Himalaya, l’infanzia di un capo (Eric Valli Francia 1999)

himalaya_01Himalaya, l’infanzia di un capo (Eric Valli Francia 1999)

Giovanni Lindo Ferretti ha introdotto le sue cinque scelte per la nostra “cineteca” con queste parole.

“Da giovane ho amato e molto frequentato il cinema. Avevo tempo libero a volontà e lo pensavo formativo, esperienziale, esistenziale. Non ne sono più così sicuro. Meglio qualsiasi esperienza, anche minima, ma concreta. Il cinema resta sospeso, impalpabile. Troppo o troppo poco. Il libro possiede una materialità e la canzone una versatilità che il cinema ignora. Il cinema richiede una disponibilità totale, un’ora e mezzo/due al buio, in modalità passiva e ricettiva. È recitazione: gli attori. È ripresa: immagini e sequenze. È dialogo, ambiente, costumi. È colonna sonora. Effetti speciali e cromatismi. Poi è montaggio: il ritmo fa il racconto. Ci sono film di ottimi proponimenti e fatti bene che non si fanno guardare e film difettosi che incantano, ma questo non vale solo per il cinema e forse è quello che lo salva.”

Giovanni Lindo Ferretti ha deciso di salvare nella sua “cassaforte impermeabile” il film Himalaya, l’infanzia di un capo e lo ha fatto così.

“Un film in cui il paesaggio è protagonista assoluto ma è riflesso negli occhi di un bimbo, nel suo crescere. È un reportage etnografico dalle terre più alte del pianeta. È una fiaba sul conflitto generazionale, sul viaggio come educazione. Una disgrazia, la morte accidentale, apre il racconto. Una morte, nel suo tempo, con relativo passaggio di consegne, lo chiude. Nel mezzo la vita. Che meraviglia! È un film per bambini, adulti, vecchi. Per tutti.”

Cineteca completa.

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