L’idiota (F. Dostoevskij)

L’idiota (F. Dostoevskij)

Francesco Teresi ha deciso di salvare nella sua “cassaforte impermeabile” questo libro. Gli ho chiesto di raccontare il perchè in pochissime righe. Eccole.

“È, tuttora, il romanzo che ho amato di più in vita mia. Lo lessi appena diciottenne sotto il consiglio del mio padre spirituale di allora, padre Peppino Augello, il mio insegnante di religione al liceo. Un giovane sacerdote a cui diedi il benvenuto in classe sputandogli in faccia una pallottola di carta imbevuta della mia saliva. Prodigi balistici di una cerbottana ricavata da una Bic. Lui non fece una piega. Comprese che l’arma adatta per tenermi a bada era la pazienza. Dopo un po’ divenne mio amico. In una delle tante piacevoli chiacchierate in parrocchia, mi consigliò di leggere l’Idiota, dicendomi che era un libro pregno di cristianesimo. Settecentonove pagine! Ci impiegai un’estate intera. A mio modo di vedere, di cristiano c’era poco o, molto probabilmente, a quel tempo il poco cristiano ero io. A dire il vero in quelle pagine c’erano critiche sulla crisi della Chiesa (responsabile del dilagare dell’ateismo), e un discorso su di un quadro(Il Cristo sepolto di Hobein), che al sol guardarlo si poteva perdere la fede. Cristiano o non cristiano, quel romanzo era davvero coinvolgente. Di primo acchito, mi innamorai perdutamente dei due personaggi femminili: Aglaja Ivanovna e Natasha Filippovna! Due bonazze dell’est! Col passare del tempo, però, la mia infatuazione per le donzelle russe si disperse nell’aria come un rutto tiepido in una giornata di scirocco. Mi accorsi, così, di “amare” esclusivamente il Principe Myskin, il protagonista della vicenda: L’idiota. Un uomo dalla bontà disarmante. Una specie di sfigato capace di amare il prossimo in maniera smisurata. Insomma, tutto ciò che un diciottenne avrebbe voluto non essere riuscì ad impadronirsi del mio cuore. Ringraziai Padre Augello per avermi consigliato quel libro. Poi partii per andare a studiare fuori, lontano da casa. Giorno dopo giorno, mi allontanai dal mio caro padre spirituale. Anni fa, durante una cena, tra risa e schiamazzi, qualcuno tirò fuori la mia bravata adolescenziale: “Ti ricordi quando colpisti il prete in faccia con la cerbottana?”. Una mia amica diventò seria. Ci disse che Padre Peppino era morto di cancro da un pezzo… e si stupì che io non ne sapessi nulla.”

Biblioteca completa.


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