La voce della foresta (Trygve Gulbranssen)

a6bbae4ab1fa39bbb5309fec91b9afcaLa voce della foresta ( dal 1760 al 1830 circa – trilogia di Trygve Gulbranssen)

Giovanni Lindo Ferretti ha introdotto le sue cinque scelte per la nostra “biblioteca” con queste parole.

“Togliamo i “libri sacri” hai detto, e meno male. Di mio tolgo la grande letteratura: Omero, Virgilio, Dante, Shakespeare, I Ching e Il sogno della camera rossa….. ma come faccio a non mettere Cristina Campo, Simone Weil, Joseph Ratzinger/Sua Santità Benedetto XVI? Mi si perdoni. Salvare cinque libri è un atto di fiducia immensa: è pensare che qualcun altro ne salverà altrettanti in una relazione a crescere. Se no a che pro? Questi sono i miei. Ognuno mi rimanda ad altri, non esisterebbe a sé. Un classico romanzo e una sorta di thriller visionario, un libro di racconti, una raccolta di aforismi, una raccolta di lettere che la morte dell’autore trasforma in romanzo di formazione di un giovane uomo e di una giovane (!!!) nazione. Mi pare ci sia tutta la mia letteratura possibile. C’è il mondo ebraico, il mondo russo, l’Europa come cristianità storica e pensiero filosofico, e quest’ultimo arriva – gran bella sorpresa – dalle colonie oggi dette “periferie”. C’è un futuro apocalittico senza svelamento ma resta un granello di bene: un uomo, una donna, dei figli, un bimbo che porta il fuoco e difende la pistola che gli ha lasciato il padre. Bisogna essere forti e salvaguardare un po’ di buon umore. Il divano è imprescindibile.”

Giovanni Lindo Ferretti ha deciso di salvare nella sua “cassaforte impermeabile” questo libro. Gli ho chiesto di raccontare il perchè in pochissime righe. Eccole.

“E’ una edizione del 1948, non so da dove arriva, l’ho trovato in casa quando ci sono tornato a vivere. In 30 anni l’ho letto 4 volte. L’ho anche prestato e, cosa rimarchevole, mi è stato restituito. Avessi dei bimbi in casa lo leggerei, le sere d’inverno, davanti al fuoco. Lentamente, a bassa voce. Per abbracciare il tepore domestico. Contiene tutto l’immaginario che ha nutrito la mia infanzia e ora consola la mia vecchiaia. Ci sono le montagne e i boschi, le case, i cavalli, i bambini e i vecchi. I vecchi muoiono e i bimbi diventano grandi. C’è il mondo intorno: le disgrazie e le meraviglie del vivere. Tutto è sanguigno, carnale, esposto agli accadimenti, aperto al mistero. Profondamente intriso di un’arcaica religiosità pagana convertita al cristianesimo da lungo tempo e sempre riaffiorante. È una condizione che conosco bene, mi appartiene, ahimè, anche se nella dimensione cattolica. Non è differenza da poco: il mondo protestante, di cui si narra, misconosce la potenza mediatrice, ausiliatrice, della Madonna, Madre di Dio, Regina del cielo e della terra. Dei Santi. Mia nonna, il mio mondo, ne sarebbero straziati. Incapaci e impossibilitati. Resta il più bel libro protestante mai letto e, da parte mia, la dimostrazione che si può fare la pace, bisogna. C’era arrivata, per altra strada, anche mia nonna. Raccomandando a Maria, vergine e madre, l’unico protestante conosciuto, prima nel sospetto poi nell’affetto.”

“Se il denaro è la gran legge della vita, allora Dag non stava bene di testa; ma se la legge della vita è il rendere se stessi creature con un cuore vivo, allora Dag aveva idee più chiare in testa di quanti uomini io abbia mai incontrato.”

La zia se ne andò, e Adelaide scrisse. Il vento autunnale imperversava dai monti del nord, ma i boschi lo trattenevano. Brontolava possente e grave sulla casa, in alto, sul territorio di Bjorndal, sul mondo.

Biblioteca completa.

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