Giovedì della XXVII settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

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Tre differenti richieste di essere sfamati. Dalla richiesta dell’amico insistente nel cuore della notte, diciamo una richiesta un po’particolare, alla richiesta quotidiana necessaria del bambino che chiede al padre il cibo, fino al culmine della richiesta buona per eccellenza rivolta al Padre Celeste. Dalla richiesta un po’ importuna dell’amico umano, alla richiesta vitale del figlio al padre, fino ad arrivare alla richiesta fondamentale del figlio di Dio al Padre Nostro che è nei cieli. Richiesta vincolata a una promessa. Una promessa assolutamente decisiva. Innanzitutto Gesù autorevolmente come Figlio annuncia che il Padre darà lo Spirito Santo a coloro che lo chiedono. Al di là quindi dell’impressione, nel nostro rapporto con Dio, di non essere esauditi ed ascoltati, al di là dell’impressione di essere importuni come lo è un amico che ti sveglia nel cuore della notte svegliando i bambini appena addormentati  (e chi deve addormentare dei bambini piccoli sa che questa non è cosa da poco…) abbiamo la certezza che si ancora alle parole di Gesù che lo Spirito Santo è dato a coloro che lo chiedono con assiduità. In negativo, ma ci aiuta, dobbiamo ricordarci che lo Spirito Santo non è dato a tutti, è dato senza misura a tutti coloro che lo chiedono con perseveranza. Potremmo quindi dividere i discepoli in due categorie quelli che chiedono con perseveranza e quelli che lasciano perdere mettendo al primo posto le proprie sensazioni di pesantezza e aridità. Questo versetto ci dice come stanno le cose per  Gesù Cristo. Dove sta la cattiveria. Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli. La cattiveria sta in noi, noi siamo gente cattiva capace di dare cose buone. Dove sta la Bontà. Quanto più il Padre vostro del cielo. Il Padre è Buono, quello Buone per eccellenza. Il rapporto tra la nostra libertà e la Grazia. Darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!  C’è il sospetto che Dio non voglia donarci il Dono dei doni, lo Spirito Santo? Dio obbedisce al nostro cuore. Dio ci libera da ciò da cui vogliamo essere liberati. Non bisogna aver paura che Dio cambi la nostra vita. Dobbiamo aver paura che Dio non cambi la nostra vita. Che Dio ci lasci dove stiamo. E allora senza stancarci, incessantemente: Vieni Santo Spirito, vieni per Maria!

di Padre Maurizio Botta C.O.

Vangelo   Lc 11, 5-13
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai discepoli:
«Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”, e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».


Due testi di San Francesco di Sales sulle preghiere giaculatorie. Preghiere brevi, come frecce rivolte al cielo nel mezzo delle attività quotidiane, esprimono perfettamente questo bussare “invadente” di cui parla il Vangelo. San Francesco ne spiega la necessità anche nelle vite più contemplative e di come siano possibili sempre, anche nel tempo della malattia.

 

Finché i nostri corpi sono nel dolore, è difficile elevare i cuori alla considerazione perfetta della bontà di Nostro Signore: ciò è proprio solo di quelli che, essendovi avvezzi da lungo tempo, hanno lo spirito totalmente rivolto verso il cielo. Ma noi che siamo ancora così molli, abbiamo delle anime che si distraggono facilmente sentendo le fatiche e i dolori del corpo: non v’è da meravigliarsi, dunque, se nel corso della malattia avete interrotto la consuetudine dell’orazione interiore. In tal caso, basta usare le preghiere giaculatorie e le sacre aspirazioni[1]. Dato, infatti, che il male ci fa sospirare spesso, non costa poi tanto sospirare in Dio, a Dio e per Dio, piuttosto che sospirare per inutili lamentele.

Lettera alla signora de Tavernay, 21 luglio 1610

[1] Vale a dire delle preghiere brevi, come delle frecce (jacula in latino), e dei sospiri lanciati verso il cielo.


Filotea, coltivate spesso, dunque, il desiderio di Dio per mezzo di brevi ma intensi slanci del vostro cuore: ammirate la bellezza di lui, invocate il suo aiuto, gettatevi in spirito ai piedi della Croce, adorate la sua bontà, domandategli sovente la salvezza per voi, offritegli mille volte al giorno la vostra anima, fissate lo sguardo interiore sulla dolcezza del Signore, tendetegli la mano, come un bambino a suo padre, affinché sia egli a guidarvi. […]

Ebbene, la grande opera della devozione consiste proprio nella pratica del raccoglimento spirituale e delle preghiere giaculatorie. Tale esercizio, infatti, può compensare la mancanza di tutte le altre orazioni, mentre la sua mancanza non può essere compensata in alcun modo. Senza il raccoglimento spirituale e le preghiere giaculatorie non è possibile condurre bene la vita contemplativa, per non parlare poi di quella attiva, la quale risulterebbe oltremodo mal fatta; senza tale pratica, il riposo non è che ozio ed il lavoro è soltanto un peso. A motivo di ciò, vi scongiuro di abbracciarla con tutto il cuore, senza separarvene mai.

Introduzione alla vita devota, II, 13

 

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