Un minuto sul Vangelo di oggi (25/02/2016)

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Accogliere la Rivelazione di Dio, ascoltare Gesù, significa percorrere una via avventurosa che ci porta a custodire tutte le sue parole. Facendo questo evitiamo dei grandissimi massi contro cui rischieremmo di schiantarci miseramente.

La parabola che Gesù racconta parla di un vero povero. Lazzaro non è un professionista dell’accattonaggio, non era uno seduto lì, ma che avrebbe potuto anche lavorare. Il ricco e i suoi fratelli non sono una famiglia all’oscuro della Legge e dei Profeti. È confermata l’unitarietà millenaria della storia della salvezza da Abramo a Mose ai profeti ed è confermato da Gesù il valore, la potenzialità racchiusa nella Parola di Dio dell’AT. Sono una famiglia che conosce la Parola di Dio, ma non la ascolta, non la prende sul serio, la considera meno reale dei soldi. Questa famiglia formalmente credente non vede Dio e non vede il vero povero. Quasi gli animali hanno più pietà. È descritta la spietatezza dell’ indifferenza.

Dio, al contrario, ha occhi acuti e penetranti, non gli sfugge nulla, tanto meno il dolore. Gesù però descrive il cambio di prospettiva dopo la morte. Dopo si vede tutto, anche il ricco ora vede. Vede e conosce il nome di Lazzaro. Lazzaro è diventato qualcuno, non è più invisibile, mentre il ricco continua a non avere nome. Il ricco non ci pensa nemmeno a chiedere di stare con Lazzaro e con Abramo in Paradiso, ormai vede le cose come le vede Dio e ne riconosce la giustizia. Il Vangelo di oggi ci permette di evitare questo masso pericolosissimo: una vita tutta orizzontale, una vita senza escatologia, senza Giudizio, senza Inferno e senza Paradiso. Ascoltare le parole di Gesù di oggi ci salva dallo schianto di una fede che non crede più nella vita dopo la morte.

di Padre Maurizio Botta C.O.

Audio Omelia

Vangelo Lc 16, 19-31
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai farisei: «C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

 

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