Maremma amara

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Giovanni Lindo Ferretti ha introdotto le sue cinque scelte per la nostra “discoteca” con queste parole.

“Peggio che andar di notte. Buio pesto. Focalizzare e distinguere. Separare e procedere. C’erano le canzoni: un senso, una melodia riconoscibile, nel caso un suono d’accompagnamento, variabile. Le canzoni si cantavano reinterpretandole secondo il momento e il proprio stato d’animo ma all’interno di canoni riconosciuti: religioso, liturgico, d’amore, epico, guerresco, di svago. Poi siamo entrati nel regno della tecnica che ha permesso la registrazione e la riproducibilità, la trasmissione sempre più semplificata. L’ascolto è diventato funzione dominante. Se prima la canzone riempiva lo spazio bastando a sé, ora fa da sottofondo mutevole e costante al tutto, caricandolo emotivamente in un gioco di rimandi. Si è consumato un ciclo dell’uomo: da conoscitore interprete a consumatore prima attento, oculato, poi sopraffatto, esaurito. Si è allargata a tal punto l’offerta da rendere obsoleta la domanda. Certo, non si può fare a meno di canzoni quindi come si fa? Non lo so! E la questione è incantevole: io campo cantando canzoni. Faccio, mestiere o destino, il cantore. C’è un ulteriore problema, determinato dalla lingua. Si parlava e si cantava come si mangiava. Si ascoltano molte lingue, nel contemporaneo, si canta per lo più in inglese e si mangia secondo le mode. Mangiare e cantare sono azioni contigue non sovrapponibili ma l’una richiama l’altra, nella loro perfezione sono complementari e consequenziali. Oggi, con tutti i distinguo possibili, le canzoni sono parte integrante di un canone estetico commerciale che definiamo moda. La moda vende vestiti, accessori, inducendo comportamenti e stili di vita. È economia e finanza. Non serve capire la sostanza delle parole per apprezzare ed amare una canzone moderna. Le parole sono suono, timbro e grana di una voce, ognuno se ne aggiusta il senso a proprio uso e consumo perché non sono il messaggio. Il messaggio è il media. L’accettazione implicita di un’idea, tanto truffaldina quanto evocata: Peace, love, music. Forever.”

Giovanni Lindo Ferretti ha deciso di salvare nella sua “cassaforte impermeabile” il canto Maremma amara e lo ha fatto così.

“A viva voce. Una canzone che può solo essere cantata, nessuna registrazione le rende merito È la prima canzone che mi hanno insegnato a cantare. Nel tempo ha conservato intatta la sua forza evocativa ampliandone la portata. Maremma è diventata ogni luogo di separazione. La si canti quando una necessità obbliga alla partenza separando un affetto, spezzando una consuetudine, una cara vicinanza. Funziona perché stringe le viscere e commuove l’animo. È una canzone coraggiosa: chiama in causa la creazione, arriva alla maledizione, perché col dolore non si scherza. Il dolore può spezzare il cuore. Va accettato e solo la preghiera può contenerlo fortificando al contempo. Poi serve un aiuto dall’alto, e a volte tarda ad arrivare.”

Discoteca completa.

 


Tutti mi dicon Maremma, Maremma…
Ma a me mi pare una Maremma amara.
L’uccello che ci va perde la penna
Io c’ho perduto una persona cara.
Sia maledetta Maremma Maremma
sia maledetta Maremma e chi l’ama.
Sempre mi trema ‘l cor quando ci vai
Perché ho paura che non torni mai.


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