Martedì della II settimana del Tempo Ordinario

SHABBAT_SHALOM672Audio Omelie

16 Gennaio 2018

17 Gennaio 2017

20 Gennaio 2015


«Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato»

Il sabato è ancora oggi per gli ebrei, come al tempo di Gesù, l’unico giorno con nome. Il giorno che nei secoli ha conservato l’identità del popolo di Israele. Giorno di memoria liturgica di Dio creatore e di Dio salvatore e liberatore. Gesù non abolisce il Sabato, ma definisce sé stesso Signore del Sabato. Un’affermazione vertiginosa per un ebreo osservante. Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato. La congiunzione consecutiva “perciò” esprime in questo modo fino a che punto Gesù, il Figlio dell’uomo, è tutto a favore dell’uomo, è tutto per noi! È Signore di tutte quelle realtà religiose e non che sono per il Bene dell’uomo. Il vertice di quello che ci fa Bene salvandoci e ricreandoci. Pensiamo allora alla perdita di significato delle pratiche religiose quando sono separate dalla persona di Gesù. Quando scompare la Fede che da Gesù scaturisca potentemente il massimo Bene possibile per la mia vita.

di Padre Maurizio Botta C.O.

Vangelo Mc 2,23-28
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, di sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli, mentre camminavano, si misero a cogliere le spighe. I farisei gli dicevano: «Guarda! Perché fanno in giorno di sabato quello che non è lecito?». Ed egli rispose loro: «Non avete mai letto quello che fece Davide quando si trovò nel bisogno e lui e i suoi compagni ebbero fame? Sotto il sommo sacerdote Abiatàr, entrò nella casa di Dio e mangiò i pani dell’offerta, che non è lecito mangiare se non ai sacerdoti, e ne diede anche ai suoi compagni!». E diceva loro: «Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato! Perciò il Figlio dell’uomo è signore anche del sabato».

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Santa Agnese (21/01/2019)

