Giovedì della XXV settimana del Tempo Ordinario

Omelia 2017

Erode si chiedeva: «Chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo. Ma non ogni curiosità è un desiderio autentico. Si può voler vedere Gesù e i suoi santi per la curiosità del miracolo, per vedere l’animale strano, il fenomeno da baraccone, l’uccello esotico raro. Quando dietro a questa voglia di  vedere Gesù c’è questa curiosità mondana non si va da nessuna parte, è bene non farsi illusioni. Capita di incontrare persone che accostano Gesù con questa atteggiamento. Non lo rifiutano esplicitamente, ma annoiati dalla vita cercano solo l’ennesima novità. Erode voleva vedere i miracoli e si troverà davanti Gesù nelle ore della Passione. Deluso dallo spettacolo, ci racconta l’evangelista Luca  con i suoi soldati, lo insultò e lo schernì, poi lo rivestì di una splendida veste e lo rimandò a Pilato. Il rifiuto di Gesù del passo di Vangelo di ieri, la curiosità sterile e mondana di quello di oggi ci invitano a metterci al riparo da illusioni su una adesione a Cristo low cost.

Vangelo   Lc 9, 7-9

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti». Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.

 


 

Un testo attualissimo di San Francesco di Sales sulla vana curiosità dei salotti dei chiacchieroni pettegoli. In questi luoghi pieni di vane e frivole disquisizioni non si può incontrare Gesù. E in tale mondanità il volerlo vedere rimane un capriccio alla Erode.

 

In quest’epoca sovraffollata di teste calde, menti acute e spiriti polemici, è davvero arduo dire qualcosa che non offenda quelli che, facendo un po’ da lacchè al Papa o ai principi, non sono mai disposti ad andare al di là delle posizioni estreme e non badano mai al fatto che non vi sia nulla di peggio per un padre del togliergli l’amore dei figli, né per i figli del toglier loro il rispetto che si deve al padre.

[…] Ve lo dico sinceramente, mia carissima Figlia: mi duole tantissimo il cuore nel sapere che la disputa sull’autorità del Papa sia un trastullo o un oggetto di pettegolezzi per così tante persone, le quali, non molto capaci di mostrare la risolutezza che è opportuna in tale questione, invece di chiarirla la rendono ancor più oscura ed anziché ricomporla la scompaginano; e quel che è peggio, nel renderla più oscura perturbano la pace di numerose anime, nello scompaginarla disgregano la sacra concordia dei cattolici, allontanando questi ultimi gli uni dagli altri, quando invece si dovrebbe pensare alla conversione degli eretici.

Per concludere, vi ho detto queste cose per farvi capire che non dovete in alcun modo lasciar correre il vostro spirito dietro tutti questi vani discorsi sull’autorità. Fate come se vi fosse indifferente, lasciando piuttosto tutta quell’impertinente curiosità alle anime che vogliono nutrirsene, come i camaleonti del vento.

Lettera alla Presidente Brûlart, marzo 1612

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