Mercoledì fra l’Ottava di Pasqua

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Continua la nostra riflessione sull’amore. Lunedì partendo dal grido di una canzone abbiamo descritto il bisogno di amare qualcuno che ci attraversa tutti e che viene regolarmente deluso.  Ieri il riconoscimento della piccolezza del nostro amore oscillante tra possessività e indifferenza e il bisogno di essere liberati da questa incapacità. Oggi i particolari storici delle scelte del Risorto ci mostrano quanto l’Amore di Dio sia diverso da quello umano e quanto nessuno di noi sia a Lui sconosciuto. Buon ascolto!

Qui sotto i due testi di Benedetto XVI e Andrea Tornielli proposti nella riflessione di questa mattina:

È pertanto fondamentale per la nostra fede e per la nostra testimonianza cristiana proclamare la risurrezione di Gesù di Nazaret come evento reale, storico, attestato da molti e autorevoli testimoni. Lo affermiamo con forza perché, anche in questi nostri tempi, non manca chi cerca di negarne la storicità riducendo il racconto evangelico a un mito, ad una “visione” degli Apostoli, riprendendo e presentando vecchie e già consumate teorie come nuove e scientifiche. Certamente la risurrezione non è stata per Gesù un semplice ritorno alla vita precedente. In questo caso, infatti, sarebbe stata una cosa del passato: duemila anni fa uno è risorto, è ritornato alla sua vita precedente, come per esempio Lazzaro. La risurrezione si pone in un’altra dimensione: é il passaggio ad una dimensione di vita profondamente nuova, che interessa anche noi, che coinvolge tutta la famiglia umana, la storia e l’universo. Questo evento che ha introdotto una nuova dimensione di vita, un’apertura di questo nostro mondo verso la vita eterna, ha cambiato l’esistenza dei testimoni oculari come dimostrano i racconti evangelici e gli altri scritti neotestamentari; è un annuncio che intere generazioni di uomini e donne lungo i secoli hanno accolto con fede e hanno testimoniato non raramente a prezzo del loro sangue, sapendo che proprio così entravano in questa nuova dimensione della vita. 

BENEDETTO XVI – UDIENZA GENERALE – Mercoledì, 15 aprile 2009

 

Il Vangelo fa un secco enunciato dell’apparizione al Capo degli apostoli, mentre racconta con abbondanza di dettagli l’apparizione a due discepoli sconosciuti». Tutto questo, ci permettiamo sommessamente di far notare, è quanto di più lontano dall’invenzione si possa immaginare. Se davvero i Vangeli fossero una costruzione tarda della comunità cristiana, con pochi o nessun aggancio alla storia e ai fatti vissuti dai testimoni, per quale motivo gli evangelisti avrebbero omesso di «creare» con abbondanza di dettagli (falsi) una bella e speciale apparizione di Gesù appena risorto a Pietro, cioè a colui che sarebbe diventato il capo della comunità dei primi credenti? Invece, troviamo soltanto quell’accenno, mentre Luca si dilunga a descrivere l’incontro del risorto con due oscuri e sconosciuti discepoli, uno dei quali, Cleopa, è nominato soltanto quella volta in tutto il Nuovo Testamento.

Andrea Tornielli – Inchiesta sulla Resurrezione pp.150 – Edizioni Gribaudi

 

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