Un Passo fatto… Santi o santini? (02/12/2011)

santi-o-santiniSanti o santini? Devozione o superstizione?

Un Passo del 2 Dicembre 2011 tutto dedicato alla santità.

Buon ascolto e buon approfondimento.

 

 

 

 

 

 

 

 

Audio catechesi

 


 

Approfondimenti extra per catechesi

 

  • L’ORAZIONE dalla A alla Z    S come… SANTITÀ

“Il Signore Gesù mandò a tutti lo Spirito Santo, che li muova internamente ad amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente, con tutte le forze e ad amarsi a vicenda come Cristo ha amato loro”

(Vaticano II, Lumen Gentium, V, 40)

C’è unione a Dio solo per partecipazione dello Spirito Santo che c’infonde la santità della sua natura; rimodellando le anime umane nella sua vita, imprime loro una rassomiglianza divina, e scolpisce in loro l’effigie della sostanza più perfetta di tutte le altre sostanze.

San Cirillo d’Alessandria († 444) Su san Giovanni, XVII

Dopo la grazia, tutto nella vita spirituale dipende dalla fedeltà alla grazia.

Carlo Gay (1815-1892, Istruzioni per le persone…, II, p. 158

Tutta la legge di Dio si riduce al comandamento dell’amore, ed è con la grandezza dell’amore che si misura la santità.

Francesco Malaval (1627-1719), Pratica facile della Contemplazione, II, 2

Andiamo verso la perfezione non perché è uno stato elevato e sublime ma perchè Dio ci vuole lì. Giammai dobbiamo intraprendere la pratica della virtù per motivi di grandezza e per diventare santi più grandi, ma soltanto per fare ciò che Dio vuole da noi e così soddisfarlo.

Giovanni de Bernières-Louvigny (1602-1659), Il Cristiano interiore, I, I

Anche se fossimo le più eccellenti creature del cielo, a cosa ci servirebbe se non siamo secondo la volontà di Dio?

San Francesco di Sales (1572-1622), Lettera del 10 giugno 1605

La santità e la devozione certe, sono la disponibilità costante dell’anima per mezzo della quale si è pronti a servire Dio tanto nell’avversità quanto nella prosperità.

Luigi de Blois (1506-1566), Istituzione Spirituale, VII

Con quest’abbandono completo aderiamo molto perfettamente alla sua divina azione; e con questa perfetta adesione partecipiamo alla perfezione del suo spirito di santità che agisce in noi; con questa incomprensibile partecipazione la santità di Gesù si spande nella nostra anima e la rende santa.

Francesco Liberman (1802-1852), Lettera del 12 agosto 1837

Fare tutto ciò che Dio vuole e volere tutto ciò che Dio fa.

Vital Lehodey (1857-1948), Il Sant’Abbandono, I cap. I

…come se la perfezione consistesse nella moltitudine di cose che facciamo e non nella perfezione con la quale noi le facciamo…Dio non ha messo la perfezione nella molteplicità degli atti che faremo per piacergli, ma solo nel metodo che useremo che consiste solo nel fare il poco che facciamo secondo la nostra vocazione nell’amore, con l’amore, e per l’amore.

San Francesco di Sales, Sermone del 13 febbraio 1622

La santità non consiste nel sentire o non sentire Dio che bagna o tocca l’anima con le sue divine inondazioni e irradiazioni, ma in un vero ed essenziale amore in atti, che fa tutto operare in Dio, senza luce né devozione sensibile, nel tempo delle più dolorose e penose aridità.

Giovanni de Saint-Samson (1571-1636), Il Pungiglione, art. 2

Non cercare di passare per santo prima di esserlo, ma prima di tutto divienilo, in modo che vi sia qualche verità con ciò che si dice.

Regola di san Benedetto (VI sec.) cap. 4

È senza dubbio una grande e rara virtù non sapere che si è grande, quando si fanno grandi cose ed essere il solo a cui la propria santità sia sconosciuta, mentre è manifesta a tutti.

