Un minuto sul Vangelo di oggi (16/07/2015)

giogoGesù si rivolge direttamente agli affaticati e agli oppressi facendo una promessa chiara: io vi ristorerò. Il ristoro non è promesso a tutti, è promesso a chi è affaticato e oppresso, a chi ha perso fiducia in quello che autonomamente ci si può prendere da questa vita. Quello che umanamente ci si può aspettare da essa. Ma c’è una condizione. “Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita”. Il Suo Giogo resta il Suo. Gesù non lo scarica dalle Sue alle nostre spalle. Lui continua a portarlo. Come i coniugi, dal latino cum jugum, sono un uomo e una donna che portano insieme lo stesso “giogo” della vita. In questa frase Gesù illumina il misterioso e profondo legame esistente tra: 1) le nostre fatiche e oppressioni umane, 2) la Sua Croce, 3) la nostra libertà e 4) il ristoro. Prendere il Suo Giogo è la modalità con cui si impara, ricevendola, la Sua Mitezza e Umiltà. Considerando che le parole di Gesù di oggi seguono immediatamente quelle che abbiamo commentato ieri, “Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo”, Gesù ci rivela che il cuore del Padre è svelato solo a coloro che ricevono la Sua Umiltà di Figlio. I piccoli sono quelli che liberamente vanno a Gesù, uniti a Lui prendono il Suo Giogo e non solo sono ristorati dalle fatiche e dalle oppressioni, ma ricevono insieme a questa Mitezza e Umiltà di Cristo la rivelazione di Dio come Padre.I piccoli sono quelli a cui Gesù vuole rivelare il mistero del Padre.

Padre Maurizio Botta C.O.

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