Martedì della XII settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

21 Giugno 2016


Leggere il Vangelo di oggi alla luce della parabola del figliol prodigo, definito da Gesù come un uomo perduto che torna in vita, ci aiuta a non pensare immediatamente che si parli subito o solo di Inferno e Paradiso. Non si può, però, non sottolineare come l’allontanamento da Dio sia sempre morte e solo il ritorno, dopo aver gustato la perdizione, è Vita. Il Vangelo ci obbliga a parlare di questo ritorno dopo la Perdizione, pensiamo al buon ladrone.

Dalla porta larga da cui si entra in tanti. A quella stretta da cui si passa uno per volta. Anonima la prima, la via del peccato. Personale la seconda, nel senso che occorre passare uno per uno dalla persona di Cristo.

Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.

Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.

Queste due frasi di Gesù non possono essere in contraddizione. Non sono in contrasto. Si può fare del bene a tutti e amare tutti, anche i nemici, ma questo non vuol dire assolutamente svendere i tesori della propria Fede, dare a tutti le cose più preziose. Gesù ci dice che non si può dare a tutti le cose più preziose e sante (le perle). Gesù conferma che ci sono veri e propri nemici della Fede che davanti alle cose di Dio si comportano come cani feroci e cinghiali selvatici.

Vangelo   Mt 7, 6. 12-14
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:  «Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi. Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti. Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano!».

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Natività San Giovanni Battista (24/06/2018)

Audio Omelie

24 Giugno 2016


Vangelo   Lc 1, 5-17
Dal vangelo secondo Luca
Al tempo di Erode, re della Giudea, vi era un sacerdote di nome Zaccarìa, della classe di Abìa, che aveva in moglie una discendente di Aronne, di nome Elisabetta. Ambedue erano giusti davanti a Dio e osservavano irreprensibili tutte le leggi e le prescrizioni del Signore. Essi non avevano figli, perché Elisabetta era sterile e tutti e due erano avanti negli anni.
Avvenne che, mentre Zaccarìa svolgeva le sue funzioni sacerdotali davanti al Signore durante il turno della sua classe, gli toccò in sorte, secondo l’usanza del servizio sacerdotale, di entrare nel tempio del Signore per fare l’offerta dell’incenso. Fuori, tutta l’assemblea del popolo stava pregando nell’ora dell’incenso.
Apparve a lui un angelo del Signore, ritto alla destra dell’altare dell’incenso. Quando lo vide, Zaccarìa si turbò e fu preso da timore. Ma l’angelo gli disse: «Non temere, Zaccarìa, la tua preghiera è stata esaudita e tua moglie Elisabetta ti darà un figlio, e tu lo chiamerai Giovanni. Avrai gioia ed esultanza, e molti si rallegreranno della sua nascita, perché egli sarà grande davanti al Signore; non berrà vino né bevande inebrianti, sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre e ricondurrà molti figli d’Israele al Signore loro Dio. Egli camminerà innanzi a lui con lo spirito e la potenza di Elia, per ricondurre i cuori dei padri verso i figli e i ribelli alla saggezza dei giusti e preparare al Signore un popolo ben disposto».

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Lunedì della XII settimana del Tempo Ordinario

Spunti per meditare sul Vangelo di oggi.

  • Quando abbiamo quest’ansia di togliere la pagliuzza nell’occhio del fratello, abbiamo una trave nell’occhio. Il dato è che nel nostro occhio c’è una trave, quando siamo impazienti con il fratello.
  • Larghi e lassi  con noi stessi. Puntigliosi con gli altri.
  • Gesù ci dice che siamo ciechi tutte le volte che ci perdiamo in analisi sterili su noi stessi e sugli altri.
  • Gesù dice a tutti noi che una trave offusca tutte le nostre valutazioni, quando segretamente siamo soddisfatti nel vedere i difetti e le cadute degli altri e ricordiamoci che non possiamo fingere perché il Padre vede nel segreto e al di là delle moine e dei sorrisi finti Lui sa cosa c’è nel nostro cuore.
  • Tutto si può pensare, ma non che Dio sia avaro nel donare la Sua Misericordia. Non è vero che basta la verità. La verità senza la Carità, che solo Dio ci può donare, uccide l’altro. Se chiederemo a Dio di guardare gli altri con la Misericordia con cui Lui li guarda verremo esauditi. La nostra libertà sta solo nel volere avere la Misericordia di Dio nel guardare gli altri e chiederla incessantemente.

