5 Luglio 2015 – Impotente

apostoli-300x204Domenica scorsa abbiamo definito la fede non partendo da un’idea nostra, ma a partire da gesti corporei che Gesù stesso definì fede. Non solo quindi sentimenti e stati d’animo, ma convinzioni che si traducono in scelte ed azioni. Credere nella forza di Gesù, nella forza che promana da lui, credere nel potere che ha lui di cambiare la storia: questa è fede. La fede nella potenza di Cristo restituì la salute fisica ad una donna malata da 12 anni e addirittura la vita ad una ragazzina morta.

C’è l’incredulità di quelli che dicono che Dio non esiste. C’è l’incredulità di quelli che dicono che Dio non può amare l’uomo perché non è logico che si interessi a lui. C’è l’incredulità di quelli che dicono che l’uomo non può avere un rapporto personale con Dio né conoscerlo. Incredulità filosofiche. Ma oggi il Signore si meraviglia dell’incredulità dei suoi compaesani. Dice che lo disprezzano perché non credono, malgrado tutto quello di cui essi stessi hanno fatto esperienza. Quello che tutti erano pronti a riconoscere, davanti ai fatti, loro non erano disposti ad ammetterlo. Gesù è meravigliato, da questa volontaria e colpevole chiusura davanti alla realtà. Quando i fatti vanno contro la teoria, peggio per i fatti. Questa incredulità è definita da Cristo disprezzo capace di stupirlo in negativo e renderlo in un certo senso impotente. E lì non poteva compiere nessun prodigio… e si meravigliava della loro incredulità.

Un conto è deridere Gesù prima, perché non credi che possa realizzare una cosa incredibile come riportare una ragazza morta alla vita. Un conto è “disprezzarlo” dopo, conoscendo benissimo i prodigi che ha compiuto e la sapienza con cui ha parlato. I compaesani di Nazareth, hanno ascoltato la sua parola divina e visto i miracoli compiuti dalle sue mani. C’è un’incredulità non innocente che non credere che la Potenza di Dio possa sgorgare da qualcuno a portata di mano, da qualcuno che tu credi di conoscere, ma che in realtà non conosci veramente.

Oggi ci viene rivelato come anche per noi sia possibile non credere allo stesso modo. Accade quando rifiutiamo i santi su cui Cristo oggi regna. Non possiamo negare che in essi sia in azione la potenza e la sapienza di Dio, ma li dobbiamo disprezzare, perché non collimano con una nostra idea rassicurante di santità. Solo perché essi ci spingono come veri profeti a comprometterci per Cristo.

C’è infine un’ultima forma di incredulità. Fare della propria debolezza umana un limite invalicabile, un assoluto. Una scusante a tutto. La fede che permette a Gesù di espandere la sua Grazia quella che gli permette di compiere prodigi nella nostra fragile vita, non prega dicendo: toglimi la debolezza! Ma: manifesta in me, mortalmente debole, la tua Potenza d’Amore!

Padre Maurizio Botta

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