21 Giugno 2015 – Statte calmo

Joseph_Mallord_William_Turner_024Davanti a quel “non ti importa che moriamo”, davanti a questo mettere in dubbio nell’ora della prova l’amore di Dio, davanti alla tentazione a dire male di Dio sentiamo l’antico sibilo, vecchio come il mondo, del sospetto contro Dio che contraddice le parole di Dio: “Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male” come se Dio avesse posto quell’unico divieto per invidia dell’uomo, per paura dall’uomo. Davanti alla tentazione contro Dio accolta, anche se capisce lo spavento umano, Gesù rimprovera i suoi. Non si alza in piedi per abbracciarli come una mamma:“ No, cuccioli ci sono qui io”. No! Li rimprovera. Dichiara solennemente che la loro paura li ha portati a mancare di fede.

E allora le parole di san Paolo diventano un balsamo energetico da suggere a brevi sorsi. Tanto sono alcooliche di vita e corroboranti per la fede di sempre della Chiesa.

Fratelli, l’amore del Cristo ci possiede

La definizione del vero discepolo è questa: posseduto dall’amore di Cristo. Non dal love is love, da un buonismo tanto flebile quanto ballerino, ma dall’Amore di Cristo per il mondo. Anzi dal Fuoco della Carità di Cristo per il mondo.

Egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro.

Il santo vive per Cristo. La sua vita è definita immediatamente da chi lo incontra così: questo è uno che vive per Cristo e unito a Lui muore per tutti, per la salvezza di tutti, anche di chi lo odia, anche di chi lo insulta.

Se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così.

Il vero discepolo conosce Cristo come Vero uomo e Vero Dio. Vivo e vivente alla destra del Padre con i gloriosi segni della Passione. Insanguinato di Passione per l’uomo e appassionato di unirci a Lui in questo dono di noi stessi per i peccatori, partendo dai più vicini, attraverso il dono dello Spirito Santo.

Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.

Il santo è l’unica novità in un mondo vecchio. Don Giussani è nuovo. Papa Benedetto è nuovo. Alcune suore di clausura dell’Isola di San Giulio sono nuove. Li definisci così, questo non è troppo umano, non è un politico, questo profuma sempre di nuovo, come guarda, come ride, come abbraccia e che nostalgia quando non c’è.

Padre Maurizio Botta

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