Martedì della XXXI settimana del Tempo Ordinario

40462_heroaAudio Omelie

6 Novembre 2018

3 Novembre 2015


Beato chi mangerà il pane nel Regno dei cieli

L’uscita di questo commensale è specchio di un modo comune di pensare di Dio e delle cose di Dio, le cose di lassù. “Beato chi ha la fede, beato chi crede…!” Cosa nascondono espressioni come queste? Il Regno dei cieli visto come realtà futura/lontana e una visione di Dio come una specie di Dea Bendata che darebbe i suoi favori capricciosamente a chi vuole lei. Come se il problema fosse la generosità di Dio nell’offerta di un dono e quindi in un certo senso quasi una grazia indipendente dalla libertà del singolo. È un privilegio così grande che sembrerebbe impossibile rifiutarlo! Ma il fatto che il Dono sia sempre al di là del merito, il fatto che la Grazia sia sempre sovrabbondante, non significa che essa sia arbitraria, legata a un disegno volubile di Dio. Disegno misterioso non vuol dire capriccioso. Molti sono chiamati all’elezione, a questo incontro pieno e trasformante con Cristo, a entrare cioè nel Regno di Dio. Il problema non è che Dio sia stretto, diciamo elitario, molti infatti sono chiamati da Lui, ma pochi sono quelli che rispondono. Gli eletti sono quei pochi, tra i tanti chiamati, che rispondono sì.

Tutti, all’unanimità, cominciarono a scusarsi

C’è un invito rifiutato, un’indelicatezza profonda, un anteporre cose buone e lecite all’immensità del Dono. Ancora una volta una libera scelta. Il problema è che c’era la Roma* …

* A ogni tifoso è consentito mettere il nome della propria squadra. La solidarietà mi ha imposto questa nota.

di Padre Maurizio Botta

Vangelo Lc 14, 15-24
+ Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, uno dei commensali, avendo udito questo, disse a Gesù: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!». Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”. Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”. Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”».


 

Questo testo meraviglioso tratto da un sermone del mistico Enrico Suso è di grande aiuto per la meditazione del Vangelo di oggi.

[…]

Or dunque i messaggeri domandarono a Giovanni chi fosse. Che cosa rispose il principe celeste, la stella del mattino, l’angelo terrestre, Giovanni? Egli disse: «Non sum». Confessò e non negò: «Non sum», mentre tutti gli uomini vorrebbero negare il proprio nome; e l’agire di tutti gli uomini tende unicamente a questo: come negare e nascondere il proprio nome: «Non sum»; tutti vogliono essere o sembrare qualcosa, sia in ordine allo spirito che alla natura.

Carissimi figli, chi riuscisse solo a raggiungere questo fondo, sarebbe giunto al cammino più prossimo, più breve, più piano e più sicuro verso la verità più alta e più profonda che si possa conseguire nel tempo. Per questa cosa nessuno è troppo vecchio, né troppo malato, né troppo povero, né troppo ricco, cioè per dire: «Non sum, non sono nulla». Ah, quale valore indicibile è racchiuso in questo «Non sum»! Nessuno vuole camminare per questa via, si giri la cosa come si vuole. Mi benedica Dio: in verità noi siamo e vogliamo e vorremmo sempre essere ognuno al di sopra dell’altro. Da ciò tutti gli uomini sono così presi e legati, che nessuno vuole rinunziare a se stesso; sarebbero per loro più facili dieci opere che il solo abbandonarsi a fondo. Da qui deriva ogni lotta, ogni fatica: per questo i mondani vogliono avere beni, amici e parenti, e mettono a rischio anima e corpo unicamente per essere qualcosa, per essere grandi, ricchi, ed elevati e potenti. Quanti religiosi, per questo motivo, fanno e omettono, soffrono e lavorano! Ciascuno esamini se stesso a tale riguardo. Di ciò sono pieni conventi ed eremitaggi: ognuno vuole sempre essere e apparire qualcosa.

