Faccia a terra (06/01/2016)

Benedetto XVi-prostrazione

Storico fu l’errore di un monaco di nome Dionigi soprannominato il Piccolo. Si sbagliò proprio qui a Roma nel 553 posticipando di circa 6 anni la data della nascita di Gesù che ormai concordemente gli studiosi collocano negli ultimi anni del re Erode il Grande, morto nel 4 a.C., quindi tra il 7-6 a.C.

Storica è la cosiddetta Tavola planetaria, conservata a Berlino. Un papiro egiziano che riporta con esattezza i moti dei pianeti dal 17 a.C. al 10 d.C., secondo il quale nel 7 a.C. si verificò la congiunzione Giove-Saturno visibilissima e luminosissima su tutto il Mediterraneo.

Storico è il Calendario stellare di Sippar, una tavoletta in terracotta con scrittura cuneiforme proveniente appunto dall’antica città di Sippar, sull’Eufrate, sede di un’importante scuola di astrologia babilonese. Nel “calendario” sono riportati tutti i movimenti e le congiunzioni celesti proprio del 7 a.C. perché, secondo gli astronomi babilonesi, in quell’anno la congiunzione di Giove con Saturno nel segno dei Pesci doveva verificarsi per ben tre volte: il 29 maggio, il 10 ottobre e il 5 dicembre. Da notare che quella congiunzione si verifica soltanto ogni 794 anni e per una volta sola. Nel 7 a.C., invece, si ebbe per tre volte e anche questo calcolo degli antichissimi esperti di Sippar fu trovato esatto dagli astronomi contemporanei.

Storica è la simbologia degli astrologi babilonesi decifrata dagli archeologi con questi risultati: Giove era il pianeta dei dominatori del mondo, Saturno il pianeta protettore d’Israele e la costellazione dei Pesci era considerata il segno della “Fine dei Tempi”, dell’inizio cioè dell’ era messianica.

Oi magoi, i magi del Vangelo, erano gente di questo calibro. Astronomi sopraffini con un’esperienza umana straordinaria che li rese in grado di organizzare e realizzare un viaggio di 1000-1500 km. Perché la storia è geografia. Spogliarli dell’oggettività della storia, renderli personaggi di fantasia significa esporli a ogni possibile trasformazione mossa anche dai pruriti ideologici del proprio tempo.

Storica, infine, era in quegli anni in tutto Israele l’attesa del Messia. Proprio negli anni della vita di Gesù fino al 70 d.C., anno della distruzione del Tempio di Gerusalemme, si proposero in molti come con aspiranti Messia. Dopo basta.

Davanti a queste parole tre atteggiamenti possibili. Due soli razionali. Ascoltare e verificare è lecito, oppure, avendo fatto esperienza da anni della serietà di chi ti parla, fidarti. Questo forse è il criterio più razionale perché è il più umano. Resta il criterio irrazionale. Escludere per un pregiudizio senza nemmeno verificare le affermazioni, dichiarando in modo nichilistico, quindi dogmatico, che intanto studiare storia è inutile.

Tutto questo ci interessa perché il cuore vitale, perennemente pulsante dell’Epifania c’entra con la storia e con l’adorazione. Epifania è adorare Dio nella storia. Adorare Dio nell’apparenza misera e nascosta della carne umana di un bambino e guardando i gesti di questi uomini impariamo che cosa costituisca anche per noi il cuore dell’adorazione.

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». Adorare è donare a Dio il meglio, cioè, noi stessi. Il dono del proprio tempo, un tempo lungo di mesi e la fatica fisica legata a questo viaggio è il presupposto dell’adorazione, così come la fatica di una ricerca intellettuale di una vita, in questo caso astronomica.

Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Una volta arrivati prostrarsi. Un gesto fisico pubblico riservato alla sola regalità di Dio. Faccia a terra. Scegliere tra la verità carnale di Dio e il mondo.

Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Donare a Dio anche delle cose. L’adorazione a mani vuote sempre è sospetta.

Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese. Proteggere l’innocenza di Dio dalla violenza della storia umana. La vera adorazione è atto intelligente che ti porta a proteggere Colui che sempre è il più innocente.

Adoriamo oggi con i gesti concreti della liturgia.

Con l’incenso, con i baci, con le ginocchia, con le mani, con l’oro dei paramenti e infine la preziosissima mirra amara dei dolori che alcuni di noi deporranno di fronte a Lui.

di Padre Maurizio Botta 

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