Un minuto sul Vangelo di oggi (18/08/2015) di Padre Maurizio Botta

indexUna lettura attenta del Vangelo di oggi sarebbe capace, a bene vedere, di spazzare via un bel po’ di moralismo. Certo la richiesta di Pietro potrebbe sembrarci poco spirituale, addirittura volgare. «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». Ma dobbiamo registrare che questa volta Gesù non rimprovera Pietro. Non lo accusa di seguirlo per vile interesse. Non fa l’offeso replicando: “Ma come non ti basto io? I miei insegnamenti e la sapienza che ti sto donando?”. No. Non promette solo in un futuro lontanissimo e indefinito, l’onore di sedere su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Gesù risponde a Pietro con la stessa concretezza di Pietro. Qui sì, Gesù scende al suo livello e gli parla di cento volte tanto in case, campi, figli, fratelli, sorelle e in eredità la vita eterna. In una parola. Per quanto rude questo possa sembrare, Gesù non chiede ai suoi discepoli di essere disinteressati. Per la vita presente definisce nel centuplo la regola di ingaggio.

Vangelo Mt 19,23-30
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità io vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». A queste parole i discepoli rimasero molto stupiti e dicevano: «Allora, chi può essere salvato?». Gesù li guardò e disse: «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile». Allora Pietro gli rispose: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: voi che mi avete seguito, quando il Figlio dell’uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, alla rigenerazione del mondo, siederete anche voi su dodici troni a giudicare le dodici tribù d’Israele. Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna. Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi».

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