Mercoledì della II settimana del Tempo Ordinario

battagliaAudio Omelie

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La parola di Dio di oggi parla di battaglie. Quella visibile e impari tra Davide e Golia è divenuta proverbiale. Il salmo 143 prorompe da un contesto di battaglia. Il Vangelo, anche se non è descritta una battaglia fisica, è carico di tensione e di violenza, si conclude, infatti, così: E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire. Cristo apertamente sfida i suoi nemici, li affronta andando incontro alle conseguenze. Un cammino autentico di fede porta sempre in sé la necessità della battaglia. Non c’è un solo passo della parola di Dio che escluda questo serrato confronto con il male, contro nemici visibili e invisibili. Guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori. Il problema non è quindi il valore religioso del Sabato, ma quella interpretazione del Sabato che finisce per deformare le intenzioni di Dio. Il sabato è donato per fare memoria dell’alleanza con il Dio vivente. Il sabato vuol dire liberazione ricevuta dalla schiavitù, dai legami, dal male, dall’oppressione. La perversione trasforma questa norma nata per esaltare la libertà donata al popolo di Israele, in una schiavitù nuova. Divieto a liberare, quando si potrebbe farlo introducendo macroscopici controsensi. Ipocriti, non scioglie forse, di sabato, ciascuno di voi il bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? La battaglia quindi è contro quelle azioni, quei pensieri che deformano il volto di Dio rivelato da Cristo. Meglio una mano inaridita che un cuore indurito. Una mano inaridita, addirittura il peccato, stimolano l’azione del Medico celeste, solo la durezza del cuore suscita in Gesù Cristo uno sguardo di indignazione e tristezza. Oggi come ieri.

di Padre Maurizio Botta

Vangelo Mc 3,1-6
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù entrò di nuovo nella sinagoga. Vi era lì un uomo che aveva una mano paralizzata, e stavano a vedere se lo guariva in giorno di sabato, per accusarlo. Egli disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati, vieni qui in mezzo!». Poi domandò loro: «È lecito in giorno di sabato fare del bene o fare del male, salvare una vita o ucciderla?». Ma essi tacevano. E guardandoli tutt’intorno con indignazione, rattristato per la durezza dei loro cuori, disse all’uomo: «Tendi la mano!». Egli la tese e la sua mano fu guarita. E i farisei uscirono subito con gli erodiani e tennero consiglio contro di lui per farlo morire.

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