Martedì della XXXII settimana del Tempo Ordinario

Omelia 2015

Leggiamo il Vangelo di oggi senza dimenticare un altro passo del Vangelo di Luca.  Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. Luca 12,37 La rivelazione è sconvolgente. Cristo svela che Dio Padre è il contrario di un padrone umano. Dio è così e si comporterà così con i suoi servi fedeli, ma il Vangelo di oggi ci ricorda che questo non avviene per meriti acquisiti sul campo.  La  gratuità completa e sconvolgente di Dio è dono immeritato non diritto sindacale. La libertà che sgorga dal servizio a Dio è un’esperienza, proprio come è esperienza il percepire la schiavitù se si servono le proprie passioni di ogni genere. Nel crogiolo l’oro a una temperatura altissima si fonde, per Dio la nostra volontà, la volontà propria è oro che immerso nel crogiolo dell’ Amore di Dio diventa fluida, malleabile pronta a prendere la forma che vorrà Dio. Da solidi a liquidi, disponibili all’azione di Dio, docili, flessibili alla Sua Parola e alla Sua Volontà.  Un primo segno di indocilità potrebbe essere quella domanda polemica che nasconde in sé tante cose: “Ma quale sarebbe la Volontà di Dio?” Diventiamo docili! Dicendo Gesù, anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare, da per scontato che il problema non è sapere quello che Dio vuole da noi, il problema non è lì. Il problema non è nel fatto che la Volontà di Dio ci sia  ma sia difficile da conoscere. Problema è sempre il nostro orgoglio che addirittura ci fa presumere essere un merito quello che è un dono. Unico merito che ci fa arricchire per il cielo è la docilità di accogliere i doni di Dio e Dio stesso che si dona.

 

Vangelo   Lc 17, 7-10

+ Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

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