marciapiede. Quali “vantaggi” per Te sono i nostri ritardi, quando si attende un marito, degli amici e dei figli. Ogni fretta di ciò che non arriva è molto spesso il segno di un deserto.”

Scegliere, quindi, di ascoltare un grido che nel deserto non può non essere ascoltato è lo spazio della nostra libertà. L’opera della Libertà di Dio, invece, è descritta da Isaia come burrone riempito, come monte spianato. È la visione finale del “dopo-intervento” di Dio nella vita di un popolo, di un uomo. L’abisso del cuore umano colmato. Il santo santificato, colmato dallo Spirito di Cristo è un uomo riempito che non ti risucchia e distrugge con i suoi bisogni infiniti. Come un recipiente sotto una Fontana Viva. Ci sono persone che sono sole perché sono come buchi neri che divorano gli altri senza mai donare. Il santo è un uomo reso mite e umile senza montagne di egocentrismo e di superbia. Ci sono persone che percuotono in testa agli altri le loro esigenze e i loro bisogni ossessivi. Il santo è uno spianato, non è più un uomo intricato, ma semplificato da Dio con cui fa piacere stare insieme anche se tu sei pieno di peccati. Un santo lo riconosci perché non ti paralizza con i sensi di colpa, ma ti accende la voglia di Amare, di fare il Bene.

Occorre prima di tutto ascoltare chi siamo noi senza Dio e poi invocare questo riempimento. A noi scegliere la via del deserto, astenendoci da ogni mondanità, anche spirituale.

“Sono sicura, mio Dio, che Tu mi ami e che in questa vita così ostacolata, stretta tutt’intorno dalla famiglia, dagli amici e da tutti gli altri, non può mancare quel deserto in cui ti si può incontrare. Non si arriva mai al deserto senza avere attraversato molte cose, senza essere affaticati da una lunga strada, senza strappare i propri occhi al loro orizzonte abituale. Si guadagnano i deserti, non si regalano. I deserti della nostra vita, non li strapperemo al segreto delle nostre ore umane, se non faremo violenza alle nostre abitudini, alle nostre pigrizie. E’ difficile, ma essenziale al nostro amore. Madeleine Delbrèl

di Padre Maurizio Botta

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Sabato della I settimana di Avvento

Audio Omelie

9 Dicembre 2017


Vangelo  Mt 9,35-10,1.6-8

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!». Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità. E li inviò ordinando loro: «Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».

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Misericordia di plastica

Audio Omelie

8 Dicembre 2018

8 Dicembre 2015


Questa mattina, all’alba, ancora una volta la Chiesa ci ha insegnato a pregare. Celebriamo l’immacolata Concezione di Maria: adoriamo suo figlio, Cristo Signore. L’imperativo ad adorare Gesù Cristo, donato dalla Chiesa, come forma di celebrazione più autentica per la Solennità dell’Immacolata e per il Giubileo speciale della Misericordia. Mi soffermo ad adorarlo, adorando le parole più centrali di tutta la Fede.

PRENDETE, E MANGIATENE TUTTI: QUESTO É IL MIO CORPO OFFERTO IN SACRIFICIO PER VOI. PRENDETE, E BEVETENE TUTTI: QUESTO É IL CALICE DEL MIO SANGUE PER LA NUOVA ED ETERNA ALLEANZA, VERSATO PER VOI E PER TUTTI IN REMISSIONE DEI PECCATI. FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME.

Senza queste parole non esiste Misericordia. Sacrificio necessario non per una generica umanità, ma per me ora. Alleanza nuova ed eterna attiva qui ed adesso. Nella misura in cui relativizzo la necessità estrema per me della Misericordia di Dio resto al massimo capace di una bontà di plastica, moralistica e retorica. Odiosa agli altri. Tutta sorrisi paternalistici e moine infantili. La mia stessa fretta nel chiedere questo Sangue per diventare santo sbilanciandomi così al futuro è tante volte per non implorare per me l’indispensabile e necessario perdono qui ed ora.

Non vedo l’ora di attraversare anche io la porta santa. Per gridare a Cristo Vivente con tutto il mio essere: ho bisogno di Te! Abbiamo tutti solo bisogno di Te! Tu sei l’unica salvezza e l’unico perdono possibile per tutti. Per atei, musulmani, ebrei, buddisti. Tu solo per sempre resti l’estrema àncora di Misericordia donataci dal Padre. Per chi Ti implora e per chi Ti rifiuta, consapevolmente o inconsapevolmente o colpevolmente.

Qualcuno potrebbe dire, ma oggi è la solennità dell’Immacolata Concezione di Maria e non hai speso una parola per lei? Esattamente. Perché Maria è stata preservata dalla miserevole condizione umana segnata dal Peccato Originale non per i suoi meriti, ma per la potenza di questo Sangue. È per questo che Maria, madre della Chiesa, esulta ogni volta che adoriamo suo Figlio. In lei ogni egocentrismo è spento e può pregare con noi: celebriamo la mia immacolata Concezione adorando insieme mio figlio, Cristo Signore.

di Padre Maurizio Botta

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