Lunedì della XII settimana del Tempo Ordinario

Spunti per meditare sul Vangelo di oggi.

  • Quando abbiamo quest’ansia di togliere la pagliuzza nell’occhio del fratello, abbiamo una trave nell’occhio. Il dato è che nel nostro occhio c’è una trave, quando siamo impazienti con il fratello.
  • Larghi e lassi  con noi stessi. Puntigliosi con gli altri.
  • Gesù ci dice che siamo ciechi tutte le volte che ci perdiamo in analisi sterili su noi stessi e sugli altri.
  • Gesù dice a tutti noi che una trave offusca tutte le nostre valutazioni, quando segretamente siamo soddisfatti nel vedere i difetti e le cadute degli altri e ricordiamoci che non possiamo fingere perché il Padre vede nel segreto e al di là delle moine e dei sorrisi finti Lui sa cosa c’è nel nostro cuore.
  • Tutto si può pensare, ma non che Dio sia avaro nel donare la Sua Misericordia. Non è vero che basta la verità. La verità senza la Carità, che solo Dio ci può donare, uccide l’altro. Se chiederemo a Dio di guardare gli altri con la Misericordia con cui Lui li guarda verremo esauditi. La nostra libertà sta solo nel volere avere la Misericordia di Dio nel guardare gli altri e chiederla incessantemente.

 

Vangelo   Mt 7, 1-5

Dal vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

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Natività San Giovanni Battista (24/06/2018)

Audio Omelie

24 Giugno 2016


Vangelo   Lc 1, 5-17
Dal vangelo secondo Luca
Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso. Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso.
Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».

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Sabato dell’XI settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

20 Giugno 2015


Vangelo   Mt 6, 24-34
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

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Venerdì dell’XI settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

19 Giugno 2015


La salute, i figli, essere rispettato, essere un uomo onesto, essere un bravo cittadino, avere tranquillità economica, essere amato. Da dove sgorgano i nostri atti? Qual è il tesoro della nostra vita?  La realtà più importante di tutte nella nostra vita?  Gesù conferma che siamo  fatti per un tesoro, ma quale è il nostro? Sono cose cattive quelle elencate ? Assolutamente no! Ma dov’è il tesoro? Ci è detto che se i tesori non sono celesti, se preziose non sono per noi le priorità di Gesù, se per noi ad avere il massimo di valore non è il Suo Regno, abbiamo un occhio malato e tutto in noi diventa  tenebra. Il Maestro ci avverte che uno sguardo malato marcisce anche i nostri doni più eccelsi. Alla domanda su chi è al primo posto della nostra  vita non possiamo fingere o illuderci. O è Cristo o non lo è. Meglio. O vogliamo veramente che Gesù lo sia o no. I sacramenti sono efficacissimi per mettere al primo posto Cristo, per fare di Lui il nostro tesoro e vivere con tutta la nostra vita questo primo posto di Cristo, per vivere totalmente le esigenze del Regno.

Vangelo         Mt 6, 19-23
Dal vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non accumulate per voi tesori sulla terra, dove tarma e ruggine consumano e dove ladri scassìnano e rubano; accumulate invece per voi tesori in cielo, dove né tarma né ruggine consumano e dove ladri non scassìnano e non rubano. Perché, dov’è il tuo tesoro, là sarà anche il tuo cuore.
La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!».

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Giovedi dell’XI settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

21 Giugno 2018

22 Giugno 2017

18 Giugno 2015


Le sette richieste del Padre Nostro sono le parole essenziali della preghiera. Gesù significativamente le introduce con un imperativo, non autorizzandoci quindi mai a saltarle. Quando pregate “dite”. Profonde come il mare. Inesauribili. Le uniche che ci garantiscono che nella preghiera non stiamo sprecando parole. Soffermiamoci oggi sulle ultime tre richieste del Padre Nostro:  “Rimetti a noi i nostri debiti  come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori, e non abbandonarci alla tentazione,  ma liberaci dal male”, seguite immediatamente da quella specificazione: “Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe”. Penso che sia corretto non slegare la richiesta sul perdono, su cui  Gesù sente la necessità di ritornare con quel “infatti”, dalle richieste sulla tentazione e sulla liberazione da Satana. La tentazione grave, contro la quale Gesù ci invita a pregare il Padre per non soccombere, diventa allora quella di chiudere il cuore e non perdonare, a uomini che veramente hanno dei debiti con noi, persone verso cui veramente abbiamo un credito. Gesù ci insegna a chiedere al Padre la liberazione dal Malvagio che gode nella divisione del non-perdono. Giustamente, a maggior ragione, possiamo far ricadere in queste richieste, quelle persone che non ci “devono” nulla e semplicemente ci urtano per una nostra tutta personale suscettibilità.

Vangelo         Mt 6, 7-15
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

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