Lunedì dell’VIII settimana del Tempo Ordinario

cammello

Omelia 2017

Audio Omelia

Vangelo   Mc 10, 17-27
Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, mentre Gesù andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: “Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre”». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!». I discepoli erano sconcertati dalle sue parole; ma Gesù riprese e disse loro: «Figli, quanto è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più stupiti, dicevano tra loro: «E chi può essere salvato?». Ma Gesù, guardandoli in faccia, disse: «Impossibile agli uomini, ma non a Dio! Perché tutto è possibile a Dio».

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La canzone della settimana (26 Febbraio – 4 Marzo 2017)

gaber

Il dilemma (G.Gaber – S.Luporini)

Padre Maurizio Botta ha deciso di salvare nella sua “cassaforte impermeabile” questa canzone. Ha raccontato così il perchè.

“Un canzone sull’amore non retorica e non banale. Con immagini poetiche di rara bellezza. Un canto alla fedeltà come scelta d’amore. Non ho mai potuto ascoltare questa canzone senza essere commosso intimamente. Piangendo calde lacrime ascoltandola da solo in macchina. Non ho mai visto coppie di sposi rimanere indifferenti dopo un ascolto attento del testo. Ho voluto regalarvi qui sotto un’intervista in cui Giorgio Gaber intervistato dal bravissimo Giovanni Minoli ne spiega la genesi e  il senso. E ancora più sotto un passaggio incredibile in cui Vasco Rossi stesso, emblema di ogni trasgressione, in un’intervista sempre a Minoli, conferma la visione di Gaber sulla fedeltà e sulla famiglia. Buona lettura e buon ascolto!”

Discoteca completa.

 


E così, a un certo punto, abbiamo liberato anche l’amore: finalmente più nessuna repressione, anzi, per alcune coppie l’infedeltà è una specie di garanzia di modernità. E con questa smania di dare ascolto ai brividini del cuore si disfano allegramente le coppie e gli amori nascono come funghi in una strana euforia di cui il fallimento sembra la normale conclusione. Ma non c’è mai venuto in mente che proprio nella fedeltà si potrebbe trovare una risposta… diversa? No, non la fedeltà alle istituzioni e neanche alle regole del buon senso antico ma… la fedeltà a noi stessi….

 Il Dilemma – 1981/1982

In una spiaggia poco serena
camminavano un uomo e una donna
e su di loro la vasta ombra di un dilemma
l’uomo era forse più audace
più stupido e conquistatore
la donna aveva perdonato non senza dolore
il dilemma era quello di sempre
un dilemma elementare
se aveva o non aveva senso il loro amore
.

In una casa a picco sul mare
vivevano un uomo e una donna
e su di loro la vasta ombra di un dilemma
l’uomo è un animale quieto
se vive nella sua tana
la donna non si sa se è ingannevole o divina
il dilemma rappresenta
l’equilibrio delle forze in campo
perché l’amore e il litigio sono le forme del nostro tempo.

Il loro amore moriva
come quello di tutti
come una cosa normale e ricorrente
perché morire e far morire
è un’antica usanza che suole aver la gente.

Lui parlava quasi sempre
di speranze e di paura
come l’essenza della sua immagine futura
e coltivava la sua smania
e cercava la verità
lei l’ascoltava in silenzio
lei forse ce l’aveva già
anche lui curiosamente
come tutti era nato da un ventre
ma purtroppo non se lo ricorda o non lo sa.

In un giorno di primavera
quando lei non lo guardava
lui rincorse lo sguardo di una fanciulla nuova
e ancora oggi non si sa
se era innocente come un animale
o se era come instupidito dalla vanità
ma stranamente lei si chiese
se non fosse un’altra volta il caso
di amare e di restar fedele al proprio sposo.

Il loro amore moriva
come quello di tutti
con le parole che ognuno sa a memoria
sapevan piangere e soffrire
ma senza dar la colpa
all’epoca o alla storia.

Questa voglia di non lasciarsi
è difficile da giudicare
non si sa se è cosa vecchia o se fa piacere
ai momenti di abbandono
alternavano le fatiche
con la gran tenacia che è propria delle cose antiche.

E questo il succo di questa storia
per altro senza importanza
che si potrebbe chiamare appunto resistenza

forse il ricordo di quel Maggio
gli insegnò anche nel fallire
il senso del rigore e il culto del coraggio
e rifiutarono decisamente
la nostra idea di libertà in amore
a questa scelta non si seppero adattare
non so se dire a questa nostra scelta
o a questa nostra nuova sorte
so soltanto che loro si diedero la morte.

Il loro amore moriva
come quello di tutti
non per una cosa astratta come la famiglia
loro scelsero la morte
per una cosa vera come la famiglia.

