Il grido (25/10/2015)

disperazioneAl dramma di aver perduto qualcosa di preziosissimo come la luce degli occhi, Bartimeo aggiunge altre due perdite. Gesù chiama fede che salva la rinuncia che questo pover uomo fa del suo mantello e della faccia.

Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.

Perde il mantello che per un mendicante era perdere tutto quello che aveva per vivere, l’unico riparo al freddo della notte.

Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte.

Compie un gesto di fede pubblica in cui perde la faccia davanti a tutti perché, non avendo più nulla da perdere, può infischiarsene di consigli sbagliati.

Il libro dei Salmi è un “libro di preghiere in poesia”. Quelle che pregò Gesù fin da bambino e da cui istintivamente trasse molte immagini ed espressioni. È uno dei libri più corti di tutta la Bibbia, ma quello in cui compare più sovente la parola “grido”. L’importanza, il valore del gridare. Anche, in un certo senso, il grido fine a se stesso che non è mai l’urlo animalesco. Il grido come espressione di qualcosa. Il grido con la sua importanza catartica di sapersi disinteressare di quello che penseranno gli altri di noi. Il grido liberatorio. L’urlo prima di una battaglia. Il grande urlo dei lupetti. Il grido vero e il grido falso e la capacità che abbiamo in noi di riconoscere l’uno e l’altro. Dove ci sono grida vere, spesso non ci andiamo, scappiamo per non ascoltarle. I finti mendicanti che gridano per finta. Professionisti tra i più vili. Quante grida represse. Quante preghiere non formulate a causa di un’educazione religiosa farisaica per cui questo non sta bene farlo. Diceva il grandissimo Fulton Sheen: “Il sacerdote che non si è tenuto vicino alla fiamma del tabernacolo non può emettere scintille dal pulpito” . Il sacerdote che non grida in segreto davanti al tabernacolo il suo dolore non è capace di ascoltare il grido degli altri uomini. Diventa muto.

Il vangelo ci parla della ricerca gridata di Bartimeo, il figlio di Timeo. È il tutto per tutto di uno che si butta al di là delle convenzioni e della buona educazione. Siamo davanti a una ricerca decisa, determinata, con dentro tutto il desiderio e la libertà di questo uomo che incontra la libertà di Dio. Dio che cerca l’uomo, che insegue appassionatamente l’uomo. Se appassionata e quasi disperata è la ricerca di questo cieco, Dio è radicalmente più determinato a cercarci, non mollerà mai. Una ricerca che arriva a recuperarci fin nella terra del nostro dolore e della nostra disperazione. Dio non si fermerà mai, ci cercherà sempre al di là di ogni rifiuto, peccato, freddezza, tradimento, non si stancherà mai. Continuerà a bussare.

L’inferno è solo l’estrema e reale possibilità di tenergli chiusa la porta fino all’ultimo.

di Padre Maurizio Botta

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