Gollum (18/09/2016)

gollum4In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli…

Questo discorso sulla ricchezza non è fatto a tutti, ma ai soli discepoli, a chi vuole seguire Cristo. È questo il contesto da tenere sempre davanti agli occhi per non fraintendere il racconto di Gesù sull’amministratore disonesto.

Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza.

Un racconto che lascia interdetti, ma fino a un certo punto. Ci saremmo aspettati che il padrone, dopo l’iniziativa audace e disonesta di questo amministratore, facesse una piazzata, che lo citasse in giudizio per danni, invece lo loda per la sua scaltrezza. Questo è un atteggiamento assolutamente non così raro, naturalmente “tra i figli del mondo”, che sono capaci di ammirare, soprattutto se molto ricchi, la scaltrezza disonesta di uomini ambiziosi che cercano di farsi strada, di diventare qualcuno. È come se si rivedessero e sentissero una sorta di nostalgia paternalistica per chi, sgomitando, sta cercando di emergere.

La disonesta ricchezza…

Perché Gesù definisce, per i suoi discepoli, comunque disonesta o meglio non-giusta ogni ricchezza anche quella frutto del proprio lavoro? Il suo non è un discorso classista o pauperista. È non-giusta perché instabile, inaffidabile, inconsistente. È non-giusta perché falsa e bugiarda promette felicità e non mantiene. È non-giusta perché capace di corrompere generando passioni enormi. La ricchezza, anzi mammona, è idolo, agisce è in azione. È presenza che tira. Non è statica, ferma, dove solo noi siamo agenti. Ci tira verso una direzione non giusta. E, infine, è non-giusta perché non è la Vera.

Chi vi affiderà quella Vera?

C’è dunque una Ricchezza Vera, maiuscola. Di cosa parla Gesù?  Nessun servo può servire a due padroni: o odierà l’uno e amerà l’altro oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire a Dio e a mammona. Da queste parole finali di Gesù possiamo capire Chi sia la Vera Ricchezza. Diciamoci subito che sulla serietà, sulla radicalità, sulla decisione di Gesù nel pronunciare queste parole non si può sorvolare allegramente. I due padroni sono ben distinti e occorre decidere chi servire. O servi l’uno o servi l’altro, non si può servire tutti e due. Servire si dovrà comunque. Saremo servi di un padrone. Liberi di scegliere quale. Liberi di scegliere il nostro tesoro, perché là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore (Mt 6,21).  Penso a Gollum e al suo tesssoro, l’anello Signore di tutti gli altri anelli, che lo rende schiavo. Gollum chiama padrone il portatore dell’anello. Striscia, obbedisce in modo viscido e servile. Se uno ama la ricchezza, la ricchezza diventa sua padrona, l’esito di questo servire la ricchezza è la schiavitù e il disprezzo se non formale comunque nei fatti  di Dio e dei suoi comandamenti. La vera Ricchezza è affezionarsi a Dio, amare Lui, disprezzare la ricchezza disonesta. Servire Dio ha come esito la Libertà.

Che cosa dobbiamo fare allora se vogliamo essere discepoli? Anche se questa ricchezza rimarrà sempre disonesta, Gesù ci dice che si può essere fedeli nel suo uso. Come? Procuratevi amici con la disonesta ricchezza, perché, quand’essa verrà a mancare, vi accolgano nelle dimore eterne. Usarla per farci amici. Chi sono questi amici?

Gesù conferma il valore dell’elemosina, dell’aiuto sincero fatto ai veri poveri senza idealizzazioni, né insopportabile buonismo o demagogia. Semplicemente diamo con alcuni criteri di giustizia e di ragione. Fidiamoci degli amici. Se c’è n’è qualcuno che conosciamo che è direttamente impegnato, sosteniamolo economicamente con serietà cioè nel tempo e con coraggio. Pensiamo anche noi a qualche esperienza di aiuto diretto, assolutamente non per salvare il mondo, ma per amare di più, per aiutare uomini e donne che dalle parole di Gesù sappiamo certamente che abiteranno le dimore eterne. Vivere così, assumendo la verità del pensiero di Gesù sulla ricchezza materiale, ci metterà controcorrente, per questo in questo momento invoco lo Spirito Santo perché riempia queste parole di Benedetto XVI e le incida stabilmente nelle nostre coscienze.

Conversione è andare controcorrente, dove la “corrente” è lo stile di vita superficiale, incoerente ed illusorio, che spesso ci trascina, ci domina e ci rende schiavi del male o comunque prigionieri della mediocrità morale. Con la conversione, invece, si punta alla misura alta della vita cristiana, ci si affida al Vangelo vivente e personale, che è Cristo Gesù. E’ la sua persona la meta finale e il senso profondo della conversione, è lui la via sulla quale tutti sono chiamati a camminare nella vita, lasciandosi illuminare dalla sua luce e sostenere dalla sua forza che muove i nostri passi. In tal modo la conversione manifesta il suo volto più splendido e affascinante: non è una semplice decisione morale, che rettifica la nostra condotta di vita, ma è una scelta di fede, che ci coinvolge interamente nella comunione intima con la persona viva e concreta di Gesù.

Benedetto XVI, Udienza generale, 17 Febbraio 2010

 Nella nostra epoca, il prezzo da pagare per la fedeltà al Vangelo non è tanto quello di essere impiccati, affogati e squartati, ma spesso implica l’essere additati come irrilevanti, ridicolizzati o fatti segno di parodia.

Benedetto XVI,  Discorso ad Hyde Park, 18 settembre 2010

di Padre Maurizio Botta C.O.

 

 

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