Zelig (Woody Allen)

Zelig (Woody Allen, 1983)

Mario Adinolfi ha deciso di salvare nella sua “cassaforte impermeabile”  il film di Woody Allen Zelig. Gli ho chiesto di raccontare il perchè in poche righe. 

“Con l’espediente del finto documentario su un personaggio, in realtà totalmente inventato, degli Anni Trenta Woody Allen confeziona un capolavoro sul tema dell’identità. Il suo Leonard Zelig è un camaleonte umano, assume le sembianze dell’interlocutore con cui conversa di qualsiasi argomento riuscendosi a fingere suo pari. Se sta con un cinese è un cinese, se sta con uno psichiatra è uno psichiatra, se sta con i rabbini ortodossi è un rabbino ortodosso. Siamo a Pirandello, ma senza la pesantezza didascalica di Pirandello. C’è un’aria lieve e davvero comica nella descrizione della tragedia vera della contemporaneità: la dissoluzione dell’Essere e dell’identità, siamo uno e nessuno e centomila, ma nessuno capisce che questa è una grave patologia. Se non siamo, se non “consistiamo”, siamo nulla, puro conformismo, canna al vento. La salvezza è nel doloroso punto di incontro tra amore e verità, che consentono di riacquistare identità, che fanno resuscitare l’Essere. E allora Zelig può tornare ad essere quel che il suo nome significa in lingua yiddish (l’umorismo ebraico è la cifra del film”), perché Zelig vuol dire “benedetto”. E non riesco a non pensare a Papa Benedetto e alla sua lezione sulla perdita di identità come premessa per la tragica fine della nostra civiltà. Woody Allen riesce a dirtelo e a farti ridere di questa tragedia.”

 Cineteca completa.

 

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