Martedì della XXXIII settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

20 Novembre 2018

17 Novembre 2015


 

Il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto

Zaccheo ovvero un uomo perduto. Per Gesù la vita di Zaccheo era perduta. Cristo cerca un uomo che non è solo cattivo, ma perduto. Uno così è senza speranza. La speranza non viene da qualcosa che lui può fare, ma da altrove, dall’esterno, non dalle sue forze. Solo per lo sguardo di Gesù nessuno è mai perduto. Abbiamo tutti nostalgia di questo sguardo. Nostalgia di riceverlo per noi, ma anche, nostalgia di poterlo donare agli altri per non ucciderli.

Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua.

Se Gesù fosse solo un grande uomo queste parole sarebbero quasi irrilevanti, ma è Dio quello che deve fermarsi. Dio ha un’urgenza interna di cercare chi è perduto. Dio coglie il desiderio, anche embrionale, dell’incontro. Gesù è affamato di questo desiderio di incontro, tanto che, quando il desiderio si trasforma in una scelta che porta a non misurare le conseguenze, deve fermarsi. Dio Onnipotente deve fermarsi davanti a questo uomo che perde la faccia, che rischia, che corre avanti, che sale su albero, che accetta di esporsi al pubblico ludibrio. È venuto a cercare Zaccheo in un momento preciso, in un momento opportuno, in un kairòs, in un oggi. Questo io devo, devo cercarti, devo salvarti, devo fermarmi, questa io devo è l’unica vera buona notizia. Gesù si autoinvita a casa di un omino bassissimo non solo dal punto di vista corporale. Un bassotto spirituale.

E` andato ad alloggiare da un peccatore!

Questa esclamazione, invece, è carica dell’impazienza degli uomini. Mormorano. La differenza nello sguardo è plateale. Da una parte uno sguardo umano statico che non è aperto a nulla, uno sguardo che non cerca chi è perduto per salvarlo, uno sguardo che solo constata solo che una persona è perduta, senza speranza. Se Cristo non ci avesse lasciato come suo comandamento quello di amarci come Lui ci ha amati non ci sarebbero problemi, potremmo dire: “Beh Gesù è Gesù, è tanto buono. Noi invece siamo solo uomini…” Ma chi veramente sta con Dio entra nel suo sguardo divino e diviene capace di guardare come Lui guarda. Amatevi come io vi ho amato porta in sé il comandamento guardatevi come io vi ho guardato. Il vero discepolo sente nel cuore quel oggi devo fermarmi qua, devo fermarmi oggi a guardare questa persona.

Dio si ferma, deve fermarsi. Dio cerca ogni uomo prima del suo pentimento. Dio ci cerca e salva prima dei nostri cambiamenti . Dio è prima del nostro pentimento, prima del nostro cambiamento.  Suscita, stimola il cambiamento . Resta solo che se non senti la voglia, lo stimolo a correggerti, a migliorare, a riparare, forse devi chiederti se Gesù l’hai mai incontrato veramente. Devi chiederti se, come Zaccheo, ti hanno interessato i racconti su Gesù, se hai corso in avanti, se sei salito su un albero, se hai perso la faccia davanti a tutti pur di vederlo. a dirci che lo spazio misterioso della nostra libertà resta. Rimane quel che possiamo fare prima di cambiare, ma se Lui non ci guardasse, se Lui non ci cercasse, se Lui non si fermasse resteremmo dei perduti. Se il nostro sguardo è spietato dobbiamo chiederci se a Cristo apparteniamo, se vogliamo che Lui regni in noi.

di Padre Maurizio Botta C.O.


Zaccheo uomo molto in vista, odiatissimo,  non teme di essere visto appollaiato su un albero  da uomini che certamente lo avrebbero deriso. Sopporta le o scherno perché di più vuole vedere Gesù. E Gesù risponde a Zaccheo quel nanerottolo che vuole vederlo. Gesù guarda Zaccheo e dopo questo sguardo Zaccheo cambia.

Tanti anni fa, durante una serata indimenticabile, alcuni giovani carissimi amici di CL mi fecero notare come due canzoni di Mina erano, se rivolte a Cristo, delle proprie preghiere capaci di descrivere in modo profondissimo questo episodio della vita di Gesù. Vi riporto il testo e i video di queste due poesie cantate magistralmente. Immaginate che a cantare sia Zaccheo. Mi sono permesso di evidenziare in grassetto i passi che, a mio avviso, sono i più spiritualmente impressionanti. Da quella sera ho capito che la verità contenuta nelle canzoni e nelle poesie d’amore più belle raggiunge l’apice solo se rivolta a Dio.

