Mercoledì della XXIV settimana del Tempo Ordinario

E’ venuto infatti Giovanni il Battista che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: Ha un demonio.

La stima per l’ascesi oggi è pressochè nulla. Quei gesti espressivi anche nella carne di una scelta radicale per Dio, il richiamo della fame che continuamente ricorda attraverso il corpo la Fame e la Sete di Dio che abita nel cuore umano, meritano frasi di questo tipo: “Troppo ascetico, eccessivamente duro, poco umano, inaccettabile…” Il senso della disciplina, il senso profondo del digiuno oggi sembra troppo lontano dal modo di sentire comune della gente. E Giovanni Battista, oggi come ieri, è liquidato come un uomo un po’ pazzo! Gesù definendo anche Giovanni il Battista figlio della Sapienza afferma autorevolmente, invece, non solo la liceità, ma la sapienza di queste pratiche ascetiche.

E’ venuto il Figlio dell’uomo che mangia e beve, e voi dite: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori.

Era evidente come il comportamento di Gesù dal punto di vista del digiuno fosse differente e meno rigoroso e radicale di quello di Giovanni il Battista. E subito comincia il capriccio contrario: “Troppo comodo, troppo lassista, troppo buono, poco serio, poco spirituale…”

Ma alla Sapienza è stata resa giustizia da tutti i suoi figli

La Sapienza di Dio, pur restando la stessa Sapienza, e pur avendo sempre in Dio la sua origine, si può manifestare in modi esteriormente molto diversi. Le differenze tra i santi sono evidenti, ma quale sarà sempre il dato stupefacente che li accomuna? Ce lo dice la parola di Dio descrivendo gli effetti dell’operare di Giovanni il Battista e di Gesù.

Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori, dicevano di Gesù.

E Gesù stesso rimproverando scribi e farisei, parlando del cugino, dirà loro così: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli. 

I più lontani quando ci sono i figli della Sapienza di Dio non si allontanano, si avvicinano e cambiano vita. Dai loro frutti li riconoscerete.

di Padre Maurizio Botta C.O.

Vangelo   Lc 7, 31-35

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore disse: «A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”. È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”. Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».


 

Per approfondire il tema di cui ci parla il Vangelo di oggi, alcuni testi scelti di autori spirtuali su penitenza, ascesi, mortificazione. Buona lettura e buona meditazione!

 

Ama la tua carne in quanto essa ti è donata come un aiuto ed è destinata ad accompagnarti nella felicità eterna…è necessario che l’anima ami la sua carne, ma deve ancor di più vegliare su sé stessa: Adamo deve amare Eva, ma non al punto da preferire la sua voce a quella di Dio.

 San Bernardo (1090-1153) Sermone XI sul Salmo 91

 Non t’inquietare, se non sei subito sgombro da tutti i tuoi difetti. Non occorre neanche lavorare troppo alacremente perché ci lascino, né desiderarlo troppo. Abbandonati pienamente nelle mani di Dio, per portare i tuoi difetti e le tue miserie fintantoché lui vorrà; prendi gli strumenti per disfartene e resisti a loro in tutti gli incontri, ma con dolcezza e pace, come un uomo che appartiene a Dio e pone in lui solo la sua fiducia.

 Francesco Liberman Lettera del 22/10/1837

 Riguardo a Dio e alle cose di Dio, tutto deve farsi dolcemente, tranquillamente e senza sforzi.

J.P. de Caussade (1675-1751) Lettere Spirituali II, p.249

Si possono fare delle mortificazioni, si possono anche desiderare con la propria volontà e questo non fa bene. Se si fanno delle mortificazioni razionalmente e provando a se stessi che bisogna  farne, non valgono granché dinanzi a Dio e sono a volte, più deleterie che utili.

François Libermann (1802-1852) Lettera del 12 Dicembre 1837

Affinché siano buone e producano del bene per la nostra santificazione è necessario che esse siano soavi, che infondano dolcezza e coraggio all’anima, e che ci elevino e ci attacchino a Dio più saldamente.

François Libermann (1802-1852) Lettera del 13 Febbraio 1846

Ci si ingannerebbe molto credendo che un sacrificio è valido e gradito a Dio soltanto se tutto vi è triste e mortificante per la natura. La santa Bibbia testimonia che Dio riceve i fiori ed i frutti come il sangue e la gioia come le lacrime.

