Amati figlioletti miei… (Pavel A. Florenskij)

Padre Maurizio Botta ha deciso di salvare nella sua “cassaforte impermeabile” le ultime parole che il fisico e teologo russo Pavel A. Florenskij, scrisse dalle carceri comuniste ai figli, poco prima di essere fucilato.

“Notte tra sabato 19 e domenica 20 marzo 1921 Mosca

Amati figlioletti miei […] Eccovi una cosa che non posso non scrivere: abituatevi, educate voi stessi a fare tutto ciò che fate in maniera perfetta, con cura e precisione; che il vostro agire non abbia niente di impreciso, non fate niente senza provarvi gusto, in modo grossolano. Ricordatevi che nel pressapochismo si può perdere tutta la vita, mentre al contrario, nel compiere con precisione e al ritmo giusto anche le cose e le questioni di secondaria importanza, si possono scoprire molti aspetti che in seguito potranno essere per voi fonte profondissima di nuova creatività […]. E non solo. Chi agisce con approssimazione, si abitua anche a parlare approssimativamente, ed il parlare grossolano, impreciso e sciatto coinvolge in questa confusione anche il pensiero. Cari figlioletti miei, non permettete a voi stessi di pensare in maniera trascurata. Il pensiero è un dono di Dio ed esige che si abbia cura di sé. Essere precisi e chiari nei propri pensieri è il pegno della libertà spirituale e della gioia del pensiero.”

da Pavel A. Florenskij, Non dimenticatemi, Mondadori, Milano, 2009, pp. 417-418

Antologia completa.

 

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