San Bernardo (1090-1153), Sermone XIII

La vera misura della santità è l’umiltà. Datemi un’anima veramente umile, io dirò che lei è veramente santa; se è assai umile dirò che è assai santa; se è molto umile che è molto santa.

San Giovanni Eudes (1601-1680), Vita e Regno di Gesù, II, 25

Non potremo mai essere realmente santi fino a che saremo soddisfatti di noi stessi.

John Chapman (1865-1933), lettera del 21 novembre 1930

Io guardando da bambino le statue e i dipinti dei santi pensavo che per essere santi bisognasse stare come loro; avete visto come son dipinti o scolpiti? Sono sempre in punta di piedi, in quelle posizioni corporee così eteree che noi non saremo capaci di rimanerci manco un minuto, figuriamoci una vita intera! Ma, attenzione che dietro questa rappresentazione si nasconde una verità: il santo è una persona che vive un equilibrio che non gli viene da se stesso, è uno che si regge in piedi ma non solo con le sue forze! In una parola : ciò che lo tiene su, ciò che gli da  l’equilibrio che vince lo squilibrio che è in noi dopo il peccato originale è la grazia, la grazia di Dio. I santi hanno camminato con una forza di gravitazione diversa e contraria a quella del mondo, ossia la grazia, proprio come San Pietro che, finché ha guardato Cristo ,è stato capace di camminare sulle acque

Card. Siri

Ancora ogni generazione cerca per istinto il suo santo. Ed egli [Francesco d’Assisi] è non ciò che la gente vuole, ma piuttosto colui del quale la gente ha bisogno. […] Da ciò il paradosso della storia che ciascuna generazione è convertita dal santo che la contraddice maggiormente.

Gilbert Keith Chesterton

Per fare di un uomo un santo ci vuole proprio la Grazia e chi ne dubita non sa che cosa sia un santo, né un uomo.

Blaise Pascal


  • BENEDETTO XVI   UDIENZA GENERALE  Piazza San Pietro  Mercoledì, 13 aprile 2011

La santità

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Cari fratelli e sorelle,

nelle Udienze generali di questi ultimi due anni ci hanno accompagnato le figure di tanti Santi e Sante: abbiamo imparato a conoscerli più da vicino e a capire che tutta la storia della Chiesa è segnata da questi uomini e donne che con la loro fede, con la loro carità, con la loro vita sono stati dei fari per tante generazioni, e lo sono anche per noi. I Santi manifestano in diversi modi la presenza potente e trasformante del Risorto; hanno lasciato che Cristo afferrasse così pienamente la loro vita da poter affermare con san Paolo “non vivo più io, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20). Seguire il loro esempio, ricorrere alla loro intercessione, entrare in comunione con loro, “ci unisce a Cristo, dal quale, come dalla Fonte e dal Capo, promana tutta la grazia e tutta la vita dello stesso del Popolo di Dio” (Conc. Ec. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium 50). Al termine di questo ciclo di catechesi, vorrei allora offrire qualche pensiero su che cosa sia la santità.

Che cosa vuol dire essere santi? Chi è chiamato ad essere santo? Spesso si è portati ancora a pensare che la santità sia una meta riservata a pochi eletti. San Paolo, invece, parla del grande disegno di Dio e afferma: “In lui – Cristo – (Dio) ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità” (Ef 1,4). E parla di noi tutti. Al centro del disegno divino c’è Cristo, nel quale Dio mostra il suo Volto: il Mistero nascosto nei secoli si è rivelato in pienezza nel Verbo fatto carne. E Paolo poi dice: “E’ piaciuto infatti a Dio che abiti in Lui tutta la pienezza” (Col 1,19). In Cristo il Dio vivente si è fatto vicino, visibile, ascoltabile, toccabile affinché ognuno possa attingere dalla sua pienezza di grazia e di verità (cfr Gv 1,14-16). Perciò, tutta l’esistenza cristiana conosce un’unica suprema legge, quella che san Paolo esprime in una formula che ricorre in tutti i suoi scritti: in Cristo Gesù. La santità, la pienezza della vita cristiana non consiste nel compiere imprese straordinarie, ma nell’unirsi a Cristo, nel vivere i suoi misteri, nel fare nostri i suoi atteggiamenti, i suoi pensieri, i suoi comportamenti. La misura della santità è data dalla statura che Cristo raggiunge in noi, da quanto, con la forza dello Spirito Santo, modelliamo tutta la nostra vita sulla sua. E’ l’essere conformi a Gesù, come afferma san Paolo: “Quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio suo” (Rm 8,29). E sant’Agostino esclama: “Viva sarà la mia vita tutta piena di Te” (Confessioni, 10,28). Il Concilio Vaticano II, nella Costituzione sulla Chiesa, parla con chiarezza della chiamata universale alla santità, affermando che nessuno ne è escluso: “Nei vari generi di vita e nelle varie professioni un’unica santità è praticata da tutti coloro che sono mossi dallo Spirito di Dio e … seguono Cristo povero, umile e carico della croce, per meritare di essere partecipi della sua gloria” (n. 41).