Charles Gay (1815-1892) I Misteri del santo Rosario

…decisi di darmi più che mai ad una vita seria e mortificata. Quando dico mortificata non è per far credere che facevo delle penitenze, purtroppo! Non ne ho mai fatta alcuna,…non sentivo per esse alcuna attrazione… le mie mortificazioni consistevano nello spezzare la mia volontà, sempre pronta ad imporsi, nel trattenere una parola di replica, nel rendere piccoli servizi senza farli valere… fu con la pratica di questi nulla che mi preparavo a diventare la fidanzata di Gesù…

Santa Teresa del Bambin Gesù (1873-1897) Manoscritto Autobiografico A, 68v°

È certo che non vi è penitenza più severa di quella che consiste nel non fare altro che lasciar fare a Dio, essendo verissimo che le penitenze che facciamo da noi stessi e che ci imponiamo, essendo sempre quelle che noi vogliamo, non puniscono mai abbastanza severamente la parte più criminale, che è la volontà propria, mai punita per bene, se non quando è obbligata a fare e a soffrire ciò che essa non  vorrebbe né fare né soffrire.

Alexandre Piny (1640-1709) L’Orazione del Cuore Cap. XIII

Resistendo alle passioni, e non cedendo, si trova la vera pace del cuore. Non vi è pace, dunque, nel cuore dell’uomo carnale, dell’uomo votato alle cose esteriori: la pace è la dote dell’uomo fervente e spirituale.

Tommaso da Kempis (1379-1471) Imitazione di Cristo, I, 6


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Martedì della XXIV settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelia

ἐσπλαγχνίσθη

Questa parola greca vuol dire letteralmente il movimento interiore delle viscere. Gesù ebbe compassione intima, profonda, viscerale. In ebraico ci sono almeno tre radici per indicare la misericordia.

hèsed: è la fedeltà misericordiosa di Dio, la sua misericordiosa ostinazione verso il peccatore;

hanan: questa radice indica invece gratuità e grazia;

 raham: è una radice verbale che evoca il seno materno, la tenerezza della madre (letteralmente indica la membrana attraverso la quale il mondo antico era convinto che il bambino comunicasse con la madre).

Il termine greco di oggi esprime quest’ultima misericordia. Il movimento uterino della misericordia di una madre.

E’ bello allora oggi ricordare i passi della Parola di Dio in cui è utilizzata questo verbo ἐσπλαγχνίσθη da noi tradotto con un più tranquillo “sentire compassione”.

Geremia 31,20 Non è forse Efraim un figlio caro per me, un mio fanciullo prediletto? Infatti dopo averlo minacciato, me ne ricordo sempre più vivamente. Per questo le mie viscere si commuovono per lui, provo per lui profonda tenerezza». Oracolo del Signore.

Osea 11,8 Come potrei abbandonarti, Efraim, come consegnarti ad altri, Israele? Come potrei trattarti al pari di Admà, ridurti allo stato di Zeboìm? Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione.

Matteo 9,36 Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore.

Matteo 14,14 Egli, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati.

Matteo 15,32 Allora Gesù chiamò a sé i discepoli e disse: «Sento compassione di questa folla: ormai da tre giorni mi vengono dietro e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la strada»

Matteo 18,27 Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito.

Matteo 20,34 Gesù si commosse, toccò loro gli occhi e subito ricuperarono la vista e lo seguirono.

Marco 1,41 Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!».

Marco 6,34 Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Marco 8,2 «Sento compassione di questa folla, perché già da tre giorni mi stanno dietro e non hanno da mangiare.

Marco 9,22 anzi, spesso lo ha buttato persino nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci»

Luca 7,13 Vedendola, il Signore ne ebbe compassione e le disse: «Non piangere!».

Luca 10,33 Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione.

Luca 15,20 Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.

 

Vangelo   Lc 7, 11-17
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.  Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.
Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

 

 

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Lunedì della XXIV settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelia

Non possiamo avere dubbi sul fatto che Dio voglia salvare ogni uomo sulla faccia della terra.

Dio, nostro salvatore vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità.

Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito.

Salvezza ed elezione sono due realtà diverse. Si sente l’esigenza di recuperare in modo forte questa verità della Rivelazione. Una salvezza per ogni uomo e per ogni creatura che passa attraverso la scelta di un popolo tra i popoli, di uomini da questo popolo (i profeti), di discepoli tra la folla, di apostoli tra i discepoli. Tra i discepoli Pietro Giacomo e Giovanni scelti da Gesù in momenti decisivi. Pietro scelto a capo degli apostoli. Questo è un dato fermo e forte della nostra fede: Dio sceglie, elegge sempre alcuni per la salvezza di tutti!

E i criteri della sua scelta non sono scontati. Oggi addirittura Gesù dicendo, io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande, parlando di un centurione, conferma che un pagano ha avuto più fede in Lui di tutti gli eletti del popolo di Israele che ha incontrato. Non si è scelti, quindi, nemmeno perché si ha una fede immensa. Basti pensare ai dubbi, ai rinnegamenti e alla fuga sotto la croce di Pietro, capo di tutti gli apostoli.

Il Vangelo di oggi ci porta ancora una volta a pensare alla Libertà di Dio davanti alla quale solo l’umile silenzio e la preghiera sono adeguati. Volontà libera di Dio che sceglie qualcuno per la salvezza di tutti.

di Padre Maurizio Botta C.O.