 

Vangelo   Mt 7, 1-5

Dal vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi. Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Frivoli

Audio Omelie

23 Giugno 2019 (Presente)

29 Maggio 2016 (Frivoli)


Il 26 Giugno 2011, durante un Angelus, Papa Benedetto XVI diede una definizione dell’Eucaristia ancora capace, a distanza di anni, di smuovermi nel profondo.

La comunione con il Corpo di Cristo è farmaco dell’intelligenza e della volontà, per ritrovare il gusto della verità e del bene comune.

Farmaco dell’intelligenza per ritrovare il gusto della verità … Per parlare della verità occorre esplorare quelle nostalgie profonde che ci ricordano questa verità. La nostalgia di bontà, della bontà delle cose, della serietà delle cose. La nostalgia del reale, della terra opposta alla violenza della virtualità. Così disperati sulla possibilità di costruire una vera comunità da non sentire quasi più la nostalgia delle feste paesane. Ecco come percepisco l’Oratorio per Roma, intendo nella polis. Un luogo di sfamati, dissetati, guariti che sfama, disseta e guarisce la città. Più di un oasi, perché l’immagine dell’oasi è disperata e disperante. È solo consolatoria. O è un fiume di acqua viva che riconquista il deserto o non ci interessa.

L’Eucaristia è il farmaco che colmando queste nostalgie basilari è capace di renderci, citando Chesterton, gioiosi sulle cose che contano. Di questo abbiamo terribile nostalgia! L’alternativa è la malattia ovvero la frivolezza alla moda che si potrebbe definire quella forza che ci rende tristi per ciò che non ha nessuna importanza. L’uomo frivolo non è per nulla uno “spensierato”. Uno con la mente e il cuore sgombri di pensieri. La sua aria è triste piuttosto che seria. Disperata piuttosto che severa. Incapace di andare al di là della superficie delle cose. La persona frivola è quella che non sa stimare il peso e il valore di nulla.  Nemmeno di quelle cose che sono generalmente considerate frivole. Frivolezza è l’incapacità di afferrare la pienezza e il valore delle cose. Per i frivoli, credenti e non credenti, il valore dell’Eucarestia si avvicina paurosamente a quello economico, tra gli 8 e i 16 millesimi di euro come mi ha insegnato Madre Luisa.

Il 21 Giugno del 2014, nella Piana di Sibari, Papa Francesco disse queste parole rivolgendosi alla ‘ndrangheta che sembrano la continuazione del pensiero precedente del Papa emerito.

La ’ndrangheta è questo: adorazione del male e disprezzo del bene comune. Questo male va combattuto, va allontanato! Bisogna dirgli di no! … Coloro che nella loro vita seguono questa strada di male, come sono i mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono scomunicati!

Non c’è Corpus Domini senza  offertorio ovvero senza libertà. Lasciamoci turbare da questa nostalgia di offrirci che c’è in noi, dalla nostra nostalgia di alzarci dal divano o di spezzare le catene moderne per sacrificarci al Dio Vivente. Risuonino nei nostri cuori le parole di Gesù, chi mangia di me vivrà per me e mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera.L’Eucaristia è farmaco per questa Comunione con Lui. Comunione di volontà, di pensiero, di priorità con il Padre, in Cristo. Amen

di Padre Maurizio Botta C.O.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Sabato dell’XI settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

22 Giugno 2019 (Fragilità affettiva)

20 Giugno 2015


Vangelo   Mt 6, 24-34
Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail