Un minuto sul Vangelo di oggi (19/08/2015) di Padre Maurizio Botta

009La Vigna è immagine biblica preziosa, ricca, sovrabbondante di senso. Perché Israele è la Vigna scelta del Signore. Da qui il Dono di essere chiamati a lavorare nella Vigna. Collaboratori attivi del progetto di Dio sull’umanità. Entrare nel Regno dicevamo ieri è la perfezione nel seguire Gesù Cristo, perfezione nel rapporto con Dio, qualcosa di più profondo, radicale e carico di promesse dell’essere semplicemente salvati. Il buon ladrone si è salvato, a ricordarci che quelli che si salvano, perché Dio può tutto nel suo Infinito Perdono, sono molti di più di quelli che già su questa terra, in questa vita entrano nel Regno dei Cieli diventando totalmente figli nel Figlio, seguendolo, puntando vitalmente su di Lui, diventando protagonisti della salvezza dell’umanità e gustando già ora il centuplo. Oggi si parla di disprezzo. Nel senso di prezzare poco. Dar un prezzo basso. Valutare poco l’Onore di non essere rimasti senza senso nella vita. Valutare poco il Dono di diffondere la Vita di Cristo nel mondo. La logica del merito non è eliminata, la giustizia di Dio non contraddice la logica umana del merito. C’è un accordo e questo viene rispettato, ma c’è anche un superamento immenso rispetto alle logiche umane. La scorsa settimana riflettevamo su uno degli aspetti del Regno, quello dell’esperienza del Perdono esagerato, smisurato di Dio per noi. Oggi un altro aspetto è illuminato, l’immenso onore di essere usati, di essere lavoratori in questa Vigna Preziosa, in questa Vigna Decisiva perché generatrice di Pace e Gioia. Il Dono uniti a Cristo di trasmettere la Pace e la Gioia di Dio.

Vangelo Mt 20,1-16
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola: «Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”. Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”. Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.
Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

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