Tesoro (31/07/2016)

tesoro5Audio Omelia

In tutte le letture di questa domenica si parla della morte. Il memento mori, il ricordo dell’ineluttabilità della morte, è un’azione carica di positività. È un pensare alla morte non per spaventare, ma per riflettere, per fermarsi a valutare, per relativizzare  gli affanni terribili del vivere.

Gesù nella sua parabola non mette in guardia dal possedere molti beni o dall’amministrarli con oculatezza, ma dalla cupidigia, dalla bramosia di accumulare. È Lui che introduce il problema, fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede. Beni materiali che anche nella nostra mente e nel nostro cuore, a essere sinceri, non bastano mai. L’accumulare per esorcizzare il futuro per placare la paura della morte è una speranza destinata a sfociare in disperazione. Questa cupidigia porta l’uomo ad agire puntando su un futuro che è in realtà indisponibile, auto-sottoponendosi ad inquietudini che rendono incapaci di vivere il presente. Ma quale la radice di questa cupidigia? È problema solo morale? San Paolo definisce la questione dicendo che la cupidigia è idolatria. Il fare di una cosa inanimata un dio. Adorare una realtà morta incapace di relazione. Il riporre la speranza in qualcosa e non in Qualcuno. Gesù dice la stessa cosa. Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio. Questo per sé esprime assenza di relazione, come se Lui non ci fosse. Questo si traduce in cupidigia anche con le persone, ci servono come oggetti, ci arricchiscono. Non abbiamo a cuore la relazione con loro, il loro Bene. L’uso moderno dei corpi senza Amore, anche questa è idolatria, sostituire la relazione con il possesso.

Ma le parole che più intensamente si sono imposte alla mia coscienza, preparando questa omelia sono state quelle di San Paolo. Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.  Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio!

In esse trovo l’unico vero antidoto per il materialismo affannato del presente e soprattutto per la disperazione di piombo sul futuro. L’esperienza cristiana è autentica se a definirmi è questa relazione vivente già nel presente con Colui che vive alla destra del Padre. Se vivo questi pochi anni di vita come anni nascosti con Cristo in Dio Padre. Se il mio tesoro è lassù. Non solo che io creda molto genericamente in una vaga sopravvivenza per me dopo la morte, ma che io viva per quella Vita Divina che già ora riempie il cielo ed è entrata nella storia.

di Padre Maurizio Botta C.O.

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