Difendere la famiglia? Qualcosa è più importante.

mostre1-2Qualcuno ha detto che le parole sono importanti.
È un’affermazione che riteniamo giusta, perchè le parole significano la realtà, permettono la comunicazione e la condivisione di senso.
Nel terzo appuntamento con i Cinque Passi al Mistero si parlerà di “famiglia”.
Mi sembra che non ci sia parola più vilipesa e abusata.
La politica ne parla continuamente, per una sua eventuale ridefinizione, per una sua aleatoria tutela o per un sostegno che alla luce dei fatti mai si realizza.
Ma cos’è la famiglia? Qual è la sua origine?
È un termine giuridico? Sociologico? Cos’è veramente la famiglia?
Sgomberiamo il campo da equivoci.
Aristotele parla di famiglia come del nucleo fondamentale di ogni società.
Ma, come spesso accade, se facciamo indagini su ogni istituto umano, ci accorgiamo che i primi a parlarne in termini giuridici furono i romani.
Qual è stata la prima definizione giuridica di tale istituto?
Ulpiano afferma:”La famiglia romana si basa sulla soggezione al pater familias, che esercitava la sua potestas sui sottoposti, fossero essi o no parenti di sangue”.
Quindi, si parla di famiglia “romana”, di soggezione al pater familias, di sottoposti e di appartenenza non solo di sangue. La “familia” romana era un complesso di persone e di beni (schiavi inclusi) che facevano capo al pater.
La famiglia romana era monogamica e patriarcale, ma era regolamentato anche il concubinato (per la tutela delle concubine, non del pater), così come l’adozione.
I romani parlavano di famiglia romana, perchè nel loro vasto impero le culture erano diverse, e le tipologie di famiglie erano innumerevoli. Tante, quante i popoli inclusi nei confini della loro dominazione.
I romani non riconoscevano nella famiglia un istituto naturale, ma un istituto soggetto all’ambiente culturale di origine, che doveva essere tuttavia regolamentato in quanto costitutivo dell’ordine sociale.
Rimaniamo, quindi, nell’ambito della legge positiva.
Va bene, parliamo di pagani, diremmo noi cristiani. Ma San Tommaso pensa lo stesso:
“Come un uomo è parte di una famiglia, così la famiglia è parte dello stato…” ST I-II, q. 90, aa. 3,4.
Veniamo al dunque, cosa c’è da difendere?
La famiglia?
Sì! Ma quale?
Nella stessa cristianità, la famiglia ha assunto nei tempi e nei luoghi configurazioni assai diverse.
Chi ha memoria del mondo contadino di qualche decennio fa, sa benissimo che la famiglia non è mai stata vissuta nei soli confini del nucleo monogamico. Nelle corti rurali, la famiglia aveva una configurazione quasi tribale e allargata, patriarcale certo, ma inclusiva di figure estranee ai legami di sangue.
La famiglia, fino all’inurbamento moderno delle grandi masse rurali, non è mai stata vista come il nucleo composto da madre, padre, figli, due camere e cucina.
È questo il grande errore, confondere una generica difesa della famiglia con la sacrosanta difesa del matrimonio.
È questo il punto cruciale.
I tanti cattolici che si riempiono la bocca della sacra parola, cercano di ovviare al problema che deriva dalla più grande sconfitta del nostro tempo. Ovvero, l’accettazione della non indissolubilità del matrimonio.
Non sento più affermare, con quella forza che sarebbe dovuta, che il divorzio è una piaga, è un attacco all’uomo, alla società, e a tutte le figure deboli che compongono il nucleo familiare.
È il matrimonio che rientra nell’ambito della legge naturale, non la famiglia.
Quel matrimonio indissolubile è quell’unione inscindibile tra maschio e femmina, istituita dal Padre nel Suo Disegno originario, ristabilito dal Figlio perchè prima della Sua venuta eravamo duri di cuore.
Ma ci si è arresi!
Si ha paura di sembrare anacronistici, inattuali e perennemente perdenti.
Si ha paura di apparire dei farisei aggrappati alla Legge, dimenticando che i farisei erano proprio coloro che posero a Gesù la domanda sul ripudio.
Il matrimonio indissolubile è un unicum che la Chiesa, nel corso dei secoli, ha donato all’umanità.
Tale vincolo coniugale ha insegnato, agli uomini e alle donne, la totale donazione di sé al rispettivo coniuge, ha spronato gli sposi ad affrontare con speranza quelle difficoltà apparentemente insormontabili.
Ha superato le separazioni dovute alle guerre e alle carestie.
Nel dolore e nella malattia, ha superato le rispettive e umane debolezze.
Ho l’impressione che, una parte del mondo cattolico, non voglia affrontare seriamente la questione.
Ho l’impressione che non si voglia affermare con forza che il matrimonio tra un uomo e una donna è sacro (termine anch’esso di origine romana e giuridica), è vincolo indissolubile, e che non basta incidere nell’incremento demografico per costruire una società degna.
Senza una famiglia fondata sul vincolo indissolubile del matrimonio, avremo una società senza identità, una società giovane magari (gli olandesi e i popoli nord-europei fanno figli eccome!), ma senza una cultura propriamente umana.
Fare battaglie a difesa della famiglia, senza affermare che la prima difesa della famiglia consiste nell’indissolubilità del matrimonio, non solo non è cristiano, ma può rivelarsi anche dannoso per ogni ordinamento sociale orientato al bene comune, e non solo ai capricci dell’individuo.
Diritto alla famiglia incluso.

Ivan Quintavalle

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