Anime sceme (12/11/2017)

Audio Omelia

Niente abito nuziale, niente piccoli vasi di olio, domenica prossima niente investimento per anni di un’ingente somma di denaro. Ovvero: visto che questo Signore, questo Re, questo Padrone mi sembra che tardi ad arrivare  mi comporto, vivo, agisco come se non dovesse proprio più tornare.

Chi è il cattivo? Per noi cattive sembrano le cinque ragazze sagge.

“No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.

A noi sembra cattivo ed esagerato questo sposo.

“In verità io vi dico: non vi conosco”

Ma agli ascoltatori della parabola era evidente che non si trattava in nessuno di questi casi di innocenti sbadataggini, ma dimenticanze che suonavano umanamente inconcepibili. Quella sarebbe stata l’unica cosa a cui pensare. Le damigelle mancano principalmente nei confronti della sposa a nome della quale stavano ad aspettare lo Sposo con gli amici di lui. Non pensano all’unica cosa da fare. Non fanno quel minimo per cui erano state scelte. Erano state scelte per aspettare quel momento che sapevano sarebbe stato nel cuore della notte ed era il massimo di tutto. Un grande arrivo, è un grande giorno, è una grande ora. Ma per chi lo aspetta. Arriva lo Sposo, ovvero il massimo di tutto, dell’intimità, della gioia, della soddisfazione. Il massimo della festa e dell’eccitazione dove tutto era pronto per i festeggiamenti. Aria elettrizzante. Le stolte esprimono un’assurda non attesa. Un onore immenso era stato loro accordato. Quella era un’attesa rituale dove l’unica cosa da fare era appunto attendere quell’arrivo. La vigilanza di cui parla Gesù non vuol dire non addormentarsi all’alba, nel cuore della notte. Tutto avviene al buio nella notte e tutti si addormentano. Tutte si addormentano. Tutti aspettando questo sposo che tarda ci addormentiamo. La veglia di cui si parla oggi non comporta  stare svegli, ma fare le cose normali per esprimere questa certezza del suo arrivo.  Non aver portato i vasetti di olio era un gesto che faceva esclamare sorridendo agli ascoltatori di Gesù: “Che stupide, proprio delle sceme!”. Una vera stoltezza, perché se c’è una cosa certa è che lo sposo arriverà.

A mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro!

Chi lancia questo grido misterioso? È un grido. C’è qualcuno che ci sveglia al momento giusto. Oggi qualcuno grida quando viene lo Sposo. La vita di tanti fratelli, dei santi di oggi, è un grido che annuncia l’incontro vicino con Cristo. Ed è un vero e proprio grido, non un sussurro, non un vago sogno o un’immagine sbiadita. Un grido nella notte, un grido esaltato amplificato dal buio della notte. Ecco come Madeleine Delbrel grida per noi  questa venuta quotidiana del Signore nelle solitudini di cui una giornata è costellata. Fidandoci delle promesse di Gesù che garantisce di essere con noi ogni giorno e di essere alla nostra porta a bussare, possiamo scoprire la presenza del Dio Vivente che ci parla nei deserti che ogni giorno la vita ci assicura.

Il primo passo verso la solitudine è una partenza. Il vero deserto lo si raggiunge, nel duplice senso del termine, prendendo il treno, la nave o l’aereo. Noi non sappiamo distinguere le numerose piccole partenze che si susseguono in una giornata perché non arriviamo mai alle solitudini che sono nostre, alle solitudini che ci sono state preparate. Per il solo fatto che uno stato di solitudine non è separato da noi che dallo spessore di una porta o dal periodo di un quarto d’ora, non gli riconosciamo il suo valore di eternità, non lo prendiamo sul serio, non lo affrontiamo come un complesso unitario, adatto alle rivelazioni essenziali. Poiché il nostro cuore non sa attendere, i pozzi di solitudine di cui sono disseminate le nostre giornate ci rifiutano l’acqua vitale di cui traboccano. Noi abbiamo la superstizione del tempo. Se “il nostro amore richiede tempo”, l’amore di Dio si fa gioco delle ore, e un’anima disponibile può essere sconvolta da Lui in un istante. “Ti condurrò nella solitudine e parlerò al tuo cuore”. Se le nostre solitudini sono per noi dei cattivi conduttori della Parola, è perché il nostro cuore è assente.

di Madeleine Delbrêl  Tratto da AAVV, La solitudine, AVE (Roma 1966)

di Padre Maurizio Botta C.O.

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