Il carro alato (21/02/2016)

carro alatoLuca per scrivere il Vangelo fa ricerche accurate interrogando i testimoni oculari su ogni circostanza fini dagli inizi e mette in ordine i fatti accaduti; lo fece anche per questo che abbiamo appena ascoltato.

Gesù prende con sé tre apostoli per ritirarsi in preghiera e lascia gli altri nove giù ai piedi del monte. Nove apostoli sono volontariamente esclusi da Gesù dal vivere questa esperienza. Ma il sonno, la paura, le domande fuori luogo ci mostrano fino a che punto Pietro, Giacomo e Giovanni non fossero stati scelti perché migliori.

Pietro in una sua lettera ricorda così quel giorno: “siamo stati testimoni oculari della sua grandezza. Egli ricevette infatti onore e gloria da Dio Padre quando dalla maestosa gloria gli fu rivolta questa voce: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto». Questa voce noi l’abbiamo udita scendere dal cielo mentre eravamo con lui sul santo monte.” Il cuore di tutto è questa voce udita. Un’esperienza indimenticabile trasmessa in modo unanime da Pietro, Giacomo e Giovanni. Un’esperienza spirituale vivida, più concreta della terra che li sosteneva. Una voce chiara dal cielo proclama una parola non ambigua: “Ascoltatelo!”. Ma come dobbiamo immaginare questo ascolto di Cristo nella Storia della Chiesa e nella nostra storia personale?

In una paginetta memorabile del suo libro Ortodossia G.K. Chesterton parla della Fede come di un carro alato che devia ora a destra ora a sinistra per evitare i terribili massi erratici delle eresie mantenendo incredibilmente nel corso dei secoli l’equilibrio. Ecco come immaginiamo l’ascolto di Cristo. Conoscere e custodire tutte le sue parole, scansando ogni pensiero o affermazione che siano ad esse contrarie, è avventura emozionante ed entusiasmante. La fedeltà a Cristo non è una marcia dritta e statica senza sussulti, senza rischi. Il Credo e il Catechismo che ci sono stati consegnati sono il frutto di passaggi così stretti ed arditi che se si sbaglia di un millimetro a usare una parola si va incontro inesorabilmente allo schianto.

di Padre Maurizio Botta C.O.

“Taluni hanno preso la stupida abitudine di parlare dell’ortodossia come di qualche cosa di pesante, di monotono e di sicuro. Non c’è, invece, niente di così pericoloso e di così eccitante come l’ortodossia; l’ortodossia è la saggezza, e l’esser saggi è più drammatico che l’esser pazzi; è l’equilibrio di un uomo dietro cavalli che corrono a precipizio, che pare si chini da una parte, si spenzoli da quell’altra, e pure, in ogni atteggiamento, conserva la grazia della statuaria e la precisione dell’aritmetica.  La Chiesa nei primi tempi fu superba e veloce come un cavallo da guerra; ma è assolutamente antistorico dire che essa seguì puramente la facile via diritta di una idea – come un volgare fanatismo. Essa deviò a destra e a sinistra con tanta esattezza da evitare enormi ostacoli; lasciò da un lato la grande mole dell’arianesimo, dall’altro tutte le forze del mondo che volevano rendere il Cristianesimo troppo mondano, un momento dopo troppo allontanato dal mondo.  La Chiesa ortodossa non scelse mai le strade battute, né accettò i luoghi comuni; non fu mai rispettabile. Sarebbe stato facile accettare la potenza terrena degli ariani; sarebbe stato facile, nel calvinistico diciassettesimo secolo, cadere nel pozzo senza fondo della predestinazione.  È facile esser pazzi; è facile essere eretici; è sempre facile lasciare che un’epoca si metta alla testa di qualche cosa, difficile è conservare la propria testa; è sempre facile essere modernisti, come è facile essere snob. Cadere in uno dei tanti trabocchetti dell’errore e dell’eccesso, che, da una moda all’altra, da una sètta all’altra, sono stati aperti lungo il cammino storico del Cristianesimo – questo sarebbe stato semplice.  È sempre semplice cadere: c’è un’infinità di angoli da cui si cade, ce n’è uno soltanto a cui ci si appoggia. Perdersi in un qualunque capriccio, dallo Gnosticismo alla Teosofia, sarebbe stato ovvio e banale. Ma averli evitati tutti è l’avventura che conturba; e nella mia visione il carro celeste vola sfolgorante attraverso i secoli, mentre le stolide eresie si contorcono prostrate, e l’augusta verità oscilla ma resta in piedi.”

da G. K. Chesterton, Ortodossia, Morcelliana, Brescia, 2005

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