San Matteo (21/09/2018)

La_Vocazione_di_San_Matteo_part._1Audio Omelie

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L’eucaristia è un’intimità estrema che Gesù consegna a discepoli che lo hanno seguito per tre anni. Quelli rimasti dopo che molti se ne erano andati via. Ma l’intimità di un pasto insieme è concessa a Matteo e a molti altri peccatori anonimi addirittura prima del perdono dei peccati.

Tutta la scorsa settimana, dopo la comunione, abbiamo pregato questa stupenda orazione: La potenza di questo sacramento, o Padre, ci pervada corpo e anima, perché non prevalga in noi il nostro sentimento, ma l’azione del tuo Santo Spirito. All’Amore di Cristo, non possiamo quindi mettere come ostacolo, nemmeno il nostro sentimento di indegnità, il nostro senso di colpa. Lui ci svela verità di fede più forti dei nostri stessi sentimenti di indegnità, di miseria, di colpa.

Diceva Papa Benedetto parlando di San Matteo in una delle sue primissime Udienze: Gesù non esclude nessuno dalla propria amicizia. Anzi, proprio mentre si trova a tavola in casa di Matteo-Levi, in risposta a chi esprimeva scandalo per il fatto che egli frequentava compagnie poco raccomandabili, pronuncia l’importante dichiarazione: “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati: non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori” (Mc 2,17).”

BENEDETTO XVI – UDIENZA GENERALE – Mercoledì, 30 agosto 2006


A commento del versetto di oggi:  “Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati: non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori” vi regaliamo due testi luminosi che ci parlano di Gesù medico che vuole guarirci con l’Eucaristia. Gesù ci dona il farmaco del Suo Corpo.

Se la gente del mondo ti domanda perché ti comunichi così spesso, di’ loro che è per imparare ad amare Dio, per purificarti dalle tue imperfezioni, per liberarti dalle tue miserie, per consolarti nelle tue afflizioni, per trovare sostegno nelle tue debolezze. Di’ loro che sono due le categorie di persone che devono comunicarsi spesso: i perfetti, perché, essendo ben disposti, farebbero molto male a non accostarsi alla sorgente e fontana della perfezione, e gli imperfetti, per poter appunto aspirare alla perfezione; i forti per non diventare deboli, e i deboli per diventare forti; i malati per essere guariti e i sani per non ammalarsi; tu poi, poiché imperfetta, debole e ammalata, hai bisogno di comunicare spesso con la tua perfezione, la tua forza e il tuo medico. Di’ loro che quelli che non hanno molte occupazioni nel mondo devono comunicarsi spesso perché ne hanno la possibilità, e quelli che hanno molte occupazioni nel mondo, perché ne hanno la necessità, e chi lavora molto ed è carico di fatiche deve inoltre mangiare cibi sostanziosi e frequentemente. Di’ loro che ricevi il Santissimo Sacramento per imparare a riceverlo bene, perché non si fa molto bene un’azione a cui non ci si esercita spesso. Comunicati spesso, Filotea, più spesso che puoi, secondo il parere del tuo padre spirituale; e credimi, le lepri, sulle nostre montagne, in inverno diventano bianche, perché non vedono e non mangiano altro che la neve; anche tu, a forza di adorare e di mangiare la bellezza, la bontà e la purezza stessa in questo divino Sacramento, diventerai tutta bella, tutta buona e tutta pura.

San Francesco di Sales (1567-1622), Introduzione alla Vita devota, II, cap. 21

Qui la paura deve essere scacciata dall’amore. Pensi di essere indegno di questi misteri? Non è sicuramente per i tuoi meriti che diventi degno, anche dopo migliaia di anni di sforzi. Bisogna che a renderti degno sia colui stesso che ti invita. E te ne renderà degno, se ti sforzi di scacciare dal tuo cuore ciò che ai suoi occhi dispiace. Se non hai coscienza di un impedimento vero e proprio a ricevere l’eucarestia, perché, pigro e ingrato, ti privi di un tale bene? Se il rimorso di coscienza ti accusa, perché non cerchi attraverso il pentimento di aprirti l’accesso all’eucarestia? Sento già quello che mi risponderai: sono freddo, sono distratto, sono carnale, sono tormentato dalle preoccupazioni, la mia fede è debole, la mia speranza vacilla, la mia carità è gelida… Ma dove cercare la guarigione, se non presso un tale medico? Hai l’esempio di Pietro, di Zaccheo, il peccatore. Fuggi te stesso e gettati tra le mani del tuo Salvatore. Lui non è né crudele, né geloso. Perché, avendoti invitato, non dovrebbe riceverti, non dovrebbe guarirti?

Jean Gerson (1363-1429), Commento al Magnificat

 

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