Lettere (Yonathan Netanyahu)

Lettere (Yonathan Netanyahu)

Giovanni Lindo Ferretti ha deciso di salvare nella sua “cassaforte impermeabile” questo libro. Gli ho chiesto di raccontare il perchè in pochissime righe. Eccole.

“Mi è stato regalato pochi giorni fa. Da un caro amico – niente di straordinario, ma ti ho pensato -. Ci sono libri che si impongono da subito. Poi magari serve una vita a capire il perché. Una raccolta di lettere da una vita breve, intensa, ” cari mamma e papà ” ” amato papà, mamma, Bibi e Iddo ” i fratelli, donne amate, amici. Tutto l’ordinario possibile riscattato da una dimensione eroica perché Yonathan è un eroe, la sua morte lo certifica e suggella. Al contrario di ciò che viene ripetuto ovunque e in ogni modo un Paese per essere Patria necessita di Santi e di Eroi, se no è una temporanea limitazione geografica. Un vuoto a perdere. Ed è meglio perderlo. Lettere è un piccolo libro che può passare inosservato ma contiene ed esemplifica l’immensa produzione letteraria di Israele, la vivifica in scansione personale quotidiana. Eterna. Raccoglie e semina, nel tempo di una giovinezza, per illuminare infiniti altri cammini.

Non preoccupatevi e iniziate a sorridere. Per amor del cielo, perché tutta questa tristezza?

Vi amo con tutto il cuore, Yoni.”

Biblioteca completa.


Giovanni Lindo Ferretti ha introdotto le sue cinque scelte per la nostra “biblioteca” con queste parole.

“Togliamo i “libri sacri” hai detto, e meno male. Di mio tolgo la grande letteratura: Omero, Virgilio, Dante, Shakespeare, I Ching e Il sogno della camera rossa….. ma come faccio a non mettere Cristina Campo, Simone Weil, Joseph Ratzinger/Sua Santità Benedetto XVI? Mi si perdoni. Salvare cinque libri è un atto di fiducia immensa: è pensare che qualcun altro ne salverà altrettanti in una relazione a crescere. Se no a che pro? Questi sono i miei. Ognuno mi rimanda ad altri, non esisterebbe a sé. Un classico romanzo e una sorta di thriller visionario, un libro di racconti, una raccolta di aforismi, una raccolta di lettere che la morte dell’autore trasforma in romanzo di formazione di un giovane uomo e di una giovane (!!!) nazione. Mi pare ci sia tutta la mia letteratura possibile. C’è il mondo ebraico, il mondo russo, l’Europa come cristianità storica e pensiero filosofico, e quest’ultimo arriva – gran bella sorpresa – dalle colonie oggi dette “periferie”. C’è un futuro apocalittico senza svelamento ma resta un granello di bene: un uomo, una donna, dei figli, un bimbo che porta il fuoco e difende la pistola che gli ha lasciato il padre. Bisogna essere forti e salvaguardare un po’ di buon umore. Il divano è imprescindibile.”


 

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