Audio Omelie

21 Gennaio 2019


In data odierna, 21 gennaio, il Calendario liturgico romano fa memoria della santa vergine Agnese, la cui antichità del culto presso la Chiesa latina è attestata dalla presenza del suo nome nel Canone Romano (odierna Preghiere Eucaristica I), accanto a quelli di altre celebri martiri: Lucia, Cecilia, Agata, Anastasia, Perpetua e Felicita.
Nulla sappiamo della famiglia di origine di Sant’Agnese, popolare martire romana. La parola “Agnese”, traduzione dell’aggettivo greco “pura” o “casta”, fu usato forse simbolicamente come soprannome per esplicare le sue qualità. Visse in un periodo in cui era illecito professare pubblicamente la fede cristiana. Secondo il parere di alcuni storici Agnese avrebbe versato il sangue il 21 gennaio di un anno imprecisato, durante la persecuzione di Valeriano (258-260), ma secondo altri, con ogni probabilità ciò sarebbe avvenuto durante la persecuzione dioclezianea nel 304. Durante la persecuzione perpetrata dall’imperatore Diocleziano, infatti, i cristiani furono uccisi così in gran numero tanto da meritare a tale periodo l’appellativo di “era dei martiri” e subirono ogni sorta di tortura.
Anche alla piccola Agnese toccò subire subire una delle tante atroci pene escogitate dai persecutori. La sua leggendaria Passio, falsamente attribuita al milanese Sant’Ambrogio, essendo posteriore al secolo V ha perciò scarsa autorità storica. Della santa vergine si trovano notizie, seppure vaghe e discordanti, nella “Depositio Martyrum” del 336, più antico calendario della Chiesa romana, nel martirologio cartaginese del VI secolo, in “De Virginibus” di Sant’Ambrogio del 377, nell’ode 14 del “Peristefhanòn” del poeta spagnolo Prudenzio ed infine in un carme del papa San Damaso, ancora oggi conservato nella lapide originale murata nella basilica romana di Sant’Agnese fuori le mura. Dall’insieme di tutti questi numerosi dati si può ricavare che Agnese fu messa a morte per la sua forte fede ed il suo innato pudore all’età di tredici anni, forse per decapitazione come asseriscono Ambrogio e Prudenzio, oppure mediante fuoco, secondo San Damaso. L’inno ambrosiano “Agnes beatae virginia” pone in rilievo la cura prestata dalla santa nel coprire il suo verginale corpo con le vesti ed il candido viso con la mano mentre si accasciava al suolo, mentre invece la tradizione riportata da Damaso vuole che ella si sia coperta con le sue abbondanti chiome. Il martirio di Sant’Agnese è inoltre correlato al suo proposito di verginità. La Passione e Prudenzio soggiungono l’episodio dell’esposizione della ragazza per ordine del giudice in un postribolo, da cui uscì miracolosamente incontaminata.
Assai articolata è anche la storia delle reliquie della piccola martire: il suo corpo venne inumato nella galleria di un cimitero cristiano sulla sinistra della via Nomentana. In seguito sulla sua tomba Costantina, figlia di Costantino il Grande, fece edificare una piccola basilica in ringraziamento per la sua guarigione ed alla sua morte volle essere sepolta nei pressi della tomba. Accanto alla basilica sorse uno dei primi monasteri romani di vergini consacrate e fu ripetutamente rinnovata ed ampliata. L’adiacente cimitero fu scoperto ed esplorato metodicamente a partire dal 1865. Il cranio della santa martire fu posto dal secolo IX nel “Sancta Sanctorum”, la cappella papale del Laterano, per essere poi traslato da papa Leone XIII nella chiesa di Sant’Agnese in Agone, che sorge sul luogo presunto del postribolo ove fu esposta. Tutto il resto del suo corpo riposa invece nella basilica di Sant’Agnese fuori le mura in un’urna d’argento commissionata da Paolo V.
Sant’Ambrogio, vescovo di Milano, nella suddetta opera “De Virginibus” scrisse al riguardo della festa della santa: “Quest’oggi è il natale di una vergine, imitiamone la purezza. E’ il natale di una martire, immoliamo delle vittime. E’ il natale di Sant’Agnese, ammirino gli uomini, non disperino i piccoli, stupiscano le maritate, l’imitino le nubili… La sua consacrazione è superiore all’età, la sua virtù superiore alla natura: così che il suo nome mi sembra non esserle venuto da scelta umana, ma essere predizione del martirio, un annunzio di ciò ch’ella doveva essere. Il nome stesso di questa vergine indica purezza. La chiamerò martire: ho detto abbastanza… Si narra che avesse tredici anni allorché soffrì il martirio. La crudeltà fu tanto più detestabile in quanto che non si risparmiò neppure sì tenera età; o piuttosto fu grande la potenza della fede, che trova testimonianza anche in siffatta età. C’era forse posto a ferita in quel corpicciolo? Ma ella che non aveva dove ricevere il ferro, ebbe di che vincere il ferro. […] Eccola intrepida fra le mani sanguinarie dei carnefici, eccola immobile fra gli strappi violenti di catene stridenti, eccola offrire tutto il suo corpo alla spada del furibondo soldato, ancora ignara di ciò che sia morire, ma pronta, s’è trascinata contro voglia agli altari idolatri, a tendere, tra le fiamme, le mani a Cristo, e a formare sullo stesso rogo sacrilego il segno che è il trofeo del vittorioso Signore… Non così sollecita va a nozze una sposa, come questa vergine lieta della sua sorte, affrettò il passo al luogo del supplizio. Mentre tutti piangevano, lei sola non piangeva. Molti si meravigliavano che con tanta facilità donasse prodiga, come se già fosse morta, una vita che non aveva ancora gustata. Erano tutti stupiti che già rendesse testimonianza alla divinità lei che per l’età non poteva ancora disporre di sé… Quante domande la sollecitarono per sposa! Ma ella diceva: “È fare ingiuria allo sposo desiderare di piacere ad altri. Mi avrà chi per primo mi ha scelta: perché tardi, o carnefice? Perisca questo corpo che può essere bramato da occhi che non voglio”. Si presentò, pregò, piegò la testa… Ecco pertanto in una sola vittima un doppio martirio, di purezza e di religione. Ed ella rimase vergine e ottenne il martirio”. (tratto da De Virginibus, 1. 1)

ORAZIONE DAL MESSALE
Dio onnipotente ed eterno,
che scegli le creature miti e deboli per confondere le potenze del mondo,
concedi a noi, che celebriamo la nascita al cielo di sant’Agnese vergine e martire,
di imitare la sua eroica costanza nella fede.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli. Amen.

