Dipendenti (01/11/2017)

Audio Omelia

Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.

Lasciamo che a commentare e a spiegare questo versetto del Vangelo di oggi, Solennità di Tutti i Santi, sia un altro episodio e altre parole della vita di Gesù.

Gli presentavano dei bambini perché li toccasse, ma i discepoli li rimproverarono. Gesù, al vedere questo, s’indignò e disse loro: “Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio. In verità io vi dico: chi non accoglie il regno di Dio come lo accoglie un bambino, non entrerà in esso”. E, prendendoli tra le braccia, li benediceva, imponendo le mani su di loro. Mc 10, 13-16     

Gesù definisce “accoglienza del Regno di Dio” e quindi “povertà in spirito”, il comportamento dei bambini in generale e in particolare di quei bimbi presentati dai genitori perché Lui potesse benedirli. Questo modo di accogliere il Regno di Dio è addirittura richiesto agli adulti per entrarvi. Ma come si comportarono quei bambini? Voglio capire perché io voglio entrare, vorrei che entrassimo insieme in questa garanzia al presente di felicità. Quella di questi bimbi, naturalmente, non è una accoglienza intellettuale di parole e insegnamenti eppure è un’accoglienza ragionevole. Spieghiamoci meglio.  Il bambino è istintivamente ragionevole quando si fida dell’adulto. Condotto dai genitori risponde all’attrazione che Gesù esercita su di lui. Si lascia abbracciare da Gesù, si lascia benedire da Gesù, lascia che Gesù metta le sue mani sul suo capo. Il bambino prende il Bene che gli viene dato, il bambino accoglie l’Amore. In che cosa si differenzia dall’adulto? L’adulto vuole vincere, vuole meritare, vuole sedurre, vuole possedere la realtà. Il bambino è felice di essere amato, riceve gioiosamente le attenzioni. Il bambino non pianifica, non programma. Vive in assoluta pienezza il momento presente. Il bambino è realista, sa di essere basso. Sa che le cose più importanti non le può fare da solo. Il bambino gode quando pace e affetto regnano tra le persone che lo circondano. Il bambino vive nella certezza che c’è qualcuno di grande che si prende cura di lui, che si preoccupa di lui. Il bambino vive nella certezza che c’è qualcuno che provvede a lui.

Don Andrea Lonardo, sovente, dice una frase terribilmente vera anche se urtante per orecchie moderne: finché uno non ha un figlio non è veramente adulto.  Specifica subito che questo non avviene solo biologicamente, ma avviene quando finalmente nella vita c’è qualcuno la cui vita diventa più importante della mia. Accogliere il Regno di Dio come un bambino significa entrare in questa esperienza: a Dio la mia vita sta a cuore più della Sua. Dio ha tanto amato il mondo da dare il Suo Figlio. San Paolo lo dice benissimo in due brevi passaggi scrivendo a Galati e Corinzi.

Sono stato crocifisso con Cristo, e non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me. Gal 2, 20-21   

Sia benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, Padre misericordioso e Dio di ogni consolazione! Egli ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in ogni genere di afflizione con la consolazione con cui noi stessi siamo consolati da Dio. Poiché, come abbondano le sofferenze di Cristo in noi, così, per mezzo di Cristo, abbonda anche la nostra consolazione. 2Cor 1,3-5

Il santo dipende ad ogni istante da questa Consolazione donata dal Padre per mezzo di Cristo. Non la cerca altrove. Rinuncia a consolarsi da solo e si lascia consolare. Rinuncia all’autonomia di prendersi da sé quello che crede essere per il suo bene. Rinuncia alla convinzione che nessuno si curi di lui, che nessuno provvederà a lui se non lo farà lui da sé stesso. Rinuncia all’impressione che non ci sia un Padre Vivente che sa di quello di cui ha bisogno e che ha cura di lui. Rinuncia al delirio di onnipotenza di pensare di doversi prendere lui cura di tutte le persone che lo circondano, solo perché non riesce a credere all’Amore più grande di Dio per quelli che lui ama. Senza queste rinunce che ci fanno tornare bambini, cioè fiduciosi nella presenza accudente di uno più grande, diventiamo inconsolabili e incapaci di consolare gli altri.

di Padre Maurizio Botta C.O.

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