Il film della settimana (19-25 Marzo 2017)

Lo Sceicco bianco (Federico Fellini)

Francesco Teresi ha deciso di salvare nella sua “cassaforte impermeabile”  questo film ispirato al romanzo di Federico Fellini. Gli ho chiesto di raccontare il perchè in poche righe. 

“Non ci accorgiamo mai di quanto è importante ciò che abbiamo accanto. Così, accidiosi e sognanti, fantastichiamo di mondi lontani e di idoli, resi tali dalla lente distorta dei mezzi di comunicazione. È quello che accade a Wanda, una giovane sposina di provincia, che una volta arrivata a Roma, invece di godersi il suo viaggio di nozze a fianco del marito, arde dalla voglia di conoscere il protagonista del suo fotoromanzo preferito: Lo Sceicco bianco. La tentazione è forte. La ragazza fugge dall’albergo di nascosto al coniuge e si perde in un’avventura ai confini dell’adulterio. Il mondo sognato da Wanda non è però come lo aveva immaginato. Dietro la spessa coltre di cerone, il suo idolo mostra la sua vera anima. L’attore che interpreta lo Sceicco bianco altro non è che uno squallido e codardo mascalzone – per di più sposato -, che tenta di approfittarsi di lei. Di ben altra pasta è il suo semplice ed innamorato marito che, alla fine dell’avventura, nonostante tutto, la accoglie a braccia aperte, disposto a perdonarla. Wanda ha imparato la lezione.”

 Cineteca completa.


Lo sceicco bianco (film completo)

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Giovedì della III settimana di Quaresima

Omelia 2017

Audio Omelia

Nella prima lettura di oggi  Dio stesso anticipa al profeta Geremia l’ ostinato non-ascolto da parte del suo Popolo.

Dirai loro tutte queste cose, ma non ti ascolteranno; li chiamerai, ma non ti risponderanno. Allora dirai loro: Questa è la nazione che non ascolta la voce del Signore, suo Dio, né accetta la correzione.

Al contrario, vediamo nel Vangelo, come il demonio, quando Gesù gli ingiunge di uscire, non possa non ascoltare. I demoni obbediscono e se ne vanno, escono, vengono scacciati. Davanti all’ordine di Gesù i demoni non possono ostinarsi. Il demonio può voltare le spalle a Gesù solo dopo aver obbedito a differenza dell’uomo. Solo l’uomo ha la libertà e il potere di resistere di non-ascoltare. L’uomo può raccogliere senza Gesù, può scegliere liberamente di non stare dalla sua parte. E Lui, che è il più forte, sceglie di non forzare, di non obbligare, di non costringere l’uomo.

di Padre Maurizio Botta C.O.

Vangelo Lc 11, 14-23
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore. Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio. Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde».

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Mercoledì della III settimana di Quaresima

Omelia 2015

Audio Omelia

Omelia 2017

Audio Omelia

Non si può fare frutto agli occhi del Padre disprezzando l’Antico Testamento. Gesù ci invita alla venerazione dei Dieci Comandamenti e delle parole dei Profeti. Riconosce che sono parole in attesa di un compimento che Lui è venuto a portare, ma ogni abolizione (o ignoranza) di queste parole sante ci rende sterili. È diffusissima una certa immaturità esegetica che inventa un Gesù su misura assolutizzando certe parole e dimenticandone altre come quelle di oggi. Assolutizzando, a mo’ di esempio, nel passo dell’adultera frasi come: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra…” oppure “Vai nemmeno io ti condanno…” alcuni cristiani dimenticano le ultime parole di Gesù che eternano la condanna dell’adulterio “Va e d’ora in poi non peccare più…”. La novità di Cristo è in una radicalizzazione dei dieci comandamenti e nel Dono dello Spirito Santo per vivere un Amore dell’Altro Mondo in questo mondo: “Amatevi come io vi ho amati”.

di Padre Maurizio Botta C.O.

Vangelo Mt 5, 17-19
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà, sarà considerato grande nel regno dei cieli».

 

 

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Martedì della III settimana di Quaresima

Omelia 2015

Audio Omelia

Omelia 2016

Audio Omelia

Omelia 2017

Audio Omelia

 

Rileggiamo con attenzione due versetti del Vangelo di oggi.

Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.

“Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”

Frutto atteso dal Padre è il perdono completo e donato ogni volta che qualcuno ce lo chiede con sincerità. Un perdono che nasce dalla consapevolezza di essere perdonati in modo smisurato da Dio. Da questo Vangelo sono troppo spesso omessi questi due particolari fondamentali. Si parla di una richiesta di perdono e di una richiesta sincera, drammatica e accorata. Non è qualcosa di mentale o di sentimentale il perdono. L’innesco è sempre esterno un creditore che presenta al debitore il conto e un debitore che ammette e riconosce il suo debito e chiede pazienza. È donato a chi lo chiede perché sinceramente non ha da dare indietro quello che veramente per giustizia dovrebbe restituire. Qualcuno, quindi, che non chiede che si dica che il debito non c’è. A spegnere ogni possibilità di perdono non è solo il cuore duro dell’offeso, ma anche l’atteggiamento di chi pur colpevole afferma di non avere nulla da farsi perdonare oppure di chi non è sincero in questa richiesta di perdono. Troppe volte il perdono subisce un’odiosa caricatura, quasi fosse un atto unilaterale a prescindere da ogni giustizia. Fuori dal perdono è l’atteggiamento di chi non riconosce mai le sue mancanze. Di chi è attore è recita la parte, ma in realtà non pensa che il suo debito sia mai così grave.

di Padre Maurizio Botta C.O.

Vangelo Mt 18, 21-35
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

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Lunedì della III settimana di Quaresima

Omelia 2015

Audio Omelia

Vangelo (Lc 4,24-30)

In quel tempo, Gesù [cominciò a dire nella sinagoga a Nàzaret:] «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

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