 

Vangelo   Lc 7, 1-10
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao.  Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l’aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga».  Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di’ una parola e il mio servo sarà guarito. Anch’io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va’!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa’ questo!”, ed egli lo fa».
All’udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.

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La canzone della settimana (17-23 Settembre 2017)

Renato Zero – Il cielo (1977)

Nicola Commisso ha deciso di salvare nella sua “cassaforte impermeabile” questa canzone. Gli ho chiesto di raccontare il perchè in pochissime righe.

«Ma che uomo sei, se non hai il cielo?». Tra le tante poesie di Renato Zero, questa è sicuramente la perla che racchiude tutta la profondità e la verticalità della sua musica: tutto ciò che è veramente umano – sia il dolore che l’amore – deve avere a che fare con il Cielo, con un’immensità di eternità. Parole e musica che crescono d’intensità, fino a cantare a squarciagola, verso il cielo. Come scriveva Pavel Florenskij, «quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, quando qualcosa non vi riuscirà, quando la tempesta si scatenerà nel vostro animo, uscite all’aria aperta e intrattenetevi da soli col cielo. Allora la vostra anima troverà la quiete».

Discoteca completa.


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Condono (17/09/2017)

Audio Omelia

Le sentenze spirituali e le domande del libro del Siracide che abbiamo ascoltato questa sera sono stupende. Incalzanti e ineludibili.

Rancore e ira sono cose orribili, e il peccatore le porta dentro. Un uomo che resta in collera verso un altro uomo, come può chiedere la guarigione al Signore? Lui che non ha misericordia per l’uomo suo simile, come può supplicare per i propri peccati? Se lui, che è soltanto carne, conserva rancore, come può ottenere il perdono di Dio? Ricòrdati della fine e smetti di odiare, della dissoluzione e della morte e resta fedele ai comandamenti.

Pietro affascinato sempre più profondamente dalla predicazione di Gesù capì quanto il perdono fosse centrale per il Maestro e la domanda che gli fece era già espressione di un desiderio di perfezione nel seguire Gesù su questa via.

Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?

La risposta di Gesù, non ti dico sette, ma settanta volte sette, è lo strabiliante compimento e perfezionamento delle parole dell’Antico Testamento. Nella parabola raccontata da Gesù per illuminare questa risposta così radicale c’è un’espressione che mi sembra centrale nella dinamica del racconto. Un giorno il Re volle fare i conti…  C’è un momento in cui i nodi vengono al pettine, in cui non ci si può più nascondere, in cui le maschere cadono, in cui l’esistenza di un debito e l’entità mostruosa di questo debito vengono messi da Dio sotto la luce della verità. Nel rispondere a Pietro Gesù sposta la luce dai peccati per cui gli altri ci chiedono perdono, al peccato nostro contro Dio la cui esistenza e la cui grandezza impressionante non ci sono quasi mai evidenti.

Pietro entrerà con la sua vita dentro a questa parabola quando Gesù si voltò a guardarlo negli occhi dopo il triplice rinnegamento. Fu quello il momento del condono, il momento in cui Pietro con gli occhi disse a Gesù “Perdonami!” e lo sguardo di Gesù lo fece scoppiare a piangere per l’abissalità del Perdono Divino che gli veniva donato. Il Perdono di Dio è la fonte per poter perdonare sempre.

La nostra vita e le nostre scelte hanno un valore eterno. L’esperienza del Perdono ricevuto da Dio genera in Cielo l’attesa di un perdono completo da parte nostra quando qualcuno chiede perdono a noi. Il perdono non concesso su questa terra a un uomo come noi, che ci ha fatto del male, ma ci chiede perdono, ci condanna in Cielo davanti a Dio.

I tuoi profeti siano trovati degni di fede, diceva l’Antifona d’Ingresso di questa Messa. I Figli di Dio, i discepoli di Gesù rivestiti con il Battesimo dello Spirito profetico di Gesù possono essere credibili, degni di fede, autorevoli solo se incarnano e vivono questa esperienza di essere travolti dalla potenza del Perdono divino. Il Donare perdono a chi ci chiede perdono sarà una conseguenza. Ecco perché oggi la Chiesa ci ha guidato a fare due richieste meravigliose. Fuori da queste richieste ci può essere solo volontarismo e moralismo.

Fa’ che sperimentiamo la potenza della Tua Misericordia, per dedicarci con tutte le forze al tuo servizio. (dalla preghiera Colletta)

La Potenza di questo Sacramento, o Padre, ci pervada corpo e anima, perché non prevalga in noi il nostro sentimento, ma l’azione del tuo Santo Spirito. (dalla preghiera dopo la Comunione)

di Padre Maurizio Botta C.O.

Commento alle letture della XXIV  Domenica del Tempo Ordinario (Anno A) di P. Maurizio Botta per la Radio Vaticana

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