La mente torna 

La mente va, dove va chissà. Mi sento donna così come mai fuori c’è un mondo che ormai mi aspetta io lo so. Io voglio vivere anche per me, scoprire quel che c’è io voglio apro già la porta ma… Arrivi tu la mente torna il cuore mio quasi si ferma e intorno a me lo spazio immenso che persino io non ho più senso. Arrivi tu il mondo è acceso quello che era mio tu l’hai già preso non ci son più per me esitazioni ti chiedo solo se mi perdoni. Non mi saluti ti siedi e poi apri il giornale non guardi più me mi lasci sola così, perché? Io volo senza te. Io voglio vivere anche per me scoprire quel che c’è io voglio sono già diversa ma… Mi parli tu la mente torna il cuore mio quasi si ferma e intorno a me lo spazio è immenso che persino io non ho più senso. Mi parli tu il mondo è acceso quello che era mio tu l’hai già preso non ci son più per me esitazioni ti chiedo solo se mi perdoni.

Mi sei scoppiato dentro al cuore all’improvviso

Era solamente ieri sera io parlavo con gli amici scherzavamo tra di noi.

E tu e tu e tu tu sei arrivato m’hai guardato e allora tutto e’ cambiato per me.

Mi sei scoppiato dentro al cuore all’improvviso, all’improvviso, non so perché, non lo so perché, all’improvviso, all’improvviso, sarà perché mi hai guardato come nessuno mi ha guardato mai, mi sento viva all’improvviso per te. Ora io non ho capito ancora non so come può finire quello che succederà ma tu, ma tu, ma tu tu l’hai capito l’hai capito ho visto eri cambiato anche tu. Mi sei scoppiato dentro al cuore all’improvviso all’improvviso non so perché non lo so perché all’improvviso all’improvviso sarà perché mi hai guardato come nessuno mi ha guardato mai mi sento viva all’improvviso per te.

di Padre Maurizio Botta C.O.

Vangelo  Lc 19,1-10

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù entrò nella città di Gèrico e la stava attraversando, quand’ecco un uomo, di nome Zacchèo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere chi era Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, perché era piccolo di statura. Allora corse avanti e, per riuscire a vederlo, salì su un sicomòro, perché doveva passare di là. Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: «Zacchèo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». Scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Vedendo ciò, tutti mormoravano: «È entrato in casa di un peccatore!». Ma Zacchèo, alzatosi, disse al Signore: «Ecco, Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, restituisco quattro volte tanto». Gesù gli rispose: «Oggi per questa casa è venuta la salvezza, perché anch’egli è figlio di Abramo. Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto».



Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Lunedì della XXXIII settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

18 Novembre 2019

19 Novembre 2018

14 Novembre 2016

16 Novembre 2015


Vangelo  Lc 18,35-43

+ Dal Vangelo secondo Luca

Mentre Gesù si avvicinava a Gèrico, un cieco era seduto lungo la strada a mendicare. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli annunciarono: «Passa Gesù, il Nazareno!». Allora gridò dicendo: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo rimproveravano perché tacesse; ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Gesù allora si fermò e ordinò che lo conducessero da lui. Quando fu vicino, gli domandò: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». Egli rispose: «Signore, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato». Subito ci vide di nuovo e cominciò a seguirlo glorificando Dio. E tutto il popolo, vedendo, diede lode a Dio.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Attila

diego-abatantuono-e-attila-flagello-di-dio-48574Audio Omelie

17 Novembre 2019

13 Novembre 2016

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario (anno C) – Commento alle letture per la Radio Vaticana


Attila

Gesù, nel discorso di questa domenica, passa senza soluzione di continuità dalla profezia sulla distruzione di Gerusalemme, effettivamente avvenuta nel 70 d.C , a parlare della fine del mondo. Questo perché alcuni eventi hanno una così forte valenza e forza simbolica da far pensare subito alla fine di tutto. Quanto questo sia vero lo capiamo pensando ad avvenimenti della storia passata e recente. Cosa hanno voluto dire per i romani dell’impero le invasioni barbariche con Attila e la distruzione di Roma da parte dei Vandali? Cosa ha voluto dire per gli americani l’attacco sulle loro città? Comunque la morte sarà la nostra personalissima fine del mondo.  Malachia la descrive come un giorno rovente come un forno, un giorno terribile. Il Salmo 97 come un giorno in cui si sprigionerà la giustizia di Dio. Egli giudicherà il mondo con giustizia e i popoli con rettitudine. Il sole di giustizia degli uni sarà forno rovente per gli altri. Ciò che è atteso e invocato dai poveri in spirito sarà essicazione della superbia per gli empi, per coloro che vivono come se Dio non ci fosse. Ciò che brucia e consuma chi vive come se Dio non dovesse mai venire è lo stesso fuoco che scalda e rincuora chi vive nell’attesa del giorno del Signore gridando con la vita: Maranhata!

Noi abituati all’ingiustizia temiamo. Temiamo che Dio si possa sbagliare nel suo giudizio, che anche lui possa essere ingiusto. Ci spingiamo a pensare che in un giudizio noi potremmo essere più misericordiosi e più larghi di Lui. Non è forse così? Ma abbiamo il coraggio di guardarci dentro?  L’uomo è misericordioso, o sarebbe meglio dire buonista, solo quando le cose capitano agli altri, ma appena cose ben più lievi capitano a lui… Apriti cielo! Diceva Fedor Dostoevskij: “Rovesciategli addosso anche tutti i beni terreni, immergetelo fino ai capelli nella felicità e anche allora lui, l’uomo, anche allora, per mera irriconoscenza, per mera monellaggine, farà qualche porcheria.”

Gesù parla del futuro, mostra di conoscerlo, vede e descrive avvenimenti futuri, vieta di fare certe cose. Si inserisce nella linea di Geremia ed Ezechiele. Invitandoci a non temere ci svela la nostra preziosità. Gesù non è un falso profeta, ovvero l’imbonitore, tutto emozione e commozione, quello che ti dice cose carezzevoli e solo consolanti, che mai ti turba e inquieta, che mai ti smuove. Anticipa quello che non vorremmo sentirci dire.

Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e a governatori, a causa del mio nome. Questo vi darà occasione di render testimonianza.

La testimonianza dei discepoli sboccia da un contesto di persecuzione. Questo come discepoli lo accettiamo o vorremo essere tutelati? Persecuzioni come occasioni di testimonianza da non sfuggire.  Come è stato correttamente osservato dallo storico e sociologo americano Philip Jenkins, nel mondo occidentale,  l’anti-cattolicesimo è «l’ultimo pregiudizio accettabile». Basta esserlo per pagare prezzo ad ogni età. Ovunque.

Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e metteranno a morte alcuni di voi; sarete odiati da tutti per causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo perirà.

Mettiamoci d’accordo, come possono stare insieme queste due affermazioni? Lacrime contate, capelli contati. Nulla sfugge al Padre di ogni dolore del discepolo. Nel marasma della storia, Dio ha una attenzione capillare, è attento al capello. Al mio capello! Una visione della storia inconciliabile con altre visioni  con al centro le masse, le classi. Anche dentro alle disgrazie anonime, di massa, Dio vede il dolore particolare del singolo discepolo.

Queste sofferenze hanno un valore immenso, sono custodite. Il valore immenso di un seme. Occorre entrare nella logica del seme. Sanguis martirum, semen Christianorum!

di Padre Maurizio Botta C.O.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Sabato della XXXII settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

16 Novembre 2019

17 Novembre 2018 (commento alla canzone di Vasco Rossi La verità)

18 Novembre 2017

14 Novembre 2015


Vangelo  Lc 18,1-8

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».


Un testo a commento del Vangelo di oggi sulla perseveranza nella preghiera.

Un’anima che continua nell’orazione è persa per il “demonio” poiché l’orazione non è altra cosa che la consegna deliberata di noi stessi nelle mani di Dio, stabilendoci interamente nella vita divina, essa ci mette al riparo dai nostri nemici. Una grande legge spirituale è che il demonio si attacca molto più alla nostra vita di preghiera che alle nostre virtù. Quando la relazione con Dio è ben viva in noi, i peccati, desolandoci completamente, divengono motivi supplementari di confidenza; sottolineando la nostra incapacità ad essere santi da noi stessi, la caduta ci invita ad immergerci nella “sorgente inesauribile della misericordia”. Aspettare di non averne più bisogno per cominciare a berne è in ogni caso condannarsi a morire di sete. Il peccato non è mai tanto grande quanto l’amore di Dio: ecco perché la vita cristiana si riassume nell’abbandonarsi a Lui, ancora e ancora, qualunque cosa accada.

Padre Max Huot de Longchamp da Semi di Contemplazione n°11 Dicembre 2000

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Venerdì della XXXII settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

15 Novembre 2019

16 Novembre 2018 (Assolutizzare-Relativizzare-Armonizzare le parole di Gesù)

17 Novembre 2017

11 Novembre 2016

13 Novembre 2015


Vangelo Lc 17,26-37

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti. Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà. In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot. Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva. Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata». Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail