I nuovi Panda (11/09/2016)

pandaIn questi giorni parlavo con Don Luca, un mio caro amico sacerdote. Lui è capace sempre di stupirsi, di vedere la grandezza di Dio nei fatti quotidiani, nelle canzoni apparentemente più banali. Mi ha commosso raccontandomi il ritrovamento di Giorgia la bambina rimasta quasi un giorno sotto le macerie della sua casa accanto alla sorella più grande morta. La bimba appena salvata dai carabinieri ha urlato “Mi chiamo Giorgia”. Il grido di chi vuole vivere, di chi si aggrappa a una mano tesa. Don Luca mi ha parlato di come il peccato ci seppellisca sotto cumuli di macerie, ma qualcuno sopra di noi non si dia mai per vinto. Dio è determinato nel cercarci. Perché lontani da Lui siamo morti viventi. È un mondo di morti viventi, schiacciati da tonnellate invisibili di pesi morali, psicologici che hanno come unica causa l’assenza di Dio.

E a poche settimane dalla conclusione del Giubileo della Misericordia, nell’udienza di ieri 10 Settembre, il Papa ha quasi supplicato che questo grido si alzi, per non vanificare un così grande fuoco di Amore.

La parola “redenzione” è poco usata, eppure è fondamentale perché indica la più radicale liberazione che Dio poteva compiere per noi, per tutta l’umanità e per l’intera creazione. Sembra che l’uomo di oggi non ami più pensare di essere liberato e salvato da un intervento di Dio; l’uomo di oggi si illude infatti della propria libertà come forza per ottenere tutto. Si vanta anche di questo. Ma in realtà non è così. Quante illusioni vengono vendute sotto il pretesto della libertà e quante nuove schiavitù si creano ai nostri giorni in nome di una falsa libertà!

È di qualche giorno fa la notizia che il Panda non è più nella lista degli animali che corrono il rischio più grave di estinzione. Non così per altre specie. Nel mondo occidentale a rischio di scomparsa è il peccatore pentito che grida a Dio, che riconosce il suo bisogno di essere perdonato. Con l’eclissi di Dio è scomparso il senso del peccato, e scomparso il senso del peccato, nel cuore di milioni e milioni di uomini è rimasto solo il devastante senso di colpa. Il senso di colpa è l’impossibilità di perdonarsi da soli, è uno stare allo specchio ossessivamente sentendosi sempre colpevoli. Il senso del peccato, invece, è di un uomo davanti a Dio che se si apre al grido troverà sempre la risposta di una Misericordia smisurata. Peggio del Panda stanno oggi le parole conversione, peccatori, salvezza, redenzione. La parola cielo. Senza il grido restiamo sotto le nostre invisibili macerie e anche se sopra di noi passa e ripassa il nostro Liberatore, nulla può fare senza un nostro segnale di vita spirituale. Rimaniamo vivi, ma come dice il Papa, in realtà schiavi.  Cosa resterà di Mosè che grida davanti a Dio per la salvezza del suo popolo vergognosamente colpevole? Cosa resterà del re Davide che compone un salmo che è tutto un grido di richiesta di perdono, pietà di me, o Dio, nel tuo amore; nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità. Lavami tutto dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro ? Di Paolo che riconosce gridando che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io ? Del figlio del racconto che ritorna dopo orge e festini e grida. “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”?  Cosa resterà di questo annuncio stupendo di oggi? Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte. Io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte.

Contro il drago della secolarizzazione che eclissando Dio soffoca l’unico grido che ci può salvare rispondiamo con la nostra adorazione personale e comunitaria. Ricevendo insieme con gratitudine i sacramenti. Riscoprendo la forza di comunità vere che sanno gridare a Dio il proprio bisogno, che sanno chiedere a Dio il perdono per i propri peccati.

di Padre Maurizio Botta C.O.

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