In cielo Lucifero s’innalzò e volle essere. E ciò lo precipitò nel più profondo [abisso], nel fondo del nulla peggiore di ogni nulla. Questo desiderio allettò i progenitori e li cacciò dal paradiso di delizie, e ci ha portati tutti alla miseria e alla fatica. Da ciò provengono tutti i pianti e tutti i lamenti che ci sono; da ciò viene che siamo privi di Dio, di grazia e d’amore, e spogli e nudi di ogni virtù; per questo non troviamo pace né interiormente né al di fuori; è questo l’unico motivo di tutto ciò che ci manca nei confronti di Dio e degli uomini. Ciò proviene unicamente dal fatto che vogliamo essere qualcosa. Questo essere niente procurerebbe invece in tutte le maniere, in tutti i luoghi, con tutti gli uomini una pace intera, vera, essenziale, eterna; e sarebbe la cosa più beata, più sicura e più nobile che il mondo avrebbe: e nessuno la vuole, ricchi o poveri, giovani o vecchi!

Leggiamo nel Vangelo di san Luca che un uomo ricco, un fariseo, aveva invitato a casa sua nostro Signore Gesù Cristo. Era davvero una grande opera buona quella di nutrire il Cristo con tutti i suoi discepoli. Erano in molti.  Quest’uomo aveva un’ottima intenzione, ma gli mancava il nobile «Non sum». Arrivò là una peccatrice che si gettò a terra e disse dal fondo del suo cuore: «Non sum». Per ciò ella fu innalzata al di sopra di tutti i cieli, al di sopra dei cori di angeli.  Costei si prostrò ben in basso davanti ai piedi di Cristo e disse nel più intimo del suo cuore: «Non sum». Da quel fondo scaturì e si elevò un eterno e durevole «Ego sum»; Cristo le concesse tutto quello che volle. Il padrone di casa stava là tutto indaffarato nella buona opera di dar da mangiare e da bere a tutti; egli disprezzò il modo di comportarsi di quella donna e pensò, quando il Cristo si voltò verso di lei, che ella era una peccatrice.

C’era in lui quell’increscioso «Ego sum» e non il «Non sum»; gli sembrava che fosse a lui che ci si doveva rivolgere, che fosse lui che bisognava ascoltare e con il quale bisognava parlare, e non con quella donna.

Cari figli, quanti se ne trovano di questi farisei e tra i religiosi e tra la gente del mondo! Il mondo ne è pieno, pieno, pieno: [gente in abito] nero e rosso, bigio e blu, che per i loro beni e la loro parentela, o per la loro sapienza, per la loro arte o per la loro intelligenza o per le loro elemosine o perché in apparenza sembrano santi, pensano che ci si dovrebbe rivolgere loro con deferenza, che con loro si dovrebbe parlare, che si dovrebbero ascoltare le loro parole, che si dovrebbe fare qualcosa per loro; e pensano soprattutto: “Non si dovrebbe far questo per me? Io ho fatto per loro questo e quello, io sono questo e quello”. Per loro sarebbe molto ingiusto non essere considerati al di sopra di altri che, a parer loro, non posseggono le stesse qualità. “Dio mi perdoni: chi sono costoro? Di dove vengono? Come osano pensare che dovremmo fare tale cosa?” E disprezzano gli altri. Così faceva il fariseo che s’innalzò al di sopra del pubblicano e restò non perdonato, perché gli sembrava di essere qualcosa; mentre il povero pubblicano che diceva: «Non sum», che non si credeva niente e abbassava gli occhi e diceva: «Signore, abbi pietà di me perché non sono niente, sono un peccatore, meno che niente», tornò perdonato a casa sua. La nobile bocca di Dio stesso ha detto: «Che ognuno guardi davanti a sé e non s’innalzi sopra nessuno, chiunque egli sia».

[…]

E cosa lamentevole che le persone del mondo siano più diligenti riguardo a cose così vili e stolte che gli eletti di Dio riguardo al puro Bene che si chiama ed è Dio. Un uomo spirituale e ben ordinato dovrebbe essere così privo di volontà propria da non scorgersi in lui che «Non sum». Or dunque se ne vengono molte persone che pensano a molteplici pratiche: vogliono stare un anno a pane e acqua, correre in pellegrinaggio, ora è questo ora è quello. Io ti indico il cammino più breve e più piano: entra nel tuo fondo ed esamina che cosa sia che ti ostacola di più, che ti trattiene; osserva ciò e getta questa pietra in fondo al Reno; altrimenti corri pure in capo al mondo e fa’ tutte le cose: ciò non ti serve a nulla. È il rasoio che taglia la carne dalle ossa, cioè il morire alla propria volontà e ai propri desideri. Molte persone uccidono la natura e lasciano vivere i difetti: di là non ne viene mai fuori nulla.

dal sermone “Non sum” di Enrico Suso

 

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