Sabato della XIII settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

8 Luglio 2017


Gesù Cristo dice ai discepoli dei farisei e di Giovanni Battista che è stato dato ai suoi discepoli e che la sua presenza è simile a quella dello sposo a un banchetto di nozze, ma anticipa anche che ci sarà un momento in cui sarà loro tolto. A quale momento si sta riferendo Gesù? Sicuramente parla del momento oscuro della sua morte, ma  solo di quello?

Mi sembra di poter dire che nel cammino ci sono momenti di consolazione spirituale in cui si percepisce la presenza del Signore più intensamente. Lui lo sentiamo più vicino e allora il digiuno non è centrale. Altri momenti invece di purificazione, di prova, di percezione di lontananza in cui ci sembra che Gesù ci sia stato in un certo senso tolto.

C’è però una novità con cui confrontarsi, Gesù dice che dalla sua presenza in poi non puoi più digiunare in modo vecchio. Gesù annuncia la novità e la forza del digiuno nuovo, un digiuno non fine a sé stesso, ma come manifestazione dell’assenza o della presenza di Gesù. O meglio, visto che lui ha promesso di essere sempre presente, un digiuno a seconda della nostra percezione della sua assenza o presenza.

Ci sono, nella vita di ogni discepolo, i giorni della sua morte, i giorni della Risurrezione dove non si digiuna e i giorni del dono dello Spirito Santo. Questi momenti, per la percezione sensibile del discepolo, si alternano nella vita e anche nella stessa giornata, a volte nell’arco di una stessa ora.

di Padre Maurizio Botta C.O.

Vangelo   Mt 9, 14-17

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».  E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno. Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».

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