Martedì della XXIII settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelia

C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie

Come abbiamo appena ascoltato nel Vangelo di oggi, è giusto chiedere a Gesù di essere guariti. San Francesco di Sales ci insegna a farlo nel modo giusto nella lettera, riportata qui sotto, indirizzata a una sua penitente. Maria nostra Madre ci accompagna nel cammino del diventare figli di Dio, anche nell’ora del languore, della pesantezza e delle afflizioni.

Vangelo   Lc 6, 12-19
Dal vangelo secondo Luca
In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

 


La pace dell’abbandono non è psicologica ma spirituale; non è il frutto di una vittoria su noi stessi ma di una riconciliazione con noi stessi: le nostre debolezze non sono più debolezze quando sono offerte a Dio amorevolmente.

Per ogni cosa occorre, cara Figlia, procurare questa tranquillità, non perché essa è madre del compiacimento ma perché è figlia dell’amore di Dio e della consegna della nostra propria volontà. Le occasioni per praticarla sono quotidiane perché le contraddizioni non ci mancano dovunque noi ci troviamo; e quando nessuno ce ne provoca ce le procuriamo da soli. Dio mio, cara Figlia, quanto saremmo santi e graditi a Dio se sapessimo ben servirci delle occasioni offerte dalla nostra vocazione per mortificarci perché sono, senza dubbio, maggiori di quelle che si presentano ai religiosi: il male è che non le volgiamo come loro a nostro favore… La prego di mettersi alla presenza di Dio e di sopportare i suoi dolori davanti a Lui. Non si trattenga dal lamentarsi, ma vorrei che fosse con Lui, con spirito filiale come farebbe un tenero bambino con sua madre; infatti, a patto che sia fatto amorevolmente non vi è alcun pericolo nel lamentarsi, nel chiedere la guarigione o il sollievo. Solamente lo faccia con amore e sottomissione tra le braccia della buona volontà di Dio. Non stia in pena se non fa bene gli atti di virtù* perché essi non cessano di essere buoni anche se fatti con languore, pesantezza e quasi per forza. Può dare a Dio solo quello che ha e in questa stagione di afflizione non ha altra azione.

A Madame de la Fléchère, 16 luglio 1608 (XIV, pp. 53-54)

 

 

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