Ma rimane la questione: come possiamo percorrere la strada della santità, rispondere a questa chiamata? Posso farlo con le mie forze? La risposta è chiara: una vita santa non è frutto principalmente del nostro sforzo, delle nostre azioni, perché è Dio, il tre volte Santo (cfr Is 6,3), che ci rende santi, è l’azione dello Spirito Santo che ci anima dal di dentro, è la vita stessa di Cristo Risorto che ci è comunicata e che ci trasforma. Per dirlo ancora una volta con il Concilio Vaticano II: “I seguaci di Cristo, chiamati da Dio non secondo le loro opere, ma secondo il disegno della sua grazia e giustificati in Gesù Signore, nel battesimo della fede sono stati fatti veramente figli di Dio e compartecipi della natura divina, e perciò realmente santi. Essi quindi devono, con l’aiuto di Dio, mantenere nella loro vita e perfezionare la santità che hanno ricevuta” (ibid., 40). La santità ha dunque la sua radice ultima nella grazia battesimale, nell’essere innestati nel Mistero pasquale di Cristo, con cui ci viene comunicato il suo Spirito, la sua vita di Risorto. San Paolo sottolinea in modo molto forte la trasformazione che opera nell’uomo la grazia battesimale e arriva a coniare una terminologia nuova, forgiata con la preposizione “con”: con-morti, con-sepolti, con-risucitati, con-vivificati con Cristo; il nostro destino è legato indissolubilmente al suo. “Per mezzo del battesimo – scrive – siamo stati sepolti insieme con lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti… così anche noi possiamo camminare in una vita nuova” (Rm 6,4). Ma Dio rispetta sempre la nostra libertà e chiede che accettiamo questo dono e viviamo le esigenze che esso comporta, chiede che ci lasciamo trasformare dall’azione dello Spirito Santo, conformando la nostra volontà alla volontà di Dio.

Come può avvenire che il nostro modo di pensare e le nostre azioni diventino il pensare e l’agire con Cristo e di Cristo? Qual è l’anima della santità? Di nuovo il Concilio Vaticano II precisa; ci dice che la santità cristiana non è altro che la carità pienamente vissuta. “«Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui» (1Gv 4,16). Ora, Dio ha largamente diffuso il suo amore nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo, che ci fu dato (cfr Rm 5,5); perciò il dono primo e più necessario è la carità, con la quale amiamo Dio sopra ogni cosa e il prossimo per amore di Lui. Ma perché la carità, come un buon seme, cresca nell’anima e vi fruttifichi, ogni fedele deve ascoltare volentieri la parola di Dio e, con l’aiuto della grazia, compiere con le opere la sua volontà, partecipare frequentemente ai sacramenti, soprattutto all’Eucaristia e alla santa liturgia; applicarsi costantemente alla preghiera, all’abnegazione di se stesso, al servizio attivo dei fratelli e all’esercizio di ogni virtù. La carità infatti, vincolo della perfezione e compimento della legge (cfr Col 3,14; Rm 13,10), dirige tutti i mezzi di santificazione, dà loro forma e li conduce al loro fine. Forse anche questo linguaggio del Concilio Vaticano II per noi è ancora un po’ troppo solenne, forse dobbiamo dire le cose in modo ancora più semplice. Che cosa è essenziale? Essenziale è non lasciare mai una domenica senza un incontro con il Cristo Risorto nell’Eucaristia; questo non è un peso aggiunto, ma è luce per tutta la settimana. Non cominciare e non finire mai un giorno senza almeno un breve contatto con Dio. E, nella strada della nostra vita, seguire gli “indicatori stradali” che Dio ci ha comunicato nel Decalogo letto con Cristo, che è semplicemente l’esplicitazione di che cosa sia carità in determinate situazioni.  Mi sembra che questa sia la vera semplicità e grandezza della vita di santità: l’incontro col Risorto la domenica; il contatto con Dio all’inizio e alla fine del giorno; seguire, nelle decisioni, gli “indicatori stradali” che Dio ci ha comunicato, che sono solo forme di carità. Perciò il vero discepolo di Cristo si caratterizza per la carità verso Dio e verso il prossimo” (Lumen gentium, 42). Questa è la vera semplicità, grandezza e profondità della vita cristiana, dell’essere santi.

