Decrepiti (20/03/2016)

fabrice

Cos’è la nostra vita se non una progressiva consunzione, un diminuimento, un precipitare, uno svuotarsi, un perdere … un marcire? Per non pensarci possiamo solo continuare ad idolatrare la gioventù, a distrarci, a divertirci.

Il filosofo Fabrice Hadjadj durante un incontro all’Unesco a Parigi il 24 Marzo 2011 lo disse con parole rese ancora più impressionanti dal contesto e dal potere degli ascoltatori.

Essere uomini è anzitutto questo: non soltanto vivere, ma interrogarsi sulle ragioni della vita. E questa domanda sorge tanto più aspra perché l’uomo si colloca al centro di una tensione lacerante: egli desidera la gioia nella verità e nell’amicizia e tuttavia sa che è destinato a morire. Sì, noi tutti, qui – ministri o commessi – aspiriamo moralmente ad una beatitudine insieme. E allo stesso tempo, noi tutti, qui – ambasciatori o agenti di polizia – siamo fisicamente votati alla decrepitezza. Lo siamo a tal punto che sotto la luce dei riflettori e malgrado la potenza dei microfoni, siamo circondati da molta oscurità e da molto silenzio.

Per questa nostra misera condizione Cristo ha parole di un’audacia sfrontata.

Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Giovanni 3,16-17

Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo. Giovanni 6,51

Presenta sé stesso e la sua carne come antidoto a questo naturale marcire. Presenta il dono dell’Eucaristia come farmaco contro la morte.  A questo riguardo diceva Don Giussani: Il nocciolo della questione non è solo che la vittoria prenda rilievo dentro alla morte, ma che la morte abbia senso dentro al fervore della vita.

Gesù stesso dona le chiavi interpretative alla sua Passione e alla sua Resurrezione.

Ora un parto.

In verità, in verità vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia. La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora; ma quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’afflizione per la gioia che è venuto al mondo un uomo. Così anche voi, ora, siete nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia. Giovanni 16,20-23

Ora un seme che muore per dare vita abbondante.

In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà. Ora l’anima mia è turbata; e che devo dire? Padre, salvami da quest’ora? Ma per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome». Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò!». Giovanni 12,24-28

E noi? Uniti alla Sua Vita, ricevendo, come diceva San Francesco di Sales, con dolcezza questo assottigliamento delle nostre facoltà, e acconsentendo pazientemente e costantemente a questo impoverimento, diventiamo anche noi, con i nostri fragili corpi, chicchi di grano per questo Pane che dà la vita al mondo.

di Padre Maurizio Botta C.O.

 

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