Knockin’ on Heaven’s Door (Bob Dylan)

Giovanni Lindo Ferretti ha introdotto le sue cinque scelte per la nostra “discoteca” con queste parole.

“Peggio che andar di notte. Buio pesto. Focalizzare e distinguere. Separare e procedere. C’erano le canzoni: un senso, una melodia riconoscibile, nel caso un suono d’accompagnamento, variabile. Le canzoni si cantavano reinterpretandole secondo il momento e il proprio stato d’animo ma all’interno di canoni riconosciuti: religioso, liturgico, d’amore, epico, guerresco, di svago. Poi siamo entrati nel regno della tecnica che ha permesso la registrazione e la riproducibilità, la trasmissione sempre più semplificata. L’ascolto è diventato funzione dominante. Se prima la canzone riempiva lo spazio bastando a sé, ora fa da sottofondo mutevole e costante al tutto, caricandolo emotivamente in un gioco di rimandi. Si è consumato un ciclo dell’uomo: da conoscitore interprete a consumatore prima attento, oculato, poi sopraffatto, esaurito. Si è allargata a tal punto l’offerta da rendere obsoleta la domanda. Certo, non si può fare a meno di canzoni quindi come si fa? Non lo so! E la questione è incantevole: io campo cantando canzoni. Faccio, mestiere o destino, il cantore. C’è un ulteriore problema, determinato dalla lingua. Si parlava e si cantava come si mangiava. Si ascoltano molte lingue, nel contemporaneo, si canta per lo più in inglese e si mangia secondo le mode. Mangiare e cantare sono azioni contigue non sovrapponibili ma l’una richiama l’altra, nella loro perfezione sono complementari e consequenziali. Oggi, con tutti i distinguo possibili, le canzoni sono parte integrante di un canone estetico commerciale che definiamo moda. La moda vende vestiti, accessori, inducendo comportamenti e stili di vita. È economia e finanza. Non serve capire la sostanza delle parole per apprezzare ed amare una canzone moderna. Le parole sono suono, timbro e grana di una voce, ognuno se ne aggiusta il senso a proprio uso e consumo perché non sono il messaggio. Il messaggio è il media. L’accettazione implicita di un’idea, tanto truffaldina quanto evocata: Peace, love, music. Forever.”

Giovanni Lindo Ferretti ha deciso di salvare nella sua “cassaforte impermeabile” la canzone Knockin’ on Heaven’s Door di Bob Dylan e lo ha fatto così.

“C’è il valore dell’autore e qui non ci sono dubbi. Lui è il bardo e il menestrello di un’epoca intera: USA e tutto l’Occidente dagli anni ’60 al crollo dell’URSS. Può piacere o non piacere, la sostanza non cambia. Una voce normalmente nasale, un po’ sgraziata ma qui arrotondata e gradevole anche grazie a sonorità western che l’avvolgono. Il mito della frontiera, ultimo mito d’occidente, si materializza, si fa palpabile, tra dolcezza e nostalgia, in un canto. E invita al canto.

Si sta facendo scuro, troppo scuro per vedere

Busso busso busso alla Porta del Cielo.

Che altro?”

Discoteca completa.


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