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Lunedì della II settimana del Tempo Ordinario

digiuno-e-astinenzaAudio Omelie

15 Gennaio 2018

16 Gennaio 2017

18 Gennaio 2016


Vangelo   Mc 2, 18-22
Dal vangelo secondo Marco.
In quel tempo, i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Vennero da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze, quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora, in quel giorno, digiuneranno.
Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!».

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Vino

Audio Omelie

20 Gennaio 2019

17 Gennaio 2016


Un invito a Nozze, alcuni invitati sono già presenti, altri arrivano dopo tra questi Gesù, manca il vino, ma c’è tantissima acqua. L’acqua è trasformata in vino.

Il biblista Don Silvio Barbaglia osserva acutamente: “Lungo il racconto il lettore si accorge di alcune elementi strani, l’evangelista non si preoccupa di presentare lo sposo, ma lo fa emergere solo alla fine, non segnala nulla attorno alla sposa, si sofferma a descrivere le anfore, dicendo che erano sei, di pietra, per la purificazione dei giudei, contenenti in totale tra i 480 e i 720 lt di acqua.”

Nel Vangelo di Giovanni abbiamo sempre la sensazione fortissima che ci sfugga qualcosa di importante. Indugia su particolari apparentemente secondari, e dimentica aspetti centrali come appunto la presentazione degli sposi. Giovanni è un uomo di orazione conoscitore e amante delle Scritture. Un uomo, che mentre si realizza davanti ai suoi occhi un avvenimento storico miracoloso, vede in particolari anche insignificanti e nella connessione tra di loro il “segno”. Il “segno” è la potente manifestazione dell’azione di Dio che proprio in quel momento sta compiendo le sue promesse. Tutto l’Antico Testamento parla di queste nozze, del rapporto sponsale tra Dio e il suo Popolo: il profeta Isaia, il profeta Osea, il Cantico dei Cantici, i Salmi. Giovanni conosceva le parole di Isaia, come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te. Gerusalemme, personificazione di tutto il popolo di Israele, è la sposa di Dio. Dio è lo sposo. Lo sposo è Dio e manca il vino. In tutti i profeti il vino è simbolo della profezia. Giovanni vede il miracolo storico e vede, a un livello più profondo, il “segno”, lo Sposo è Dio e ormai manca la profezia. Nel suo popolo è scomparsa la profezia. Ma c’è un resto, c’è un Israele fedele. La Madre è colei che presenta la situazione di carenza del vino/Spirito a suo Figlio invitato alle nozze, e quindi anche colei che sa riconoscere in Lui la possibilità di superamento dell’impasse, che il vino/Spirito ricominci ad abbondare. Queste anfore grossissime dicono l’abbondanza (centinaia litri di acqua) e l’incompiutezza (sono sei, numero imperfetto che tende al sette).

L’acqua dei nostri secondi così sovrabbondanti e incompiuti. Il bisogno di senso disperato per le nostre ore. Il bisogno di Gioia capace di strapparci alla disperazione per come siamo fatti. Maria la Madonna grida oggi per noi a Gesù: “Non hanno più Spirito!”. Per la sua intercessione, fidiamoci, anche noi, di Lui Fonte Inesauribile per la nostra tristezza.

Maria, Madre nostra, tu che sei fontana vivace di speranza, togli da noi lo sconforto di pensarci come acqua che non può essere trasformata nemmeno da Gesù Cristo.

di Padre Maurizio Botta C.O.

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Sabato della I settimana del Tempo Ordinario

vocazione san matteoAudio Omelie

13 Gennaio 2018

16 Gennaio 2016


 

Vangelo         Mc 2,13-17
Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

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