Satire (Orazio)

Satire (Orazio)

A Mecenate  (Satire I, 1 )

Qui fit, Maecenas, ut nemo, quam sibi sortem
seu ratio dederit seu fors obiecerit, illa
contentus vivat, laudet diversa sequentis?

Come mai, Mecenate, nessuno, nessuno vive contento della sorte che sceglie o che il caso gli getta innanzi e loda chi segue strade diverse?

Elisa Calessi ha deciso di salvare nella sua “cassaforte impermeabile” questa poesia. Le ho chiesto di raccontare il perchè in poche righe. Eccole.

“In questa satira Orazio racconta la sostanza dell’uomo: creatura che mai si accontenta di niente. Desidera sempre quello che non ha, vorrebbe sempre essere qualcos’altro o qualcun’altro. Il soldato, scrive Orazio, invidia il mercante, il mercante il soldato, il giurista invida il contadino e viceversa. E anche chi accumula denari e beni non è mai soddisfatto. Non arriva mai il giorno in cui si gode della fatica fatta. Perché?, si chiede Orazio. La risposta che si dà è che occorre una misura (modus) in ogni cosa, bisogna rispettare i limiti. Più che la morale, mi ha sempre colpito la descrizione così vera e il fatto che questo testo sia scritto più di Duemila anni fa, prova che l’uomo, nel suo nocciolo, è lo stesso da sempre.”

Antologia completa.

 

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