Sabato della XXVIII settimana del Tempo Ordinario

Audio Omelie

15 Ottobre 2016

17 Ottobre 2015


Ieri preparando il commento a questo Vangelo una luce. Il dono di  una comprensione più profonda e autentica, con una certezza e una sicurezza non sentimentali, ma radicate nelle fede. Le parole di Gesù sono oggi per i suoi discepoli. Preavvertiti dell’inevitabile persecuzione con tre istruzioni. Anche la seconda quindi è tutta per loro. Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato. Solo i discepoli hanno fatto esperienza dell’azione dello Spirito Santo, solo i discepoli hanno toccato con mano la forza del Regno di Dio presente e agente nella persona di Cristo. Un conto quindi è che a parlare male di Cristo o della Chiesa sia un “lontano”, un “non-discepolo”. Gli sarà perdonato. Altro conto è che a parlare contro questa azione potente di Dio, a parlare contro la santità di Cristo e della Chiesa sia un discepolo, uno cioè che di questa assistenza dello Spirito Santo ha fatto esperienza. Solo il discepolo o uno che è stato beneficato potentemente dallo Spirito di Dio può, quindi, incorrere in questa terribile bestemmia, definita da Cristo imperdonabile.

 

Vangelo  Lc 12,8-12

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio. Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato.  Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».


Alcuni testi di autori spirituali sul tema di oggi: la bestemmia!

Quale rimedio alle nostre paure? Innanzi tutto non aver vergogna di avere paura, poiché Gesù ha voluto conoscere la nostra paura.

Nostro Signore non è meno perfetto, né meno grande nel Giardino del Getsemani di quanto lo sia sul monte Tabor o alla destra del Padre; pensarla in modo diverso sarebbe bestemmia.

Vital Lehodey (1857-1948), Il santo Abbandono, III, 9

Fantasmi di bestemmia.

A volte coloro che attraversano questa notte sono tentati dallo spirito di bestemmia: tutti i loro pensieri e concetti sono attraversati da esecrande parole blasfeme. Anzi molte volte vengono suggerite all’immaginazione con tanta forza da indurli quasi a pronunciarle, procurando loro grande tormento.

San Giovanni della Croce Notte oscura Libro I Cap. 14 Par. 2

La bestemmia vera è disperare per ignoranza della Misericordia di Dio.

Che cosa dunque deriva dall’ignorare Dio? Dobbiamo cominciare di qui, dove avevamo terminato ieri, come ricordate. Che cosa dunque partorisce l’ignoranza di Dio? La disperazione, abbiamo detto; ma diciamo ora in che modo. Poniamo che uno, tornato in sé, pieno di rincrescimento per tutto il male fatto, sia deciso a ravvedersi e a ritirarsi dalla sua condotta cattiva e carnale: se non sa quanto Dio è buono, come è soave e mite, facile e generoso nel perdonare, la sua mente carnale gli porrà innanzi questi pensieri: «Che cosa vuoi fare? Perdere questa vita presente e quella futura? I tuoi peccati sono enormi e troppo numerosi; per tanti e così gravi trascorsi non potrai soddisfare, neanche se ti scorticassi. La tua complessione è fragile, la tua vita è stata delicata. Difficilmente riuscirai a vincere le abitudini». Per questi e altri simili pensieri il misero, disperato, ritorna sul suo proposito, non conoscendo con quanta facilità l’onnipotente Bontà, che vuole che nessuno perisca, dissiperebbe tutte queste nubi; così ne segue l’impenitenza, che è il delitto più grande, e bestemmia irremissibile. E il poveretto viene inghiottito da una eccessiva tristezza e sommerso nel profondo, né tornerà più a galla per ricevere un po’ di consolazione, come sta scritto: L’empio, quando arriva in fondo ai mali, disprezza (Pr 18,3); oppure, prendendo un pretesto qualunque, si decide a tornare per sempre nel mondo, per godere e deliziarsi di tutti i suoi beni, finché potrà. Quando poi gli sembrerà di poter dire: «Pace e sicurezza», allora piomberà su di lui la catastrofe, né potrà sfuggirla (1 Ts 5,3). Così dunque, dal non conoscere Dio deriva il sommo della malizia, che è la disperazione.

San Bernardo – SERMONE XXXVIII

 

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