Il dolore più grande (05/06/2016)

dolore madreNon riesco oggi a non pensare a quelle madri che hanno perso un figlio o una figlia. Ai loro milioni di preghiere rivolte al cielo per supplicare la guarigione. Madri che hanno gridato a Dio offrendosi: “Prendi me! Ma lascia lui!”.

Luca, scrivendo a partire dalla sua ricerca tra i testimoni oculari della vita pubblica di Cristo, ci ha trasmesso il giorno in cui Gesù si fermò commosso davanti al più grande dei dolori.

Veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.  Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei…

La risposta di Dio non fu una parabola sapienziale, una metafora, un simbolo, ma un segno. Un segno è un fatto eccezionale che porta in sé un’indicazione definitiva. Un fatto eccezionale, straordinario perché alla maggior parte delle madri che hanno sofferto la morte di un figlio questo dolore non è stato risparmiato, non si è tramutato in gioia. Ma anche un’indicazione su chi sia Dio definitivamente. Su come la realtà andrà a finire, perché Dio non cambia, ora è identico a quell’istante di venti secoli fa. Commosso, non indifferente, ma soprattutto donatore di Vita. In Cristo, nell’unione con Lui, la morte alla fine obbedirà definitivamente alla Vita di Dio. La vita non obbedirà per sempre alla morte. Non ci sarà in eterno lutto o lacrima.

Paolo definisce Vangelo, Buona Notizia per eccellenza, la persona stessa di Gesù e sua personale missione, affidatagli da Dio Padre, l’annunzio di Lui.

Quando Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti.

Non ci sfugga questa espressione, rivelare in me. Dopo la resurrezione, Gesù, lo conosciamo scoprendo l’azione della Sua Vita in noi. Anche dentro al dolore. Ecco perché abbiamo pregato all’inizio della Santa Messa con queste parole meravigliose.

O Padre, fa’ che nelle prove del nostro cammino restiamo intimamente uniti alla passione del tuo Figlio, perché si riveli in noi la potenza della sua risurrezione.

Così sia per noi e per tutte le nostre sorelle che hanno conosciuto il più grande dei dolori.

di Padre Maurizio Botta C.O.

 

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