Lunedì della XVI settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

20 Luglio 2015


Vangelo   Mt 12, 38-42
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, alcuni scribi e farisei dissero a Gesù: «Maestro, da te vogliamo vedere un segno».
Ed egli rispose loro: «Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona il profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.
Nel giorno del giudizio, quelli di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona! Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro questa generazione e la condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone!».

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

L’ingrato

Audio Omelie

XVI Domenica del Tempo Ordinario (anno C) – Commento alle letture per la Radio Vaticana


L’ospitalità è al centro di tutte le letture di questa domenica. Ma chi ospita chi?

In Abramo e Marta vediamo l’uomo che, più o meno consapevolmente, ospita Dio e Dio che accetta di farsi ospitare. Nella figura di Maria si invertono le parti. In Gesù che accoglie Maria che lo ascolta è Dio ad ospitare l’uomo che lo cerca. Come dice poeticamente il salmo: chi teme il Signore, abiterà nella sua tenda. Dio concede intimità a chi valuta preziosa questa intimità.

Perché, allora, ci è difficile commentare questo brano di Vangelo? Forse perché è complicato? No!

È difficile commentarlo perché ci da fastidio e da questo fastidio vorrei partire. Le parole di Gesù ci sembrano ingiuste, piene di ingratitudine. Ci viene da dire: “Povera Marta è lì che si sbatte per accoglierlo al meglio, si sta facendo in quattro e lui la tratta male, la rimprovera…” Forse anche Gesù fa preferenze? Guardiamo insieme le priorità di Marta. Quale la molla che la spinge? Lo capiamo dall’osservazione di Cristo: Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose… Marta appare divorata dalla voglia di realizzare un’accoglienza impeccabile. “Ma cosa c’è di male in tutto questo?”  Un attimo! Questa voce bisbetica dentro di noi da dove viene?  Come non accorgersi che è una voce molto aggressiva che si spinge a giudicare anche  il comportamento di Gesù? Gesù non dice mai che Marta fa male, dice che Maria ha scelto la parte migliore. E la voce: “Ah così è comodo! Stare lì a leggere il Vangelo, a pregare e non fare niente tutto il giorno…” Noi che diciamo povera Marta saremmo i buoni, Gesù un ingrato. E di letture di questo tipo, troppe ne facciamo. Gesù, si legga con attenzione, non rimprovera mai Marta, non le fa un discorso moralistico. È Marta a dare ordini a Gesù per far sentire in colpa la sorella. Un particolare decisivo per capire le gerarchie affettive nel cuore di Gesù lo troviamo nel Vangelo di Giovanni.  Gesù voleva molto bene a Marta, a sua sorella e a Lazzaro.  Non è quindi una preferenza umana, anzi l’amica a cui Gesù vuole molto bene è proprio Marta l’affannata. Che cosa dunque? Se Maria stava ascoltando  vuol dire che in quel momento Gesù stava parlando. Maria aveva bisogno di ascoltare quella parola, aveva fame di quella parola. Un ascolto affamato, attento e amoroso questa la cosa più importante. Ascoltare con amore e attenzione Gesù che parla, questa la cosa di cui c’è bisogno, questa è la parte migliore. Il problema non è quindi se fare o non fare le cose, ma fare altre cose quando Gesù parla. Quando Gesù parla non c’è niente di meglio, è il meglio. A questo proposito mi ricordo una frase del gesuita tedesco Alfred Delp, messo a morte dai nazisti, trovata nel libro Gesù di Nazareth di Benedetto XVI:  “Il pane è importante, la libertà è più importante, ma la cosa più importante di tutte è la costante fedeltà e l’adorazione mai tradita”

San Paolo ci fa fare un ultimo passo inaudito. Dio non ci tiene solo vicini, Dio ci ospita in sé stesso, ci unisce a sé corporalmente. San Paolo conoscendo le parole di Gesù sulla vite e i tralci ci ricorda come ricordò ai Colossesi che Dio volle far conoscere la gloriosa ricchezza di questo mistero in mezzo alle genti: Cristo in voi, speranza della gloria.  Santificati con il battesimo siamo stati uniti con il nostro vero corpo a Cristo. Gli apparteniamo. L’ospitalità di Dio supera ogni limite immaginabile, non ci fa solamente stare vicini, ci incorpora nel Suo Mistero Eterno.

di Padre Maurizio Botta C.O.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Sabato della XV settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