Io ci vorrei vedere più chiaro
rivisitare il loro percorso
le coraggiose battaglie che avevano vinto e perso
vorrei riuscire a penetrare
nel mistero di un uomo e di una donna
nell’immenso labirinto di quel dilemma.

Forse quel gesto disperato
potrebbe anche rivelare
come il segno di qualcosa  che stiamo per capire…


 Audio Intervista dal minuto 37’35” fino alla fine:

MINOLI. Stiamo ascoltando una canzone tua e di Sandro Luporini del 1981, Il Dilemma, nello spettacolo Anni Affollati, da dove viene? Da quale sentimento è nata? Da quale sguardo sulla realtà? 39’32’’

GABER. Ma… non è mai eccessivamente chiaro come nascono le cose, forse il desiderio di raccontare una storia o forse come una reazione a un atteggiamento dell’epoca. Ecco, io direi che spesso noi abbiamo questo desiderio di intervento, non tanto l’idea di fare una bella canzone, ma una canzone che in quel momento abbia un senso, un significato… veniamo da tutti gli anni 70’ che in qualche modo rappresentano un periodo di grande… di grande libertà sentimentale e quindi c’era una specie di rifiuto della coppia o della famiglia che allora si chiamava piccolo borghese, forse si chiama ancora ora … quel tipo di famiglia nella quale in fondo in qualche modo siamo cresciuti tutti, no? Aveva sicuramente dei limiti e rischiava di diventare oppressiva, poco ariosa, e comunque certamente con degli aspetti formali un po’ ipocriti, ecco, questo sicuramente, quindi a quel punto reazione! Avviene quasi sempre, che le reazioni siano, come dire, un cambiamento esagerato, una trasgressione totale, ecco, non si riesce mai a tenere quello che c’è di buono nelle cose e quindi si va dall’altra parte, una specie di gioco al rimbalzo, o di qua o di là. In quel caso, questa specie di infatuazione dell’amore, ecco, questa specie di trionfo dell’amore, questo continuare ad innamorarsi secondo noi sottintendeva anche forse una minor capacità di amare. La difficoltà ad approfondire dei rapporti… Allora, l’aspetto è un po’ infantile, cioè è chiaro che il momento dell’innamoramento, dell’inizio delle cose, è esaltante, ognuno ha una serie di gratificazioni sul piano dell’accettazione ci si scambia cose anche significative, per carità, ma poi questo tipo… questo aspetto così entusiasmante finisce, quindi, in qualche modo, la coppia si ritrova a una normalità che è faticosa evidentemente più impegnativa anche più come dire… che richiede più responsabilità e quindi a questo punto la capacità di andare a fondo in un rapporto e quindi in una sorta di trasformazione più profonda di questo progetto, un grande progetto che può essere anche quello di fare dei figli, quindi un progetto non certo indifferente, naturalmente richiede fatica e si preferisce continuare a innamorarsi per non arrivare al nocciolo della questione che è quello di prendere un impegno serio con l’altra persona e cercare di portarlo più in là possibile … per carità, non è che uno dice tutta la vita, deve essere no… in qualche modo prendersi le proprie responsabilità.

MINOLI. Nella canzone usate la parola resistenza. 

GABER. Sì ecco la parola resistenza è proprio il desiderio di resistere a questi… mi pare che si dica nella presentazione… brividinia questa sensazione, secondo me del tutto infantile, questo desiderio di essere accettati continuamente, questo bisogno di conferme, questo bisogno in qualche modo di esaltarsi nell’innamoramento e quando questo cade, dici, va beh dividiamoci facciamo un’altra famiglia, 5,6,10, benissimo a quel punto lì uno dice ma…ecco era questa la domanda della canzone, ma siamo ancora capaci di amare o invece facciamo finta proprio in questo trionfo dell’amore di avere grandi capacità ma non ne abbiamo… ecco questa è la domanda della canzone.


Intervista a Vaco Rossi contenuta in uno speciale di Giovanni Minoli su Radio24 dal minuto 33’12” fino a 33’50”:

“Secondo me si sbaglia molto quando si pensa all’amore eterno, perché l’amore eterno non è che esiste, c’è l’attrazione inziale, c’è l’amore iniziale, dopo un po’ le cose cambiano, ma se tu rimani convinto di amare il progetto che stai facendo, che è la famiglia, con un figlio, pensi a quel figlio che hai fatto nascere, è giusto che gli dai almeno venti anni di serenità con un papà e una mamma a quel punto è ovvio che non è che ti puoi più innamorare di qualcun altro devi mettere un po’ da parte insomma il tuo ego”

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Figli dei fiori (26/02/2017)

Audio Omelia

Il verbo “preoccuparsi” compare cinque volte in dieci versetti. Che fare di fronte all’insicurezza per il bisogno di mangiare, di bere e di vestirsi? Il tema di oggi non è la cattiveria della ricchezza, ma servire una cosa, la ricchezza, come fosse un dio (mammona), per placare questa preoccupazione. Gesù ci rivela che comunque servi siamo e che comunque un padrone avremo. Gesù ci chiede di scegliere il padrone. Saremo servi di qualcosa o servi di Qualcuno?

