Dead man walking (02/04/2017)

Dead man walking (uomo morto che cammina) è l’espressione usata negli Stati Uniti per indicare il condannato a morte che compie gli ultimi passi nel corridoio che lo sta conducendo  alla sedia elettrica.

Il profeta Ezechiele, ispirato da Dio, vede così il popolo di Israele, persone viventi biologicamente, ma in realtà già sepolte che solo Dio può rialzare da una paralisi mortale.

Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri…

La difficoltà non è solo nell’immaginare vera questa promessa, ma anche nelle sue tempistiche. Quando?

Nelle parole che le sorelle di Lazzaro rivolgono a Gesù, non indebolite da quel, Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!, ripetuto da entrambe, c’è fede in Dio, ma una fede tutta al futuro.

So che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederàSo che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giornoio credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo.

Le loro sono parole di speranza, di attesa, ma non per l’oggi. Ma la Resurrezione di Cristo è per il Futuro o per il presente? Occorre ancora una volta prendere più sul serio Gesù e le sue parole.

Colui che ci dice, io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno”, ci garantisce anche, io sono con voi tutti giorni fino alla fine del mondo.

Con noi, quindi, già ora, è il Risorto Vivo che ci vuole coinvolgere nella Sua Risurrezione. Per capire come guardiamo insieme le parole rivolte da Gesù al Padre suo prima del miracolo di risuscitazione dell’amico.

Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato.

Queste parole sono valide a maggior ragione per spiegare la stessa Risurrezione di Gesù che non può essere letta al di fuori di questo rapporto di amore tra il Padre e il Figlio e del tanto Amore del Padre per il mondo. Attenzione, quindi, la Risurrezione è un avvenimento d’Amore e questo è l’unico modo per farne esperienza già ora. Per comprenderlo ancora più profondamente mettiamo insieme allora le parti di due orazioni della liturgia di oggi la Colletta e quella Dopo la Comunione .

O Padre, con i Sacramenti ci fa passare dalla morte alla vita, perché possiamo vivere e agire sempre in quella Carità, che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi. 

Sia così per noi! Il Dono del Risorto ci renda esperti di Risurrezione nell’Amore.

di Padre Maurizio Botta C.O.


 

Per approfondire ancora meglio quanto detto vi regalo alcuni passaggi di Introduzione al Cristianesimo del Card. J. Ratzinger, risolutivi per pensare la Risurrezione:

Qualora la forza dell’amore per l’altro fosse in qualche luogo così intensa da poter mantenere vivo non soltanto il suo ricordo, cioè l’ombra del suo ‘io’, ma lui stesso, si sarebbe raggiunto un nuovo stadio di vita, il quale si lascerebbe alle spalle l’ambito delle mutazioni ed evoluzioni biologiche e rappresenterebbe il salto verso un piano completamente diverso, in cui l’amore non sarebbe più soggetto al bíos, ma se ne servirebbe. Allora, un tale stadio ultimo di ‘mutazione evolutiva’ non rappresenterebbe più un gradino biologico, ma significherebbe il sottrarsi alla tirannia della vita biologica, che è al contempo signoria della morte; esso darebbe accesso a quella sfera che la Bibbia greca chiama zoen , ossia vita definitiva, la quale si è ormai lasciata alle spalle il dominio della morte.

Se egli è risorto, anche noi risorgeremo, perché l’amore è più forte della morte; se invece egli non è risorto, non risorgeremo neppure noi, perché allora è chiaro che la morte ha l’ultima parola (cfr. 1 Cor 15,16s.). Poiché si tratta di un’affermazione di centrale importanza, cerchiamo di interpretarla in un modo ancora diverso: o l’amore è più potente della morte, oppure non lo è. Se in Gesù esso è divenuto così forte, lo è divenuto proprio in quanto amore per gli altri. Ciò, allora, vuole certamente anche dire che il nostro amore, lasciato a se stesso, non riesce a vincere la morte, ma di per se stesso dovrebbe restare un appello inesaudito. Ciò significa che soltanto il suo amore, il quale coincide con la potenza vitale e amorosa di Dio, può fondare la nostra immortalità. Tuttavia, resta a questo riguardo fermo che il modo della nostra immortalità dipenderà dal nostro modo di amare.

estratti dalle pp. 295-297 di Introduzione al Cristianesimo, J. Ratzinger Queriniana 2005

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