Mercoledì della XXIV settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

19 Settembre 2018

20 Settembre 2017


E’ venuto infatti Giovanni il Battista che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: Ha un demonio.

La stima per l’ascesi oggi è pressochè nulla. Quei gesti espressivi anche nella carne di una scelta radicale per Dio, il richiamo della fame che continuamente ricorda attraverso il corpo la Fame e la Sete di Dio che abita nel cuore umano, meritano frasi di questo tipo: “Troppo ascetico, eccessivamente duro, poco umano, inaccettabile…” Il senso della disciplina, il senso profondo del digiuno oggi sembra troppo lontano dal modo di sentire comune della gente. E Giovanni Battista, oggi come ieri, è liquidato come un uomo un po’ pazzo! Gesù definendo anche Giovanni il Battista figlio della Sapienza afferma autorevolmente, invece, non solo la liceità, ma la sapienza di queste pratiche ascetiche.

E’ venuto il Figlio dell’uomo che mangia e beve, e voi dite: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori.

Era evidente come il comportamento di Gesù dal punto di vista del digiuno fosse differente e meno rigoroso e radicale di quello di Giovanni il Battista. E subito comincia il capriccio contrario: “Troppo comodo, troppo lassista, troppo buono, poco serio, poco spirituale…”

Ma alla Sapienza è stata resa giustizia da tutti i suoi figli

La Sapienza di Dio, pur restando la stessa Sapienza, e pur avendo sempre in Dio la sua origine, si può manifestare in modi esteriormente molto diversi. Le differenze tra i santi sono evidenti, ma quale sarà sempre il dato stupefacente che li accomuna? Ce lo dice la parola di Dio descrivendo gli effetti dell’operare di Giovanni il Battista e di Gesù.

Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori, dicevano di Gesù.

E Gesù stesso rimproverando scribi e farisei, parlando del cugino, dirà loro così: «In verità vi dico: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. È venuto a voi Giovanni nella via della giustizia e non gli avete creduto i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, pur avendo visto queste cose, non vi siete nemmeno pentiti per credergli. 

I più lontani quando ci sono i figli della Sapienza di Dio non si allontanano, si avvicinano e cambiano vita. Dai loro frutti li riconoscerete.

di Padre Maurizio Botta C.O.

Vangelo   Lc 7, 31-35

Dal vangelo secondo Luca

In quel tempo, il Signore disse: «A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!”. È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e voi dite: “Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!”. Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli».


 

Per approfondire il tema di cui ci parla il Vangelo di oggi, alcuni testi scelti di autori spirtuali su penitenza, ascesi, mortificazione. Buona lettura e buona meditazione!

 

Ama la tua carne in quanto essa ti è donata come un aiuto ed è destinata ad accompagnarti nella felicità eterna…è necessario che l’anima ami la sua carne, ma deve ancor di più vegliare su sé stessa: Adamo deve amare Eva, ma non al punto da preferire la sua voce a quella di Dio.

 San Bernardo (1090-1153) Sermone XI sul Salmo 91

 Non t’inquietare, se non sei subito sgombro da tutti i tuoi difetti. Non occorre neanche lavorare troppo alacremente perché ci lascino, né desiderarlo troppo. Abbandonati pienamente nelle mani di Dio, per portare i tuoi difetti e le tue miserie fintantoché lui vorrà; prendi gli strumenti per disfartene e resisti a loro in tutti gli incontri, ma con dolcezza e pace, come un uomo che appartiene a Dio e pone in lui solo la sua fiducia.

 Francesco Liberman Lettera del 22/10/1837

 Riguardo a Dio e alle cose di Dio, tutto deve farsi dolcemente, tranquillamente e senza sforzi.

J.P. de Caussade (1675-1751) Lettere Spirituali II, p.249

Si possono fare delle mortificazioni, si possono anche desiderare con la propria volontà e questo non fa bene. Se si fanno delle mortificazioni razionalmente e provando a se stessi che bisogna  farne, non valgono granché dinanzi a Dio e sono a volte, più deleterie che utili.

François Libermann (1802-1852) Lettera del 12 Dicembre 1837

Affinché siano buone e producano del bene per la nostra santificazione è necessario che esse siano soavi, che infondano dolcezza e coraggio all’anima, e che ci elevino e ci attacchino a Dio più saldamente.

François Libermann (1802-1852) Lettera del 13 Febbraio 1846

Ci si ingannerebbe molto credendo che un sacrificio è valido e gradito a Dio soltanto se tutto vi è triste e mortificante per la natura. La santa Bibbia testimonia che Dio riceve i fiori ed i frutti come il sangue e la gioia come le lacrime.

Charles Gay (1815-1892) I Misteri del santo Rosario

…decisi di darmi più che mai ad una vita seria e mortificata. Quando dico mortificata non è per far credere che facevo delle penitenze, purtroppo! Non ne ho mai fatta alcuna,…non sentivo per esse alcuna attrazione… le mie mortificazioni consistevano nello spezzare la mia volontà, sempre pronta ad imporsi, nel trattenere una parola di replica, nel rendere piccoli servizi senza farli valere… fu con la pratica di questi nulla che mi preparavo a diventare la fidanzata di Gesù…

Santa Teresa del Bambin Gesù (1873-1897) Manoscritto Autobiografico A, 68v°

È certo che non vi è penitenza più severa di quella che consiste nel non fare altro che lasciar fare a Dio, essendo verissimo che le penitenze che facciamo da noi stessi e che ci imponiamo, essendo sempre quelle che noi vogliamo, non puniscono mai abbastanza severamente la parte più criminale, che è la volontà propria, mai punita per bene, se non quando è obbligata a fare e a soffrire ciò che essa non  vorrebbe né fare né soffrire.

Alexandre Piny (1640-1709) L’Orazione del Cuore Cap. XIII

Resistendo alle passioni, e non cedendo, si trova la vera pace del cuore. Non vi è pace, dunque, nel cuore dell’uomo carnale, dell’uomo votato alle cose esteriori: la pace è la dote dell’uomo fervente e spirituale.

Tommaso da Kempis (1379-1471) Imitazione di Cristo, I, 6


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