Sabato dell’XI settimana del Tempo Ordinario

Omelia 2015

Audio Omelia

Che cosa accade ogni volta che  ci apriamo a prendere sul serio la rivelazione di Gesù sulla Provvidenza del Padre? Un ruggito. Un urlo. Il ghigno cinico di Satana che come leone ruggente ci accusa di ingenuità, immaturità, imprudenza, sprovvedutezza. Che lo Spirito Santo incida nel nostro cuore le verità qui sotto riportate, dandoci la forza di continuare a camminare.

“Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro?”

“Se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?”

“Io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o  berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?”

“Chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?”

“Non preoccupatevi dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.”

“Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.”

“Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena”.

La preoccupazione. Occuparsi prima. Occuparsi del futuro. Occuparsi oggi delle cose materiali di domani. L’illusione di placare la preoccupazione con la ricchezza. La ricchezza non è statica, si muove come padrona e vuole e ha il potere di diventare dio. Il dio mammona che ti permette di avere le cose di cui hai bisogno. Gesù il Figlio di Dio dice con tutta l’autorevolezza di quel “io vi dico”  che per il Padre la nostra vita è più importante di tutto quello che serve alla nostra vita. Lo dice ricordando la bellezza del creato e la cura provvidente di Dio Padre per le sue creature, descrivendo poeticamente la bellezza che ogni realtà creata, anche quella apparentemente più fugace, promana. Ci fa pensare ai fiori di campo, ai piccoli uccelli del cielo, al candore insuperabile dei gigli.

Vangelo         Mt 6, 24-34
Dal vangelo secondo Matteo

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?
Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita?
E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora, se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede?
Non preoccupatevi dunque dicendo: “Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?”. Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno.
Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.
Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena».

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