Le immagini poetiche e dolcissime  sugli uccellini del cielo, sui gigli del campo accompagnano parole di Gesù terribilmente contro-corrente. Non valete forse più degli uccellini del cielo? Lui che veste con splendore i gigli del campo, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? Non solo Dio c’è, ma Dio non ti abbandona, come descritto dolcemente dal profeta Isaia, si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se costoro si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. Dio si preoccupa di te più di una madre. Dio è, per Gesù, il Padre celeste più grande di noi, ma mai lontano. Dio non è indifferente nemmeno delle cose concrete della vita, lui è Padre che sa che ne abbiamo bisogno. Un attenzione personale, forte e capillare (fino al capello). Un’attenzione che non esclude il corpo. “Non preoccuparti perché Dio si preoccupa di te.

Dove sta la tentazione?  Non sta forse nel pensare ansiosamente che nessuno si prenderà cura di me se non sarò io a muovermi? Alla radice c’è l’impressione-convinzione di essere solo in un deserto dove nessuno si preoccupa di te, di come stai, delle cose concrete della vita. Dove quello che hai lo devi strappare con i denti. Non c’è forse un delirio di ansia nella programmazione di un futuro indisponibile? Gesù ci ricorda che contro la morte non c’è preoccupazione che tenga. Chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?

“E allora largo al fatalismo? Largo al disimpegno? Tutti con le braccia conserte?  Tutti a lasciare il lavoro e a vivere come figli dei fiori?”

Vorrei che sentiste quanto sono aggressive queste obiezioni. Quanto ringhino contro le parole di Gesù. Quanto questa polemica interna  voglia rendere ridicolmente utopiche le parole di Gesù. “Tu sei ingenuo, un povero ingenuo!”

Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.

La promessa di Gesù è che chi si preoccupa delle priorità di Dio è assistito da Dio anche nelle cose più materiali per una vita tranquilla e dignitosa. Il discepolo è uno che ha fame della Giustizia del Regno di Dio, tutta descritta nel lungo discorso di queste domeniche, uno che la invoca. Il discepolo è uno che ha fame per sé e per gli altri di uno sguardo puro che non rende la donna un oggetto. Il discepolo è un uomo che desidera e chiede ciò che Dio vuole. Un povero che chiede cose che il pagano trascura. Un mendicante che chiede lo Spirito Santo per amare anche i nemici perché Dio così vuole. Un povero in spirito che prega incessantemente senza stancarsi.

Non un figlio dei fiori, ma un figlio di Dio…

di Padre Maurizio Botta C.O.

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Il libro della settimana (26 Febbraio – 4 Marzo 2017)

nerosfina

Infelici e contenti. Sull’arte di rovinarsi la vita (Nerosfina)

Padre Maurizio Botta ha deciso di salvare nella sua “cassaforte impermeabile” questo libro. Ha raccontato così il perchè.

“Che dire di questo piccolo libro… semplicemente geniale. Ironico e graffiante. Un manuale per coloro che non vogliono assolutamente correre il rischio di essere felici. Una serie di precise istruzioni per non mancare l’appuntamento sicuro con l’infelicità. Quando ne ho letto alcune paginette, durante uno dei Cinque Passi, alla fine, c’era la coda di persone che me ne chiedevano i riferimenti. Nerosfina è uno pseudonimo che nasconde un giovane e bravissimo prete romano che si presenta così: Nerosfina vive a Roma. Ha studiato molto, collezionando innumerevoli e inutili titoli accademici. Oggi si occupa soprattutto di aiutare le persone a tirar fuori il peggio di sé. Lavora prevalentemente la domenica e nei giorni festivi. Partecipa a molti funerali e pochi matrimoni. Veste sempre di nero.

Biblioteca completa.


Qui sotto trovate le quattro paginette che tanto successo hanno riscosso durante i Cinque Passi. Parlano dei criteri per una buona scelta capace di regalarci l’infelicità. Come scegliere per essere proprio sicuri di diventare sicuramente infelici. Buona lettura!

Pag.39

Pag. 40 e 41

Pag. 42

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Sabato della VII settimana del Tempo Ordinario

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Omelia 2016

Audio Omelia

Vangelo   Mc 10, 13-16
Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, presentavano a Gesù dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono.
Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: «Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso».  E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, ponendo le mani su di loro.

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