Dove si va amici? (08/05/2016)

mercoledìAudio Omelia

Al cuore dell’Ascensione c’è questa domanda: qual è il destino dell’uomo? Che sarà di me? Quale la mia mèta?  Dove finirò io, questa mia carne?

Potrebbe essere anche il nostro migliore amico, ma se è materialista, penserà che per noi e per la nostra amicizia tutto finirà con la morte. Se dell’uomo dopo la morte non resta nulla conviene darci dentro in questa vita afferrando e godendo tutto quello che c’è da godere. Questa visione ha prodotto anche veri e propri detti: Carpe diem, cogli l’attimo. Meglio un giorno da leone che cento da pecora. Si vive una volta sola. O poesie famose: Quanto è bella giovinezza che si fugge tuttavia  chi vuol essere lieto sia del diman non v’è certezza! Questi modi di dire esprimono una mentalità che non è cristiana, ma è quella vincente nel mondo occidentale, padre del nichilismo e della disperazione, della lussuria e della volgarità, dell’incapacità a godere senza droga. Che sarebbe la movida senza sostanze?

Poi c’è il pensiero dell’amico spirituale. Per lui ciò che ha valore è solo lo spirito, ciò che materia non è. L’immagine che ci propone è quella di una specie di energia imprigionata dentro un corpo che ci appesantisce da cui dopo la morte finalmente saremo liberati. Per lui questo mondo che passa è inconsistente. Ci tiene in ogni occasione a ribadire che ciò che è materiale non ha nessun valore, anche nella fede. Per lui rispetto all’eternità tutto ciò che è finito non conta. Questo secondo modo di pensare sembrerebbe cristiano, ma assolutamente non lo è, anzi è più pericoloso del primo e contrario a quanto la Nostra Fede oggi ci fa celebrare. Con l’Assunzione al cielo di Gesù tutto l’uomo, tutta la natura umana è unita al mistero di Dio. Diceva da subito Ireneo di Lione  (II secolo):  Dio si è fatto uomo perché l’uomo diventasse Dio e nella preghiera iniziale della Messa abbiamo pregato insieme dicendo: Nel tuo Figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te.

Spirituale, per un cristiano, è lo Spirito di Cristo che entra nella carne, davvero in tutto dell’uomo, non solo nell’anima. A un ragazzo posso dire senza timore che solo i veri cristiani possono essere profondamente ottimisti. Per noi non c’è desiderio, gioia, speranza, non c’è amicizia vera in cui commosso ti trovi a dire dunque anche tu  vibri per quello che fa vibrare me, non c’è entusiasmo nel leggere certi libri che ci rapiscono, non c’è estasi nella musica o stupore riconoscente davanti al creato, niente di tutto questo che non sia assunto in Dio attraverso Cristo. Il Sangue di Cristo porta in Dio tutto di noi. Anche il nostro dolore, unito a Cristo, è purificato e diventa qualcosa di importante e necessario, come una contrazione durante un parto.

San Paolo ci ricorda parlando di Gesù che  colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose. Non dimentichiamo mai la prospettiva, il nostro è un Dio conquistatore.

di Padre Maurizio Botta C.O.

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail