17 Maggio 2015 – Carne

mani contadinoLe mani di un contadino oggi ci sono estranee. Non vorremmo avere delle mani così. La terra dell’ecologismo “bio”, non sporca, è asettica, non ci mette a disagio, è una terra buona e facile. La terra vera per essere lavorata, per raccogliere i frutti ha bisogno di carne umana. Uomini piegati, uomini con mani rugose, nodose, aspre, dure, callose, sporche. Il punto di partenza. Il più umile. Il più terroso. È la nostra carne. Noi che siamo carne, cioè terra.

Quale sarà il destino finale delle nostre mani, della nostra carne umana? Di questa terra che sono io? Il punti di arrivo definitivo di quelle mani operose segnate dal tempo e dalla fatica? Andrà perduta la carne, l’io della mia carne? Il mio io personale carnoso e terroso?

Oggi il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio e la preghiera iniziale della Messa rivolta a Dio Padre ci fa fare memoria che nel tuo Figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo. Papa Leone Magno, quello che fermò Attila, in un suo discorso di circa mille e seicento anni fa, dice questa stessa verità di fede sul destino della nostra carne e la fede nel 2015 non è cambiata.

Contemplavano la natura umana mentre saliva ad una dignità superiore a quella delle creature celesti. Essa oltrepassava le gerarchie angeliche, per essere innalzata al di sopra della sublimità degli arcangeli, senza incontrare a nessun livello per quanto alto, un limite alla sua ascesa. Infine, chiamata a prender posto presso l’eterno Padre, venne associata a lui nel trono della gloria, mentre era unita alla sua natura nella Persona del Figlio.

E noi oggi? Voglio dire come vivere questa attesa?
Partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.
Noi oggi, già insieme con lui, corpo di carne e terra che gli appartiene.
Lui agisce. Il nostro capo non resterà mai inoperoso. Fino alla fine.

Padre Maurizio Botta

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