Un minuto sul Vangelo di oggi (18/11/2015)

Aslan-aslan-18376547-1024-768La parabola illumina del Regno di Dio un aspetto particolare. È risposta a quei tali che oggi come ieri pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. Cristo non diventa immediatamente re della storia, lo diventa pienamente con il passare del tempo. Il nostro è il tempo in cui il Re è via. In viaggio verso un paese lontano per ricevere il titolo di Re. Poi il Re tornerà. C’è un Suo ritorno definitivo da questo viaggio. Dopo un tempo di attesa il compimento in questi che sono i tempi ultimi. Un compimento su ogni storia personale e sulla Storia Universale.

C’è un giudizio sui servi. Fedeltà e infedeltà sono realmente possibili e differentemente valutate. La fedeltà significa conoscere il Re che attende un frutto alla nostra portata. Una moneta che si trasforma in cinque o in dieci monete. Una moltiplicazione, quindi, legata a una libertà umana vera, generata da una fiducia vera nel suo ritorno. La fedeltà a questo Re è ricompensata con una generosità divina abissale. Una moltiplicazione di valore che trasforma ogni singola moneta in una città su cui regnare. La ricompensa non è solo una moltiplicazione di valore, un maggior possesso. La ricompensa significa diventare partecipi di questa regalità. Già nella storia e in modo pieno dopo la storia.

C’è un giudizio, poi, sui nemici ostili a questo Re. Esiste anche la libertà di alcuni apertamente contro Cristo. Uomini che attivamente si oppongono al Regno di Cristo.

Ci sarà infine, ce ne parla Gesù, un giudizio universale su tutte le genti.

di Padre Maurizio Botta C.O.

Vangelo Lc 19, 11-28
+ Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse una parabola, perché era vicino a Gerusalemme ed essi pensavano che il regno di Dio dovesse manifestarsi da un momento all’altro. Disse dunque: «Un uomo di nobile famiglia partì per un paese lontano, per ricevere il titolo di re e poi ritornare. Chiamati dieci dei suoi servi, consegnò loro dieci monete d’oro, dicendo: “Fatele fruttare fino al mio ritorno”. Ma i suoi cittadini lo odiavano e mandarono dietro di lui una delegazione a dire: “Non vogliamo che costui venga a regnare su di noi”. Dopo aver ricevuto il titolo di re, egli ritornò e fece chiamare quei servi a cui aveva consegnato il denaro, per sapere quanto ciascuno avesse guadagnato. Si presentò il primo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate dieci”. Gli disse: “Bene, servo buono! Poiché ti sei mostrato fedele nel poco, ricevi il potere sopra dieci città”. Poi si presentò il secondo e disse: “Signore, la tua moneta d’oro ne ha fruttate cinque”. Anche a questo disse: “Tu pure sarai a capo di cinque città”. Venne poi anche un altro e disse: “Signore, ecco la tua moneta d’oro, che ho tenuto nascosta in un fazzoletto; avevo paura di te, che sei un uomo severo: prendi quello che non hai messo in deposito e mieti quello che non hai seminato”. Gli rispose: “Dalle tue stesse parole ti giudico, servo malvagio! Sapevi che sono un uomo severo, che prendo quello che non ho messo in deposito e mieto quello che non ho seminato: perché allora non hai consegnato il mio denaro a una banca? Al mio ritorno l’avrei riscosso con gli interessi”. Disse poi ai presenti: “Toglietegli la moneta d’oro e datela a colui che ne ha dieci”. Gli risposero: “Signore, ne ha già dieci!”. “Io vi dico: A chi ha, sarà dato; invece a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. E quei miei nemici, che non volevano che io diventassi loro re, conduceteli qui e uccideteli davanti a me”». Dette queste cose, Gesù camminava davanti a tutti salendo verso Gerusalemme.

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