Martedì della XXVII settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

9 Ottobre 2018

6 Ottobre 2015


Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Questa domanda lascia trapelare tante cose. Irritazione, fastidio, disappunto contro Maria certamente, ma anche e forse di più contro Gesù. “Va bene le belle parole e i commenti alla Parola di Dio, ma per favore, un po’ di concretezza, un po’ di realismo. È una donna come me e il suo compito ora è servire.” Se ci pensiamo istintivamente ci è sempre venuto da schierarci dalla parte di Marta. Eppure Gesù sta valorizzando immensamente una donna. Conferma che il discepolato e l’ascolto della sua parola non è solo per gli uomini. Gesù anche in questo momento della sua vita come in tanti altri non può essere nemmeno sfiorato dall’accusa di maschilismo. Quando Gesù è presente e parla non c’è assolutamente nulla di nulla di più importante. Il meglio è ascoltare restando ai suoi piedi, quindi non in piedi a mettergli fretta. Potremmo dire che se la nostra vita è sempre affanno ed agitazione questo è il miglior indicatore che abbiamo scelto. Abbiamo scelto la parte peggiore sfuggendo l’intimità offertaci da Gesù per l’illusione di servirlo meglio in un modo più “concreto”.

di P. Maurizio Botta C.O.

 

Vangelo  Lc 10,38-42

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».


I nostri affari non sono affari nostri

La cura e la diligenza che dobbiamo avere nei nostri affari è cosa ben differente dalla sollecitudine, preoccupata e ansiosa. Gli angeli hanno cura della nostra salvezza e si applicano con diligenza, ma non è per questo ne hanno sollecitudine, preoccupazione o agitazione; poiché la cura e la diligenza appartengono alla loro carità, mentre sollecitudine, preoccupazione e agitazione sarebbero contrarie alla loro felicità, dal momento che cura e diligenza possono essere accompagnate dalla tranquillità e dalla pace di spirito, ma non è così per la sollecitudine o per la preoccupazione né tanto meno per l´agitazione. Si occupi dunque di tutti gli affari di cui avrà l´incarico con cura e diligenza, mia Filotea, dal momento che Dio avendoglieli affidati vuole che lei ne abbia grande cura, ma se è possibile non sia sollecita e preoccupata, cioè non li compia con inquietudine, ansia e ardore. Non si agiti affatto nello svolgimento del compito perché ogni sorta di agitazione turba la ragione e il giudizio, e ci impedisce anche di fare bene la cosa per cui ci prodighiamo.

Quando Nostro Signore riprende santa Marta dice: Marta, Marta, tu ti preoccupi e ti agiti per molte cose. Faccia attenzione, se avesse avuto semplicemente cura, non si sarebbe turbata per niente; ma dal momento che era preoccupata e inquieta, si agita e si turba, ed è in questo che Nostro Signore la riprende. I fiumi che scorrono dolcemente nella pianura portano grandi navi e ricche mercanzie, e le piogge che cadono dolcemente sulla campagna la fecondano di erbe e di grano; ma i torrenti e i ruscelli tumultuosi scorrono sul terreno, rovinano le cose a cui passano vicino e sono inutili al traffico fluviale, così come le piogge veementi e impetuose distruggono i campi e le praterie. Un compito svolto con impetuosità e agitazione non è mai ben fatto: bisogna sbrigare gli affari con tanta moderazione come recita l´antico proverbio. Dice Salomone: Lo zelo senza riflessione non è cosa buona, e chi va a passi frettolosi inciampa (Pr 19,2). Quando facciamo le cose bene le facciamo sempre abbastanza presto. I calabroni fanno molto più rumore e sono molto più agitati delle api, ma fanno solo la cera e neanche un po´ di miele: allo stesso modo coloro che si agitano, divorati da una preoccupazione cocente e da uno zelo rumoroso, non fanno mai né molto, né bene. Le mosche non danno mai fastidio per la loro violenza, ma per il loro grande numero: così i grandi affari non ci turbano tanto come i piccoli quando però essi sono assai numerosi. Accolga quindi in pace le faccende che le capiterà di dover sbrigare, e faccia in modo di eseguirle con ordine, una dopo l´altra, poiché se le vuole portare a termine tutte insieme o disordinatamente, farà degli sforzi che l´ammazzeranno di fatica e indeboliranno il suo spirito; e ordinariamente, si troverà accasciata sotto il torchio senza ottenere nulla.

E in tutte le sue faccende si appoggi totalmente alla Provvidenza di Dio; solo grazie ad essa tutti i suoi progetti riusciranno. Dal canto suo, lavori nondimeno con tutta dolcezza per cooperare con essa, e poi creda che se lei si è pienamente consegnata a Dio, il compimento dell´opera che arriverà sarà sempre il migliore per lei, sia che a suo giudizio [particolare] le sembri buono o cattivo. Faccia come i bambini piccoli, che con una mano stringono quella del papà, e con l´altra raccolgono fragole o more lungo le siepi; allo stesso modo, mentre con una mano accumula e maneggia i beni di questo mondo, tenga sempre con l´altra la mano del Padre celeste, volgendosi di tanto in tanto verso di Lui,  per vedere se la sua gestione e le sue occupazioni gli sono gradite. E faccia in modo soprattutto di non lasciare mai la sua mano e la sua protezione, pensando di accumulare o raccogliere di più; perché se Lui la lascia, non farà altro che cadere faccia a terra. Voglio dire, mia Filotea, che quando lei sarà in mezzo agli affari e alle occupazioni comuni, che non richiedono un´attenzione così forte e pressante per essere ben svolti, guarderà più Dio che le faccende; e quando le faccende sono di così grande importanza da richiedere tutta la sua attenzione per essere fatte bene, di tanto in tanto guarderà Dio, come fanno coloro che navigano in mare, i quali, per raggiungere la terra che bramano, guardano in alto il cielo più di quanto guardino in basso dove remano. Così Dio lavorerà con lei, in lei e per lei e il suo lavoro sarà seguito dalla consolazione.

Introduzione alla Vita devota, III, 10 (III, pp.169-171)


Se ci uniamo realmente alla volontà di Dio allora accettiamo passivamente il dovere di essere attivi sia per le questioni esteriori come per la nostra anima. Scopriamo che Dio desidera che noi siamo Marta quando noi vorremo essere Maria. Questo capita tutti i giorni nelle attività esteriori. Ci gettiamo in esse, non perché le cerchiamo, ma perché sono lì per essere trattate.

Dom Jhon Chapman  lettera del 20 gennaio 1931


Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

About admin