L’infinito (Giacomo Leopardi)

L’infinito (Giacomo Leopardi)

Marco Sermarini e Francesca Golia hanno deciso di salvare nella loro “cassaforte impermeabile” questa poesia. Ci raccontano il perchè con queste parole.

“Questa poesia di Giacomo Leopardi è bellissima e piena di cose liete, c’è anche innocenza. Mi ricorda che il mondo è grande ma a noi piace vederlo da piccoli, ed ha qualcosa di magico e quindi che se c’è la magia vuol dire che c’è anche il Mago, come diceva Chesterton. In più parla della mia amata casa, le Marche, il posto più umile e bello d’Italia.” Marco Sermarini

“L’Infinito di Leopardi, ma fatemi salvare tutti I Canti (perché le raccolte di poesie sono storie di anime, anche più dei romanzi e questo è vero più che mai per Leopardi!) L’Infinito non c’è neanche bisogno di dire perché lo salvo, ma voglio citare una frase di un filosofo che amo molto – Emilio Garroni– che dice che la protagonista dell’Infinito è la “siepe” e che ogni opera d’arte è quella siepe leopardiana, cioè quellapiccola parte, finita, dietro cui si cela l’infinito, ma se questa non ci fosse (la siepe, l’opera d’arte) non ci si accorgerebbe dell’infinito.” Francesca Golia

Antologia completa.


XII L’infinito

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

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