19 Luglio 2015 – Mai ‘na coccola

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Marco questa sera ci riporta quello che gli occhi e le orecchie di Pietro videro e sentirono. Matteo, raccontando lo stesso momento della vita di Gesù usa queste parole: Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».

Nella traduzione italiana dei Vangeli la parola compassione compare otto volte. Gesù ha compassione per la fame e la stanchezza fisica della folla che lo segue da giorni.

Ha compassione delle persone malate e inferme.

Ha compassione di una povera donna, già vedova, che aveva appena perso suo figlio ancora adolescente.

Ha compassione di un lebbroso.

Gesù usa la parola compassione per descrivere lo stato d’animo del samaritano davanti al poveretto malmenato dai briganti e lasciato in mezzo alla strada mezzo morto.

Ma oggi manifesta una compassione meno scontata e per noi più difficile da comprendere, ma forse sarebbe meglio dire più dura da accettare. Il nostro istinto è proteso alla ricerca di un’autonomia assoluta. Non vogliamo dipendere da nessuno. Non vogliamo aver bisogno di nessuno. La compassione di Gesù è per uomini e donne che senza un pastore vero si sfiancano di fatica. L’invito a pregare per richiederne a Dio ci fa apprezzare come la penuria di pastori sia un fatto strutturale. Per il mondo moderno i sacerdoti sono irrilevanti, nella visione di Cristo decisivi perché gli uomini come pecore, non si perdano, non muoiano di fatica, non si sfibrino per quel dolore tremendo che è non sapere dove si sta andando. Una vita senza essere guidati e custoditi da un pastore diventa atroce e invivibile.

Ma Gesù risponde a questo suo moto interiore di compassione, lasciandoci spiazzati. Quale sarebbe stata una reazione a questa compassione gradita al palato moderno? Ebbe compassione di loro perché erano come pecore che non hanno pastore e allora li coccolò, abbracciandoli teneramente come una mamma. No!

Si mise a insegnare loro molte cose.
La compassione di Gesù è per una confusione che genera una terribile fatica tutta interiore. A questa compassione Gesù risponde insegnando. La confusione è conseguenza di una mancanza di insegnamento autorevole. I pastori sono pastori che guidano quando insegnano e la confusione di folle intere di uomini e donne è per una carenza di insegnamento. Lasciamo che Gesù corregga il nostro modo naturale e istintivo di pensare la compassione Dio per la nostra miseria. È vero che Gesù ha compassione per la fame materiale, per la malattia, per la morte, ma oggi ci trascina oltre il materialismo e il sentimentalismo, Gesù ha compassione profonda anche della nostra ignoranza. Vede come il dolore generato da questa ignoranza ci lasci sfiniti senza forze, preda della disperazione.

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