Ecco perché sant’Agostino, commentando il capitolo quarto della Prima Lettera di san Giovanni, può affermare una cosa coraggiosa: “Dilige et fac quod vis”, “Ama e fa’ ciò che vuoi”. E continua: “Sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdona per amore; vi sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene” (7,8: PL  35). Chi è guidato dall’amore, chi vive la carità pienamente è guidato da Dio, perché Dio è amore. Così vale questa parola grande: “Dilige et fac quod vis”, “Ama e fa’ ciò che vuoi”.

Forse potremmo chiederci: possiamo noi, con i nostri limiti, con la nostra debolezza, tendere così in alto? La Chiesa, durante l’Anno Liturgico, ci invita a fare memoria di una schiera di Santi, di coloro, cioè, che hanno vissuto pienamente la carità, hanno saputo amare e seguire Cristo nella loro vita quotidiana. Essi ci dicono che è possibile per tutti percorrere questa strada. In ogni epoca della storia della Chiesa, ad ogni latitudine della geografia del mondo, i Santi appartengono a tutte le età e ad ogni stato di vita, sono volti concreti di ogni popolo, lingua e nazione. E sono tipi molto diversi. In realtà devo dire che anche per la mia fede personale molti santi, non tutti, sono vere stelle nel firmamento della storia. E vorrei aggiungere che per me non solo alcuni grandi santi che amo e che conosco bene sono “indicatori di strada”, ma proprio anche i santi semplici, cioè le persone buone che vedo nella mia vita, che non saranno mai canonizzate. Sono persone normali, per così dire, senza eroismo visibile, ma nella loro bontà di ogni giorno vedo la verità della fede. Questa bontà, che hanno maturato nella fede della Chiesa, è per me la più sicura apologia del cristianesimo e il segno di dove sia la verità.

Nella comunione dei Santi, canonizzati e non canonizzati, che la Chiesa vive grazie a Cristo in tutti i suoi membri, noi godiamo della loro presenza e della loro compagnia e coltiviamo la ferma speranza di poter imitare il loro cammino e condividere un giorno la stessa vita beata, la vita eterna.

Cari amici, come è grande e bella, e anche semplice, la vocazione cristiana vista in questa luce! Tutti siamo chiamati alla santità: è la misura stessa della vita cristiana. Ancora una volta san Paolo lo esprime con grande intensità, quando scrive: “A ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo… Egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo” (Ef 4,7.11-13). Vorrei invitare tutti ad aprirsi all’azione dello Spirito Santo, che trasforma la nostra vita, per essere anche noi come tessere del grande mosaico di santità che Dio va creando nella storia, perché il volto di Cristo splenda nella pienezza del suo fulgore. Non abbiamo paura di tendere verso l’alto, verso le altezze di Dio; non abbiamo paura che Dio ci chieda troppo, ma lasciamoci guidare in ogni azione quotidiana dalla sua Parola, anche se ci sentiamo poveri, inadeguati, peccatori: sarà Lui a trasformarci secondo il suo amore. Grazie.


 

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