16 Agosto 2015 – Inaspriti

c7baab7e-d37c-406c-b50f-b3902bfa37ceSe in una discussione l’ avversario si inasprisce c’è chi indietreggia e c’è chi smussa. Dopo una coltellata c’è chi si pente e presta soccorso a chi ha ferito. Ma alcuni il coltello lo rigirano nella piaga che hanno aperto.

Non occorre essere esperti della religione ebraica per capire fino a che punto le parole di Gesù sulla sua carne da mangiare suonassero fastidiose. I Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Si accende una discussione di cui possiamo risalire al contenuto dalle successive parole di Gesù e dalle reazioni finali degli stessi suoi discepoli.

Gesù inasprisce animi già inaspriti, versa sale su ferite aperte, rigira il coltello nella piaga, rincara la dose. Davanti al rischio che i giudei e suoi discepoli interpretino in modo simbolico le sue parole sul corpo e sul sangue, le ripete in modo inesorabile. La mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Vero sangue, vera bevanda, vera carne, vero cibo.

Alla fine di questo discorso i suoi stessi discepoli diranno «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?». E da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.

Essere interessati a Gesù, alle sue parole comporta il farsi delle domande. Perché Gesù corre questo rischio? Perché evidentemente queste verità sono troppo importanti. Sulla preziosità e il realismo dell’Eucarestia non si può transigere o mediare. Ne discendono conseguenze troppo vitali. Nel presente trasmette il dono di rimanere in Cristo, chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui e di avere in sé la Vita di Dio, in verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna.

Al futuro la promessa di una resurrezione capace di coinvolgere anche la nostra carne … e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.

Ma c’è infine un dono promesso che personalmente sento come il più desiderabile. Il dono che mi spinge a chiedere con fede al momento della comunione. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Vivere per Cristo, voler vivere per Cristo. La Comunione al suo vero corpo e al suo vero sangue mi dona lo Spirito Santo per poter vivere non più per me stesso ma per Lui. Vivere unito a Lui per la salvezza del mondo prendendo la forza che promana imperiosa dalla sua vera carne. Davvero non sento esserci realtà più preziosa e desiderabile.

Padre Maurizio Botta C.O.

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