Tempeste sull’Asia (Vsevolod Pudovkin)

8033109398640_FTempeste sull’Asia (Il discendente di Genghis Khan)

di Vsevolod Pudovkin. 1928 URSS

Giovanni Lindo Ferretti ha introdotto le sue cinque scelte per la nostra “cineteca” con queste parole.

“Da giovane ho amato e molto frequentato il cinema. Avevo tempo libero a volontà e lo pensavo formativo, esperienziale, esistenziale. Non ne sono più così sicuro. Meglio qualsiasi esperienza, anche minima, ma concreta. Il cinema resta sospeso, impalpabile. Troppo o troppo poco. Il libro possiede una materialità e la canzone una versatilità che il cinema ignora. Il cinema richiede una disponibilità totale, un’ora e mezzo/due al buio, in modalità passiva e ricettiva. È recitazione: gli attori. È ripresa: immagini e sequenze. È dialogo, ambiente, costumi. È colonna sonora. Effetti speciali e cromatismi. Poi è montaggio: il ritmo fa il racconto. Ci sono film di ottimi proponimenti e fatti bene che non si fanno guardare e film difettosi che incantano, ma questo non vale solo per il cinema e forse è quello che lo salva.”

Giovanni Lindo Ferretti ha deciso di salvare nella sua “cassaforte impermeabile” il film Tempeste sull’Asia. ( Il discendente di Genghis Khan ) e lo ha fatto così.

“Siamo agli albori del cinema. Muto con didascalie. È un film di propaganda bolscevica. Rozzo, scontato. Da un lato i cattivi. Ricchi, capitalisti militari donne eleganti: l’imperialismo inglese. In combutta con la religione. Siamo in Mongolia nel 1920, quindi monaci buddisti grassottelli e avidi o segaligni superstiziosi reazionari. Dall’altro i buoni. Comunisti-partigiani-Mosca. In mezzo il popolo, coglione e ottuso ma buono, pronto per essere redento dal vento della Rivoluzione. La coscienza dell’oppressione si risveglia grazie ad una preziosa pelliccia di volpe argentata. Il meccanismo del racconto sta in uno scapolare monacale contenente un antico documento. Nell’abbondanza di materiale l’intenzione propagandistica si diluisce ma viene addirittura sopraffatta nel monastero dove un crescente sarcasmo affidato ad una rivoluzionaria retorica pubblicitaria fallisce clamorosamente davanti ad un bimbo sorridente. È un film d’avanguardia estetica. È un documento etnologico. È bellissimo. Una fotografia da urlo. Un paesaggio da giorno della Creazione. Volti, corpi, sorrisi e sguardi che cantano le lodi del Creatore. La famiglia mongola, la vestizione del potere, il monastero e il suo fulcro, la fucilazione e la salvezza, il complotto e la convalescenza, la tempesta salvifica, sono materiale di rara bellezza. Si potrebbe, cambiando il montaggio, raccontare tutt’altra storia. Siamo nel regno dell’epica.”

Cineteca completa.

 


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