21 Luglio 2018

18 Luglio 2015


“Allora i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là.” Cosa ha fatto Gesù di tanto grave per suscitare una riunione così fulminea e provocare una decisione così violenta? C’era un uomo con una mano paralizzata. Era sabato. Sinagoga. I farisei vogliono già accusarlo e per farlo gli pongono pubblicamente il “caso” di questo poveretto. Gesù risponde e comanda. Risponde ai farisei dicendo loro: “Chi di voi, se possiede una pecora e questa, in giorno di sabato, cade in un fosso, non l’afferra e la tira fuori? Ora, un uomo vale ben più di una pecora! Perciò è lecito in giorno di sabato fare del bene”. Poi comanda al malato: “Tendi la tua mano”. Il paralitico stese la mano malata che ritornò sana come l’altra. Gesù aveva definito questo suo essere Signore del Sabato come Misericordia. La Misericordia non è in Dio solo un volto misericordioso, un vago sentimento pietoso. È azione. Diventa comando. Si esprime in un coraggio umano nel fronteggiare da solo i leader religiosi della sinagoga. Gesù è misericordioso perché non indietreggia davanti al clima violento e accusatorio che ormai lo circonda. Misericordia è correzione dei farisei sulla loro lettura teologica della realtà, dei fatti. Questo è il punto. Gesù incarna una pretesa assoluta. Più del Tempio e Signore del Sabato. E questa pretesa non si ferma alle parole, diventa gesti che apparivano inevitabilmente divisivi e provocatori.

 

Vangelo  Mt 12,14-21

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa: «Ecco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento. Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia. Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce. Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le nazioni».Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Venerdì della XV settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

19 Luglio 2019

20 Luglio 2018

21 Luglio 2017


Gesù, lo abbiamo ricordato molte volte,  porta a compimento ciò che dell’Antico Testamento non è ancora compiuto. Non abolisce porta a pienezza. Porta a compimento il senso profondo di realtà istituite da Dio stesso. Lo vediamo oggi parlare con i farisei detentori della conoscenza e dell’interpretazione delle Scritture. Gesù autorevolmente li corregge e mostra dove non hanno ben compreso la Parola di Dio. Il Sabato memoriale della liberazione fatta da Dio, era diventato fonte di una nuova schiavitù religiosa. Quella che era una pratica espressiva di liberazione, la sacralità del sabato, a causa della loro interpretazione errata era diventata parola che generava paura e legami pesanti. Gesù relativizza il Tempio, la Legge e il Sabato. Sono relativizzati non perché superati, ma perché la verità contenuta in essi è ora incarnata, compiuta e perfezionata in modo vivente in Cristo. Gesù vivente è il nuovo e definitivo luogo santissimo  dell’incontro con Dio. Gesù risorto alla destra del Padre è la fonte perenne di liberazione di cui il Sabato era solo memoriale. Gesù presente in mezzo a noi fino alla fine dei giorni è compimento della Legge che viene perfezionata e portata alle sue estreme conseguenze. Uniti a Cristo Signore per potenza di Spirito Santo noi stessi nella nostra carne diventiamo luogo sacro e fonte di liberazione per il mondo. Uniti a Cristo infuocati dalla Sua stessa Carità, implorata come mendicanti, possiamo nella nostra carne amare come Lui ama.

Vangelo  Mt 12,1-8

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.  Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».  Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell’offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: “Misericordia io voglio e non sacrifici”, non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell’uomo è signore del sabato».Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Giovedì della XV settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

18 Luglio 2019 (Giogo e Gioia)

19 Luglio 2018

20 Luglio 2017


Gesù si rivolge direttamente agli affaticati e agli oppressi facendo una promessa chiara: io vi ristorerò. Il ristoro non è promesso a tutti, è promesso a chi è affaticato e oppresso, a chi ha perso fiducia in quello che autonomamente ci si può prendere da questa vita. Quello che umanamente ci si può aspettare da essa. Ma c’è una condizione. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il Suo Giogo resta il Suo. Gesù non lo scarica dalle Sue alle nostre spalle. Lui continua a portarlo. Come i coniugi, dal latino cum jugum, sono un uomo e una donna che portano insieme lo stesso “giogo” della vita. In questa frase Gesù illumina il misterioso e profondo legame esistente tra: 1) le nostre fatiche e oppressioni umane, 2) la Sua Croce,  3) la nostra libertà e  4) il ristoro. Prendere il Suo Giogo è la modalità con cui si impara, ricevendola, la Sua Mitezza e Umiltà. Considerando che le parole di Gesù di oggi seguono immediatamente quelle che abbiamo commentato ieri, “Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo”, Gesù ci rivela che il cuore del Padre è svelato solo a coloro che  ricevono la Sua Umiltà di Figlio. I piccoli sono quelli che a cui Gesù vuole rivelare il mistero del Padre. I piccoli sono quelli che liberamente vanno a Gesù, uniti a Lui prendono il Suo Giogo e non solo sono ristorati dalle fatiche e dalle oppressioni, ma ricevono insieme a questa Mitezza e Umiltà di Cristo la rivelazione di Dio come Padre.

di Padre Maurizio Botta C.O.

Vangelo  Mt 11,28-30

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse:  «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro.  Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail