Luce

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Audio Omelie

15 Gennaio 2017

II Domenica del Tempo Ordinario (anno A) – Commento alle letture per la Radio Vaticana


Isaia racconta come Dio plasmi il suo Messia. Lo trasforma. Da servo a luce per portare la salvezza di Dio fino all’estremità della terra.

Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra.

Pensiamo alle parole con le quali ogni notte si chiudono gli occhi dei cristiani. Le parole di un uomo anziano che mentre stringe tra le braccia il neonato Gesù nel Tempio, riconoscendo in lui il Messia, afferma di aver visto il massimo di luce che poteva vedere ed è quindi pronto a ritornare a Dio.

Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza preparata da te davanti a tuti i popoli; luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele.

La lettera agli Ebrei ha applicato a Gesù le parole che nel salmo di oggi, il salmo 39, il Messia rivolge a Dio. Il salmo rivela un dialogo intimo tra il Figlio e il Padre.

Sacrificio e offerta non gradisci, gli orecchi mi hai aperto, non hai chiesto olocausto né sacrificio per il peccato. Allora ho detto: «Ecco, io vengo».  «Nel rotolo del libro su di me è scritto di fare la tua volontà: mio Dio, questo io desidero; la tua legge è nel mio intimo».

Anche Giovanni il Battista che umanamente conosceva benissimo suo cugino ne scoprì una grandezza mai immaginata. È solo Gesù che ha il potere divino di battezzare nello Spirito Santo. Giovanni fu mandato consapevole dell’abisso che differenziava questi loro due battesimi.

Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo

Ma anche se abissalmente diversi questi battesimi sono in continuità. Il Padre chiama e invia Giovanni per donare questo battesimo che è preparatorio. Il valore di questo battesimo è il riconoscere il peccato, il confessarlo e il voler mettercela tutta per evitarlo. E questo battesimo di Giovanni è necessario anche per noi. È necessario che io scopra e dica chi sono. La parola mia su di me. Ma non può essere tolto il peccato senza il Sangue di quest’uomo indicato da Giovanni come Agnello di Dio. Solo questo Sangue libera quegli uomini che prima riconoscono di essere poveri, di essere schiavi, di essere malati, di essere ingiusti.  La liberazione iniziale è vedere e dire chi sei, ecco il valore del battesimo di Giovanni, ma solo il Fuoco di Dio  ti guarirà togliendoti il peccato. La Parola che Dio dice su di me mi guarisce unendomi a Lui. Mi infuoca rendendomi, unito a Lui, Fuoco capace di donare salvezza al mondo.

di Padre Maurizio Botta C.O.

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Sabato della I settimana del Tempo Ordinario

vocazione san matteoAudio Omelie

13 Gennaio 2018

16 Gennaio 2016


 

Vangelo         Mc 2,13-17
Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù uscì di nuovo lungo il mare; tutta la folla veniva a lui ed egli insegnava loro. Passando, vide Levi, il figlio di Alfeo, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì.
Mentre stava a tavola in casa di lui, anche molti pubblicani e peccatori erano a tavola con Gesù e i suoi discepoli; erano molti infatti quelli che lo seguivano. Allora gli scribi dei farisei, vedendolo mangiare con i peccatori e i pubblicani, dicevano ai suoi discepoli: «Perché mangia e beve insieme ai pubblicani e ai peccatori?».
Udito questo, Gesù disse loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori».

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Sant’Antonio abate (17/01/2020)

Audio Omelie

17 Gennaio 2019


Passaggio dell’udienza  in cui Papa Bendetto XVI parla della Vita di Antonio scritta da Sant’Atanasio

Audio Udienza su Sant’Atanasio di Alessandria

[…]

Atanasio è, infine, anche autore di testi meditativi sui Salmi, poi molto diffusi, e soprattutto di un’opera che costituisce il best seller dell’antica letteratura cristiana: la Vita di Antonio, cioè la biografia di sant’Antonio abate, scritta poco dopo la morte di questo Santo, proprio mentre il Vescovo di Alessandria, esiliato, viveva con i monaci del deserto egiziano. Atanasio fu amico del grande eremita, al punto da ricevere una delle due pelli di pecora lasciate da Antonio come sua eredità, insieme al mantello che lo stesso Vescovo di Alessandria gli aveva donato. Divenuta presto popolarissima, tradotta quasi subito in latino per due volte e poi in diverse lingue orientali, la biografia esemplare di questa figura cara alla tradizione cristiana contribuì molto alla diffusione del monachesimo, in Oriente e in Occidente. Non a caso la lettura di questo testo, a Treviri, è al centro di un emozionante racconto della conversione di due funzionari imperiali, che Agostino colloca nelle Confessioni (VIII,6,15) come premessa della sua stessa conversione.

Del resto, lo stesso Atanasio mostra di avere chiara coscienza dell’influsso che poteva avere sul popolo cristiano la figura esemplare di Antonio. Scrive infatti nella conclusione di quest’opera: «Che fosse dappertutto conosciuto, da tutti ammirato e desiderato, anche da quelli che non l’avevano visto, è un segno della sua virtù e della sua anima amica di Dio. Infatti non per gli scritti né per una sapienza profana né per qualche capacità è conosciuto Antonio, ma solo per la sua pietà verso Dio. E nessuno potrebbe negare che questo sia un dono di Dio. Come infatti si sarebbe sentito parlare in Spagna e in Gallia, a Roma e in Africa di quest’uomo, che viveva ritirato tra i monti, se non l’avesse fatto conoscere dappertutto Dio stesso, come egli fa con quanti gli appartengono, e come aveva annunciato ad Antonio fin dal principio? E anche se questi agiscono nel segreto e vogliono restare nascosti, il Signore li mostra a tutti come una lucerna, perché quanti sentono parlare di loro sappiano che è possibile seguire i comandamenti e prendano coraggio nel percorrere il cammino della virtù» (93,5-6).

Sì, fratelli e sorelle! Abbiamo tanti motivi di gratitudine verso sant’Atanasio. La sua vita, come quella di Antonio e di innumerevoli altri Santi, ci mostra che «chi va verso Dio non si allontana dagli uomini, ma si rende invece ad essi veramente vicino» (Deus caritas est, 42).

 

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Venerdì della I settimana del Tempo Ordinario

paralyticAudio Omelie

17 Gennaio 2020 (Non vogliamo essere diversi…)

18 Gennaio 2019

12 Gennaio 2018

13 Gennaio 2017

15 Gennaio 2016


Vangelo   Mc 2, 1-12
Dal vangelo secondo Marco
Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola.
Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati».  Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammina”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua».
Quello si alzò e subito prese la sua barella, sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meravigliarono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

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Giovedì della I settimana del Tempo Ordinario

magnete2Audio Omelie

16 Gennaio 2020

11 Gennaio 2018

12 Gennaio 2017

14 Gennaio 2016


Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma se ne stava fuori, in luoghi deserti, e venivano a lui da ogni parte.

Un giorno chiesero a S.Serafino di Sarov: “Come mai da te, che vivi in solitudine, viene tanta gente?” “Amico, cerca la pace e raggiungila nel tuo cuore, e migliaia di uomini ti cercheranno”. Andare e stare. Forza centrifuga e forza centripeta. Uomini in un certo sensi passati in Cristo, dalla morte, dalla disfatta esistenziale, alla Vita. Uomini che hanno gustato la Forza Agente della Resurrezione presente nel tempo, entrati nella Pace e nella Gioia di Dio attraverso una notte in cui tutto sembrava perduto. Pensiamo ai Dodici. Ecco, un uomo pacificato dal sangue di Cristo, un uomo che ha lavato le sue vesti nel Sangue dell’Agnello, esercita una forza centripeta sugli altri, li attrae. A questo proposito al n.64 di Sacramentum Caritatis ricordava Benedetto XVI: “ Nella tradizione più antica della Chiesa il cammino formativo del cristiano, pur senza trascurare l’intelligenza sistematica dei contenuti della fede, assumeva sempre un carattere esperienziale in cui determinante era l’incontro vivo e persuasivo con Cristo annunciato da autentici testimoni. In questo senso, colui che introduce ai misteri è innanzitutto il testimone. Tale incontro certamente si approfondisce nella catechesi e trova la sua fonte e il suo culmine nella celebrazione dell’Eucaristia.”

Vangelo Mc 1, 40-45
Dal vangelo secondo Marco
In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purificato!». E subito, la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessuno; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

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