Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele (29/09/2017)

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Parlando di angeli, la tendenza istintiva dell’uomo vecchio in noi oscillerà sempre tra due poli. Ad un estremo il materialismo più assoluto che vuole escludere fieramente l’esistenza di ogni creatura puramente spirituale. All’estremo opposto le moderne “fedi” confuse, sentimentali, emotive, irrazionali su angeli senza alcun legame con Gesù Cristo.

Gesù da per scontata l’esistenza di un mondo angelico. Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeliVedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo … Gli angeli sono quindi i suoi angeli. In questo mondo angelico rivelato dalla Parola di Dio è data per scontata una gerarchia al cui vertice c’è Cristo stesso.

La buona notizia è la presenza operante nella nostra storia del Regno di Dio che ha potere assoluto su un altro regno, quello di satana. Anche il regno del diavolo è strutturato gerarchicamente. Satana e i demoni a lui sottomessi non sono altro che creature angeliche. Puri spiriti dotati di intelligenza e volontà. Contenuto della notizia buona è la liberazione, attraverso la potenza di Gesù Cristo, dall’azione del malvagio. In questa battaglia impari, perché non c’è proporzione tra la Potenza di Dio e quella delle creature angeliche ribelli, si distingue l’arcangelo Michele da sempre venerato dai credenti come aiuto speciale e fortissimo contro satana.

Ci ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica:
328 L’esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l’unanimità della Tradizione.
330 In quanto creature puramente spirituali, essi hanno intelligenza e volontà: sono creature personali e immortali. Superano in perfezione tutte le creature visibili.

A questa fede della Chiesa umilmente e con gratitudine ci vogliamo convertire rinunciando alle nostre impressioni contrarie.

a cura di Padre Maurizio Botta C.O.


Più volte durante la S.Messa si fa menzione degli Angeli, ma è proprio nell’inno eucaristico che noi ci uniamo a tutte le schiere celesti, e l’inno eucaristico termina con il trisagio (Don Divo sta parlando del Sanctus in cui per tre volte ci rivolgiamo a Dio dicendo: Santo, Santo, Santo…) degli angeli divenuto il canto degli uomini. Per mezzo del trisagio, dice S.Massimo, si manifesta e si realizza l’unione e l’uguaglianza con i santi Angeli (La Mistagogia, 24 C). Il Sanctus della Messa non è soltanto allora l’eco del canto angelico, è veramente il canto della terra e del cielo, il canto di tutta la creazione visibile e invisibile. Tutta la creazione visibile e invisibile si unisce in un solo canto di lode. Non è dunque soltanto l’unità degli uomini in Cristo che realizza la Messa, ma l’unità di tutta intera la creazione di Dio.

da Il Mistero Cristiano nell’anno liturgico  di Don Divo Barsotti


Perfezione e pazienza. Perfezione umana, non angelica. Lettera strabiliante di San Francesco di Sales dottore della Chiesa.

Sappia che la virtù di pazienza è quella che ci assicura la maggiore perfezione, e se bisogna averla con gli altri, bisogna anche averla con se stessi. … Per avere la perfezione bisogna soffrire la nostra imperfezione e attenzione, dico soffrirla con pazienza e non amarla o accarezzarla: l’umiltà si nutre in questa sofferenza …

Non voglio dire che non bisogni mettersi sul cammino della perfezione, ma non bisogna desiderare di arrivarci in un sol giorno, cioè in un giorno di questa mortalità*, perché questo desiderio finirebbe per tormentarci inutilmente. Per camminare bene, bisogna impegnarci a fare bene il tratto di strada più vicino e del primo giorno senza trastullarci a desiderare il tratto di strada dell’ultimo giorno mentre rimane ancora da percorrere e portare a termine quello del primo giorno.

Le dirò questa parola, ma la trattenga bene: talvolta ci piace a tal punto essere buoni angeli da tralasciare di essere buoni uomini e buone donne. La nostra imperfezione ci deve accompagnare fino alla bara. Non possiamo procedere senza toccar terra: non bisogna né sdraiarsi né voltolarsi in essa, ma non bisogna nemmeno pensare di volare. Noi siamo, infatti, piccoli pulcini senza le ali. Moriamo poco a poco, bisogna altresì far morire le nostre imperfezioni con noi, giorno dopo giorno.

Le raccomando la santa semplicità. Guardi davanti a sé e non guardi a quei pericoli che lei vede da lontano. A lei sembrano degli eserciti. In realtà, sono solo dei salici senza fronde; ma, mentre lei guarda laggiù potrebbe fare qualche passo falso. Manteniamo il proposito fermo e generale di voler servire Dio con tutto il nostro cuore e tutta la nostra vita; fatto questo non preoccupiamoci del domani. Pensiamo solamente a fare bene oggi, e quando arriva il domani si chiamerà oggi e, a quel punto, ci penseremo. Anche su questo punto, occorre fidarsi e consegnarsi alla Provvidenza di Dio, procurandosi la manna giorno per giorno e non oltre[1], senza assolutamente dubitare, Dio ne farà piovere dell’ altra domani e così ogni giorno del nostro pellegrinaggio.

Lettera alla Sig.na di Sulfour, 22 luglio 1603 (XIII, pagg.203-206)

[1] Cf. Es 16,16-21


 

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